Plastico di Pompei, al Mann le tecnologie al servizio della cultura

Si è tenuta al Museo Archeologico di Napoli una conferenza che ha illustrato il progetto di rivalorizzazione del Plastico di Pompei a cura dell’Istituto per i beni archeologici monumentali del Consiglio Nazionale delle Ricerche

La digitalizzazione di un monumento come esempio di utilizzo efficace delle nuove tecnologie al servizio della cultura. Questo il messaggio di fondo di una conferenza tenutasi nel pomeriggio di oggi, 20 febbraio, al Mann che ha illustrato il progetto di rivalorizzazione del Plastico di Pompei a cura dell’Istituto per i beni archeologici monumentali del Consiglio Nazionale delle Ricerche.
“Questo lavoro svolto insieme al Cnr si inserisce nell’ambito di una più ampia politica che stiamo portando avanti – ha affermato ad inizio conferenza Paolo Giulierini, direttore dell’Archeologico – e che considera la tecnologia non come forma di spettacolo ma strumento di facile accessibilità per finalità divulgative. Oltre a presentare un simpatico videogame sul Mann tra circa un mese, infatti, intendiamo porre a breve nuovi supporti didattici nella stessa Sala del Plastico, straordinaria opera di documentazione tridimensionale voluta dal soprintendente Giuseppe Fiorelli”.
“La grandezza del Plastico sta non solo nelle sue dimensioni ma anche e soprattutto nel suo valore scientifico – ha sottolineato Valeria Sampaolo, Conservatore delle collezioni del museo partenopeo – Esso presuppose necessariamente la realizzazione di una pianta geodetica, cioè contenente le differenze di quota, nonché l’adozione di un denominatore di scala dettagliato; dall’1 a 200 si preferì difatti passare all’1 a 100 per evidenziare meglio alcuni particolari, come gli affreschi degli edifici pubblici e delle domus. L’operazione di digitalizzazione del Cnr – ha aggiunto Sampaolo – consente di abbandonare definitivamente alcune strade che si volevano intraprendere nel recente passato al fine di una migliore fruizione, come quella, ad esempio, di tagliare a metà il plastico; da oggi, invece, grazie a tale lavoro sarà possibile per l’utente visualizzare comodamente su uno schermo persino i più piccoli elementi presenti nel monumento”.

 

 
Giulio Amara, ricercatore del Cnr, dopo aver ricostruito le quattro fasi storiche che hanno scandito la realizzazione del Plastico (dalle esecuzioni di Felice Padiglione tra il 1861 e il 1864 sino agli anni Trenta del Novecento con l’aggiunta delle ultime insulae da parte di Luigi Auriemma e Antonio Carotenuto), ha formulato alcune considerazioni di natura scientifica: “La lavorazione artistica del sughero, oltre che nel presepe, trova un suo autorevole modello nell’attività di Giuseppe Altieri che realizzò già nel 1784 per la corte di Svezia un piccolo plastico del tempio pompeiano di Iside. Rispetto a tale esperimento, nell’opera del Mann si coglie un approccio più avanzato di tipo topografico che è stato adottato anche nella nostra attività di digitalizzazione. Attraverso un carrello mobile sul quale è stata montata una camera – ha continuato Amara illustrando alcuni significativi passaggi del lavoro svolto – così come avviene per la fotografia aerea sono state effettuate riprese sia dall’alto che secondo varie angolazioni e i fotogrammi ottenuti sono stati a loro volta agganciati ad un sistema di riferimento locale. Avendo un quadro abbastanza chiaro, è stato possibile, inoltre, riscontrare nel plastico alcune divergenze rispetto alla reale situazione archeologica e ai disegni eseguiti nell’Ottocento. Scegliendo un esempio su tutti come quello della Casa della Caccia antica, si è notato che la pianta reale non collima perfettamente con quella del plastico, mancando quest’ultima del cubicolo dell’atrio. Questo ed altri – ha concluso Amara – vanno comunque ritenuti errori tollerabili, se si considera il valore avveniristico del monumento per l’epoca in cui fu concepito”.
Prima di congedare i presenti il direttore Giulierini ha auspicato un’ulteriore prosecuzione dell’attività di digitalizzazione: “Sarebbe interessante estendere nella riproduzione 3D i dati monumentali provenienti dagli scavi degli ultimi decenni; a tale operazione, si potrebbe affiancare una nuova, migliore musealizzazione della Sala del Plastico, creando magari nella balaustra superiore un percorso contenente fotografie storiche ed altri inediti documenti”.

Angelo Zito

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