Dall’uomo alla marionetta, Kokocinski al Mann mette in mostra “La vita e la maschera”

Inaugurata l’esposizione dedicata al rapporto biunivoco “da Pulcinella al Clown”

Il circo ed il teatro come strumenti di mediazione tra “noi e il vuoto insondabile celato”. Si è inaugurata oggi, giovedì 6 aprile 2017, al Mann di Napoli, dopo aver già fatto tappa nel 2015 al Palazzo Cipolla di Roma, la recente personale di Alessandro Kokocinski dal titolo “La vita e la maschera: da Pulcinella al Clown” dedicata al rapporto biunivoco tra uomo e marionetta.

“Ho sempre pensato che l’arte e la cultura siano lo strumento principe per abbattere i peccati sociali e limare le differenze sociali, etniche e religiose – ha affermato Emmanuele F. M. Emanuele, presidente della Fondazione Terzo Pilastro che ha organizzato la mostra insieme all’artista nativo di Porto Recanati – Kokocinski è in tal senso un grande esempio: figlio di genitori polacchi e russi, ha vissuto nella sua vita il dramma dell’emigrazione dall’Italia in Argentina, spostandosi poi da qui verso altre città europee per affermare la sua sensibilità tormentata. Dopo aver fatto tappa a Roma la sua mostra su Pulcinella e i Clown non poteva non giungere qui a Napoli, in quello che ritengo il museo più bello e prestigioso di questa città”.

“L’arte contemporanea, diversamente da quanto si potrebbe pensare, è piena di rimandi al mondo antico – ha detto Paolo Giulierini, direttore del Mann –  Il teatro, in particolar modo, trova già una sua rappresentazione nelle maschere presenti nelle pitture di Pompei ed Ercolano; ulteriori temi, come la trasformazione e il viaggio, vissuti in prima persona da Kokocinski, sono evincibili dalle opere custodite in questo museo. Il messaggio che intendiamo veicolare ospitando tale mostra – ha concluso Giulierini – è che l’arte può veramente costituire un ponte tra il passato ed il presente”.

Lo stesso Kokocinski, prima di procedere al taglio del nastro, ha identificato nei sentimenti e nella capacità di sognare le forze che animano la sua poetica: “In questa società moderna, in cui molti uomini non riescono più ad amare e ad essere liberi, stento a volte a riconoscermi; tuttavia, continuo a credere nel progetto di una vera civitas, nonostante sembri un pò utopico”. Molto toccante il racconto del suo primo incontro con la cultura partenopea: “Quando nel 1954 mi trasferii con la mia famiglia a Buenos Aires mi ritrovai a vivere in un quartiere molto povero e degradato, allietato soltanto dalle canzoni napoletane degli emigranti e dal babà che una ragazza mi fece assaggiare. Da lì si può dire, insomma, che è nato il mio amore per questa cultura che tanta ricchezza ha dato al mondo”.

L’esposizione, composta da sei sezioni (L’Arena; Pulcinella; Petruska; Sogno; Maschera Interiore; Il Clown), si distingue per il suo notevole eclettismo che spazia dal tipico gusto russo per il fantastico al crudo realismo sudamericano ed alla tradizione classica di matrice spagnola e italiana. Scene e personaggi del teatro e del circo, ambiti conosciuti da Kokocinski durante la sua giovinezza e ben rappresentati in opere quali “Il magico sogno di un comico” e “Imprimesti il segno dell’eternità”, non inducono al riso bensì alla profonda riflessione sul cinismo che permea la civiltà contemporanea. Le ricorrenti maschere di Pulcinella e Petruska, inoltre, impresse tanto sulla tela quanto nella cartapesta a bassorilievo mescolata al vetroresina, si tramutano in strumenti di purificazione per l’animo umano. Infine, alcune installazioni multimediali, come “Sguardo al futuro nascente”, “Olocausto del Clown tragico” e “Non l’ho fatto apposta”, fungono da denuncia politica e sociale attraverso l’uso della parodia.

“La vita e la maschera: da Pulcinella al Clown” sarà visitabile sino al prossimo 5 giugno durante il regolare orario di apertura del Mann.

Angelo Zito

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