Accanto il corredo formato da una decina di vasi a superficie nera e a figure rosse

POMPEI – Da circa quattro anni un’equipe di archeologi coordinata dal Centro Studi Jean Berard di Napoli, in collaborazione con la Soprintendenza Speciale di Pompei, Ercolano e Stabia, sta conducendo scavi stratigrafici presso una zona esterna alla Porta Ercolano dell’antica città pompeiana. Tali studi hanno consentito di portare alla luce una vera e propria area artigianale, composta da ben tre botteghe di vasai, in una delle quali, lo scorso anno, sono stati rinvenuti diversi boccali a crudo che a causa della catastrofica eruzione del Vesuvio nel 79 d.C. non poterono essere messi a cuocere in una delle tre fornaci ivi presenti.

Le ricerche riprese quest’anno a partire dagli inizi di settembre hanno ulteriormente confermato il notevole valore archeologico di questo settore extraurbano di Pompei, già noto da alcuni decenni per il ritrovamento di una necropoli romana databile dopo l’80 a.C., anno di deduzione di una colonia da parte di Silla e dei suoi veterani in seguito alla guerra contro Caio Mario, che segnò la fine della storia sannitica dell’insediamento. Proprio alla facies culturale antecedente la dominazione romana, sembra appartenere l’eccezionale ritrovamento dei giorni scorsi: una tomba a cassa ad inumazione con l’intero relativo corredo formato da una diecina di vasi (anforette, olpai) a superficie nera e a figure rosse, in cui si versava solitamente il vino per le libagioni. Secondo la dott.ssa Pouzadoux, direttrice dell’equipe, ed altri studiosi impegnati nello scavo, tali preziosi oggetti, in base allo stile e ai contenuti dei motivi effigiati  (figure femminili ed elementi vegetali), potrebbero provenire da una delle officine di ceramisti magno-greci  attive in Italia meridionale nel IV secolo a.C., forse da Taranto o da un altro centro di area apula. Anche le prime analisi condotte sullo scheletro del defunto, una donna adulta riconoscibile per la tipica forma del bacino, nonché per la demineralizzazione di alcune vertebre che farebbe pensare ad un’età intorno ai 35-40 anni, convaliderebbero la cronologia fornita dai materiali di corredo: di grande interesse, un’anforetta trovata presso uno degli angoli inferiori della sepoltura, la quale, riempita fino all’orlo da frammenti minuti di vasellame, potrebbe contenere al suo interno le ceneri di uno o altri individui, dimostrando così una connotazione della tomba a carattere familiare. La deposizione in questione, infine, trovandosi subito al di fuori degli spazi destinati alla produzione ceramica, sarebbe stata non solo riconosciuta dagli artigiani attivi qui in età romana ma anche isolata e in qualche modo rispettata dagli stessi; pertanto, non si esclude nel prosieguo delle ricerche di poter ritrovare ulteriori simili testimonianze.

Angelo Zito

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