Il rapporto del Stockholm International Peace Research Institute segnala un forte aumento delle vendite italiane soprattutto verso Medio Oriente, con Qatar e Kuwait tra i principali acquirenti
Negli ultimi cinque anni il commercio internazionale di armi ha registrato un’accelerazione significativa. Tra il 2021 e il 2025 il volume dei trasferimenti di armamenti pesanti nel mondo è cresciuto di circa il 10% rispetto al periodo 2016-2020. A dirlo è il nuovo rapporto pubblicato dallo Stockholm International Peace Research Institute (Sipri), uno dei principali centri di ricerca globali sul tema della sicurezza.
Il dato più sorprendente riguarda l’Europa: il continente che ha costruito la propria integrazione politica sull’idea di pace è diventato oggi la regione che importa più armi. L’aumento degli acquisti è legato soprattutto alla guerra in Ucraina e alla crescente percezione di minaccia da parte della Russia.
Nel nuovo scenario militare spicca anche il ruolo dell’Italia, che negli ultimi cinque anni ha visto crescere in modo eccezionale le proprie esportazioni di armamenti. Con un incremento del 157%, il Paese è passato dal decimo al sesto posto nella classifica mondiale dei principali fornitori. La maggior parte delle armi italiane viene esportata fuori dall’Europa, in particolare verso il Medio Oriente.
Questi sono i punti chiave emersi dal rapporto Sipri: un mercato globale delle armi in espansione, l’Europa diventata grande importatrice e un’Italia sempre più presente tra i grandi esportatori.
Europa al centro della nuova corsa agli armamenti
L’aumento degli scambi di armamenti è strettamente legato al mutamento degli equilibri geopolitici internazionali. Secondo il Sipri, uno dei fattori principali è stato l’impatto dell’Invasione russa dell’Ucraina del 2022, che ha modificato profondamente le politiche di difesa in Europa.
Dal 2022 le forniture militari all’Ucraina sono cresciute rapidamente: il paese da solo ha ricevuto quasi il 10% delle esportazioni globali di armi nel periodo 2021-2025. Parallelamente molti altri Stati europei hanno aumentato gli acquisti per rafforzare le proprie capacità militari.
Come ha spiegato Mathew George, direttore del programma Sipri dedicato al commercio di armamenti, l’incremento delle consegne verso l’Europa è stato uno dei principali motori della crescita globale del mercato. Non solo per l’Ucraina, ma anche per i paesi europei che stanno investendo di più nella difesa.
L’Italia tra i paesi in maggiore crescita
Tra gli Stati europei il caso più evidente è quello italiano. L’export di armamenti dell’Italia è aumentato del 157% negli ultimi cinque anni, consentendo al paese di salire dal decimo al sesto posto nella graduatoria mondiale dei fornitori.
Gran parte delle vendite italiane è diretta verso il Medio Oriente, che rappresenta il 59% del totale. Le principali destinazioni sono il Qatar (26%) e il Kuwait (17%). Quote più ridotte sono state destinate all’Asia e all’Oceania (16%) e all’Europa (13%).
Secondo la Rete Italiana Pace e Disarmo questi numeri smentirebbero l’idea che le aziende italiane siano penalizzate da controlli troppo severi sulle esportazioni previsti dalla Legge 185/1990. Al contrario, sostengono gli analisti dell’organizzazione, l’industria militare italiana ha ampliato la propria presenza sui mercati internazionali più rapidamente di altri paesi europei.
Gli Stati Uniti restano il gigante del settore
Nel panorama globale il principale esportatore di armi rimangono gli Stati Uniti. Con il 42% delle esportazioni mondiali, Washington mantiene un vantaggio molto ampio su tutti gli altri paesi.
Per la prima volta da molti anni gli Stati Uniti hanno inviato più armi in Europa (38%) che in Medio Oriente (33%). Tuttavia il singolo paese che acquista di più armamenti statunitensi resta l’Arabia Saudita, che rappresenta da sola il 12% delle vendite americane.
Il ricercatore del Sipri Pieter Wezeman sottolinea che le armi statunitensi non sono solo strumenti militari ma anche leve diplomatiche: acquistare sistemi americani significa spesso rafforzare i rapporti strategici con Washington.
Francia, Germania e Israele in crescita
Dietro agli Stati Uniti, nella classifica degli esportatori, si colloca la Francia con il 9,8% del mercato globale e una crescita del 21% negli ultimi cinque anni. In particolare le vendite francesi in Europa sono aumentate in modo molto rapido, anche se la maggior parte delle forniture continua a essere destinata a paesi extraeuropei.
Sale al quarto posto anche la Germania, che rappresenta il 5,7% delle esportazioni mondiali. Circa un quarto delle armi tedesche è stato inviato all’Ucraina come sostegno militare.
Nella top ten guadagna posizioni anche Israele, che raggiunge il settimo posto con il 3,1% delle esportazioni globali, superando il Regno Unito.
Il crollo delle esportazioni russe
La tendenza opposta riguarda la Russia, unico grande esportatore in forte calo. Negli ultimi cinque anni le esportazioni di armamenti russi sono diminuite del 64%.
I principali destinatari rimangono l’India, che assorbe quasi la metà delle forniture (48%), seguita da Bielorussia (13%) e dalla Cina.
Proprio la Cina segna una svolta importante: per la prima volta dalla metà degli anni Novanta non compare tra i dieci maggiori importatori di armi al mondo. Il motivo è la crescita della produzione militare nazionale, che ha ridotto la dipendenza da fornitori stranieri.
Un mercato globale sempre più strategico
Nel complesso il rapporto del Sipri fotografa un mercato delle armi in trasformazione. La guerra in Ucraina, l’aumento delle tensioni internazionali e il riarmo europeo stanno modificando le rotte del commercio militare globale.
In questo scenario l’Europa emerge come uno dei principali poli di domanda, mentre alcuni paesi – tra cui l’Italia – stanno rafforzando rapidamente il proprio ruolo tra i fornitori internazionali di armamenti. Un cambiamento che riflette un contesto geopolitico sempre più instabile e competitivo.
Ciro Crescentini
