Il ricercatore sindacale Marco Lauria verso il licenziamento dopo 25 contestazioni disciplinari. “Controllavano anche i miei social”
Una vicenda dai contorni sempre più ampi sta investendo la Cisl, toccando direttamente la segretaria generale Daniela Fumarola e aprendo interrogativi sul clima interno al sindacato. Al centro del caso c’è Marco Lauria, ricercatore sindacale con oltre vent’anni di carriera alle spalle, protagonista di un’escalation di tensioni culminata in 25 contestazioni disciplinari, recapitate via PEC il 25 settembre.
Lauria, che negli anni ha collaborato con diversi segretari generali – da Savino Pezzotta a Gigi Sbarra – ha raccontato la sua versione dei fatti in un’intervista rilasciata al quotidiano online Report, tracciando un quadro allarmante della situazione interna alla Confederazione:
“Le prime difficoltà con Fumarola sono nate quando rappresentavo eletto tutto il personale Cisl, sia a Roma che a Firenze. La mia indipendenza di giudizio, il fatto di non avallare decisioni discutibili, non è mai stata tollerata”.
Secondo il ricercatore, il punto di rottura definitivo sarebbe stato un libro sulla storia della Cisl scritto dal sociologo Guido Baglioni, con il suo supporto.
“La segreteria mi aveva chiesto di collaborare alla nuova edizione. Ma alcune minime critiche al governo Meloni – scritte da Baglioni, non da me – hanno fatto saltare la pubblicazione, prevista per il congresso nazionale. Anche dopo aver rimosso quelle critiche, eravamo ormai ‘marchiati’”.
Non solo. Poco dopo, la Cisl avrebbe tentato di bloccare anche la pubblicazione dell’ultimo volume di Lauria, Prospettive Sindacali, già contrattualizzato con la storica casa editrice del sindacato, Edizioni Lavoro.
“Il libro è uscito lo stesso, ed è quasi esaurito. Ma non è stato portato al congresso nazionale, a cui – guarda caso – sono stato l’unico tra 140 operatori confederali a non essere invitato. Così sono andato al mare con la mia famiglia”.
Lauria afferma di aver tentato la via della riconciliazione, senza successo: “Le ho scritto una lettera accorata e privata. Nessuna risposta. Silenzio assordante”.
Dopo il coinvolgimento di un avvocato per tutelare i propri diritti, è iniziata quella che Lauria definisce una vera e propria “discesa lungo un piano inclinato”: “diffide legali, colleghi che dopo vent’anni mi davano del lei, richieste di danni, abiure pubbliche. E poi quelle 25 contestazioni disciplinari surreali: una mi accusa di aver fotografato un calciobalilla del Centro Studi Cisl di Fiesole prima dell’inaugurazione”.
Tra le accuse più gravi, anche l’aver fatto riferimento – in una conversazione privata, che Lauria sostiene sia stata intercettata di nascosto – a un caso giudiziario: “mi si imputa di aver accennato a una vicenda di violenza carnale che ha coinvolto l’ex segretario della Fim Cisl di Parma, Claudio Fippi. È un fatto pubblico, riportato dalla stampa locale e nazionale. Sulla vicenda stanno lavorando le procure di Parma e Reggio Emilia”.
Lauria denuncia inoltre un controllo sistematico dei suoi profili social: “è scritto nero su bianco nella contestazione: i miei canali social sono stati monitorati 24 ore su 24, sette giorni su sette. Sono anche stato registrato di nascosto. Per questo ho denunciato Fumarola ai probiviri confederali”.
Non mancano, nel suo racconto, accuse dirette alla segretaria generale, soprattutto in riferimento a episodi del passato: “In un mio articolo ho ricordato le intercettazioni pubblicate da Repubblica, risalenti a quando Fumarola era alla guida della Cisl di Taranto e si faceva dettare dall’Ilva dei Riva chi doveva essere eletto a capo dei metalmeccanici. Le ho riprese da un sito nazionale, non dal dark web”.
