A Borgo Coroglio 130 nuclei a rischio sfratto mentre le aree industriali dismesse attirano grandi interessi immobiliari
A Borgo Coroglio la tensione è esplosa. Nel cuore di Bagnoli, a ridosso dell’ex Italsider, circa 130 famiglie rischiano di essere sfrattate nell’ambito del grande piano di bonifica e riqualificazione dell’area. Gli abitanti denunciano espropri imminenti, indennizzi considerati irrisori, assenza di un cronoprogramma chiaro e soprattutto la mancanza di garanzie reali sul ritorno nelle proprie case. La miccia è accesa: se le istituzioni non daranno risposte immediate, i residenti promettono di restare nelle abitazioni fino all’ultimo, anche davanti alle ruspe.
La vicenda si intreccia con l’accelerazione impressa al progetto di Bagnoli in vista dell’America’s Cup del 2027. Proprio lì, davanti alla costa di Bagnoli, sorgerà il villaggio velico su piattaforme galleggianti. Ma mentre il calendario degli eventi sportivi corre, quello della vita delle persone resta avvolto nell’incertezza.

Il Comitato Borgo di Coroglio chiede un confronto diretto con il Commissario straordinario per Bagnoli, Gaetano Manfredi. Uno dei punti più contestati riguarda il valore degli indennizzi. Diversi residenti raccontano di aver appreso solo di recente le stime effettuate da Invitalia: cifre che, a loro dire, non hanno alcuna relazione con il valore reale degli immobili. Case affacciate sul mare, tramandate da generazioni, valutate poche decine di migliaia di euro. “Ci chiedono di vendere a 50 per ricomprare a 300”, è la sintesi amara che circola nel borgo.

Il progetto prevede infatti che, una volta completati i lavori, solo una parte delle abitazioni torni a uso residenziale. Alcuni edifici saranno destinati a servizi pubblici, altri potranno essere riacquistati dagli ex proprietari solo sostenendo i costi della rigenerazione. Un meccanismo che, secondo i residenti, rischia di trasformare il diritto al rientro in un privilegio per pochi.

A rendere il quadro ancora più teso è l’assenza di un piano chiaro per il trasferimento temporaneo. Nessuno sa quando dovrà lasciare casa, per quanto tempo e dove verrà accolto. Circolano indiscrezioni su sistemazioni provvisorie in strutture alberghiere fuori Napoli, addirittura in provincia di Caserta. Nel frattempo, agli affittuari sarebbe riconosciuto un contributo limitato e a tempo determinato.
Nel mirino dei residenti finiscono anche le scelte urbanistiche complessive. La parte dell’“extra borgo”, lungo il litorale fino al ponte di Nisida, dovrebbe essere completamente demolita. Al suo posto sono previsti hotel di lusso, ristoranti, bar, palestre e attività turistiche di alto livello. Una trasformazione che, secondo il Comitato, favorisce la speculazione immobiliare e cancella l’identità storica del quartiere.
Il nodo politico è altrettanto delicato. La gestione degli espropri è stata affidata ad Attilio Auricchio, ufficiale dei carabinieri ed ex capo di gabinetto dell’amministrazione comunale guidata da Luigi Magistris, oggi al centro delle critiche per il suo ruolo operativo. Invitalia ha già effettuato sopralluoghi tecnici negli appartamenti per la stima economica degli alloggi, un passaggio vissuto da molti come l’anticamera dello sfratto.
A fare discutere è anche il trattamento riservato alle grandi aree industriali dismesse. I terreni dell’ex Cementir, circa sette ettari di proprietà del gruppo Caltagirone, non sono rientrati negli espropri. Il sindaco commissario Gaetano Manfredi e il gruppo dei palazzinari romani hanno sottoscritto un accordo transattivo che di fatto ha annullato le delibere approvate dall’amministrazione De Magistris che stabiliva costi della bonifica a carico di chi ha inquinato l’area di Bagnoli. Le società edili di Caltagirone, invece hanno acquisito gli appalti per realizzare i lavori per la Coppa America e stando ai soliti bene informati potrebbe ottenere nuovi diritti edificatori nell’area di Bagnoli, in sinergia con cordate imprenditoriali locali.

Il timore diffuso è che si stia consumando un grande “patto del mattone”: da un lato la cancellazione di un borgo storico e l’espulsione dei suoi abitanti, dall’altro un’enorme operazione immobiliare legata al turismo di lusso e agli eventi internazionali. Un modello di rigenerazione urbana che procede senza partecipazione, sacrificando la memoria e il tessuto sociale in nome della velocità e del profitto.

I residenti non si oppongono agli eventi internazionali. Non vogliono essere trattati come un ostacolo da rimuovere. La protesta è destinata a salire di livello. Anche durante la Coppa America. Perché, dicono, “se il mondo deve guardare a Bagnoli, allora deve vedere anche cosa succede a chi qui ci vive”.
Domani 7 Febbraio 2026 i residenti del Borgo di Coroglio parteciperanno a Bagnoli alla manifestazione indetta dai comitati e dalle associazioni ambientaliste.
Ciro Crescentini
