Nell’orazione funebre Alberto Moravia urlò: “Abbiamo perso prima di tutto un poeta. Il poeta dovrebbe essere sacro”

Erano le 6.30 del 2 novembre 1975 quando una donna trovò sulla spiaggia dell’idroscalo di Ostia il corpo di un uomo con il viso sfigurato dai copertoni di un’auto che gli era passata sopra: era Pier Paolo Pasolini. Nella commossa orazione funebre, Alberto Moravia, sconvolto, urlò: “Abbiamo perso prima di tutto un poeta, e di poeti non ce ne sono tanti nel mondo, ne nascono tre o quattro soltanto dentro un secolo. Quando sarà finito questo secolo, Pasolini sarà tra i pochissimi che conteranno come poeti. Il poeta dovrebbe esser sacro”. Che cosa era successo? Circa all’una e mezzo di notte del 2 novembre, i carabinieri, dopo un breve inseguimento, fermarono sul lungomare Duilio di Ostia un’auto guidata da Pino Pelosi, un diciassette noto con il soprannome di “Rana. il ragazzo cercò di fuggire per la seconda volta, ma fu raggiunto e ammanettato. Dal libretto di circolazione dell’Alfa GT risultò che l’auto apparteneva a Pier Paolo Pasolini. Pelosi sanguinava alla testa e appena, giunto in cella nel carcere minorile di Casal del Marmo, confidò ad un altro ragazzo di aver ammazzato Pasolini. Interrogato dal pm Luigi Tranfo e dal capo della squadra mobile di Roma Luigi Masone, il giovane confessò di avere commesso l’omicidio. Nel verbale dell’interrogatorio c’è scritto: “Mi trovavo con gli amici Salvatore, Claudio e Adolfo, detto Lo Sburacchione perchè ha il viso pieno di forungoli, di cui non conosco i cognomi e che però sono in grado di rintracciare, alla Stazione Termini verso le 22. Si è avvicinato un signore con gli occhiali sui 35-40 anni, col volto magro, di media statura, a bordo dell’auto “Alfa Romeo GT”…… Ha fatto anche a me la proposta di fare un giro in macchina dicendo che mi avrebbe fatto un bel regalo…..Mi ha portato in una trattoria vicino alla basilica di San Paolo. Siamo stati insieme dalle ore 23 alle 23.30 nella trattoria. Poi siamo risaliti in macchina…Strada facendo mi ha detto che mi avrebbe portato in un campetto isolato, che mi avrebbe fatto qualcosa e che mi avrebbe dato 20.000 lire. Nel dire questo mi toccava le gambe e poi giungeva ad accarezzarmi i genitali……Inizialmente il Paolo mi prese il pene in bocca per un minuto circa, ma non ha completato il bo….., dicendomi di uscire fuori dall’auto. Mi ha fatto poggiare ad una rete metallica di recinzione e cercando di abbassarmi i pantaloni. Io gli ho detto che la smettesse e lui invece ha raccolto un paletto del tipo di quelli che recingono i giardini e voleva infilarmelo nel sedere, o perlomeno me lo ha appoggiato contro il sedere senza nemmeno abbassarmi i pantaloni. Io ho afferrato un pezzo di legno e gli ho detto:” Ma che ti sei impazzito?”…..Sono scappato verso la strada asfaltata….mentre il Paolo mi inseguiva… il Paolo mi ha colpito alla testa con il bastone…”. Continua la descrizione della colluttazione , quindi: “Il Paolo barcollava, ma ha trovato ancora la forza di darmi una bastonata sul naso. Allora non ci ho visto più e con uno dei due pezzi della tavola di cui ho detto prima l’ho colpito di taglio più volte finchè non l’ho sentito cadere a terra e rantolare… Subito dopo sono salito in macchina e sono fuggito con quella… Nel fuggire non so se sono passato o meno con l’auto sul corpo del Paolo…”. (1-continua)

Mimmo Sica

(Foto informarea.it)

 

 

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