Nel frattempo, Lauria – che si dice “molto provato anche per motivi di salute” – ha ricevuto tre appelli pubblici di sostegno. Il primo firmato da storici nomi legati alla Cisl come Gian Primo Cella, Paolo Feltrin, Bruno Manghi, Romano Prodi e Tiziano Treu; il secondo da ex segretari generali di Uil, Cgil e Cisl (Giorgio Benvenuto, Giuliano Cazzola, Savino Pezzotta); il terzo da decine di docenti universitari che con lui hanno collaborato nel corso degli anni.
“La solidarietà dal basso, dai miei corsisti a Firenze e da colleghi europei, mi ha rinfrancato. Ma molti miei colleghi in Cisl hanno paura persino a salutarmi”.
Particolarmente simbolica anche la decisione di annullare, con una motivazione vaga, la presentazione del suo libro su Don Milani e il mondo del lavoro, prevista per il 26 settembre presso la sede della Provincia di Massa Carrara.
Silenzio assoluto, invece, dalle strutture Cisl locali: “nessun segnale né da Pistoia né da Firenze. Il segretario della Cisl fiorentina, Fabio Franchi, mi ha solo chiesto se avessi disdetto l’iscrizione, probabilmente per impedirmi di ricorrere ai probiviri”.
Il ricercatore è deciso a resistere legalmente a ogni provvedimento che ritenga illegittimo: “impugnerò il probabile licenziamento in tutte le sedi: associative, civili e penali. Lo farò pensando a chi crede ancora in un sindacato libero, e a figure come Pierre Carniti, a cui ero legato anche umanamente”.
Nel frattempo, resta aperta la domanda centrale di tutta questa vicenda: si tratta di un legittimo procedimento disciplinare, o siamo davanti a un’epurazione vera e propria?
La Cisl nazionale non ha finora rilasciato dichiarazioni ufficiali, ma l’impressione è che il caso Lauria abbia già oltrepassato i confini interni dell’organizzazione, ponendo interrogativi pubblici sulla trasparenza, la democrazia interna e il pluralismo delle idee in una delle più importanti confederazioni sindacali italiane.
Il caso Lauria solleva una questione di fondo che va ben oltre la singola vicenda disciplinare: può un sindacato – nato per tutelare la libertà, la dignità e la voce dei lavoratori – trasformarsi in un apparato chiuso, impermeabile al dissenso, insofferente al pensiero critico?
La parabola vissuta da Marco Lauria, ricercatore stimato e voce autonoma all’interno della Cisl, fa pensare che qualcosa si sia profondamente incrinato. L’isolamento sistematico, il silenzio dopo un tentativo di dialogo, la sorveglianza continua dei canali personali, le contestazioni per episodi minori: tutto lascia intravedere un’organizzazione che reagisce al dissenso non con il confronto, ma con l’emarginazione.
Sembra, in effetti, che oggi nella Cisl si preferisca circondarsi di yesman, figure allineate e obbedienti, piuttosto che valorizzare chi esercita il pensiero critico, chi solleva domande, chi osa mettere in discussione le scelte della linea ufficiale. È un paradosso amaro, perché proprio il pluralismo interno e la capacità di gestire il conflitto sono da sempre la linfa vitale di ogni vera organizzazione sindacale.
A questo si aggiunge un dato politico ormai sempre più evidente: la progressiva trasformazione della Cisl in un’appendice del governo Meloni. Una deriva che si manifesta non solo nell’assenza di opposizione pubblica alle scelte dell’esecutivo – anche quando queste penalizzano i lavoratori – ma anche nella censura preventiva di contenuti ritenuti “sgraditi” ai piani alti della politica. Come se il sindacato dovesse proteggere la stabilità di Palazzo Chigi più che la voce di chi rappresenta.
Nel momento in cui un sindacato punisce chi pensa – anziché ascoltarlo – tradisce non solo se stesso, ma anche quella parte di Paese che continua a credere nella rappresentanza come strumento di emancipazione, non di omologazione.
Il caso Lauria, allora, non riguarda solo un lavoratore sotto procedimento disciplinare. Riguarda tutti noi. Riguarda il futuro della democrazia sindacale in Italia e la sua capacità – o meno – di restare uno spazio vivo, libero e autonomo, non subordinato al potere politico di turno.
Red
