Dalla Chiesa 34 anni dopo: mistero di Stato irrisolto, tutti i buchi neri

Il 3 settembre ’82 un commando mafioso trucidò il prefetto di Palermo, nominato solo 100 giorni prima. Ma non fu solo Cosa Nostra a volere morto il generale passato alla storia per aver sconfitto le Br

A chi dava fastidio il prefetto dalle armi spuntate? Il generale che combattè il terrorismo e fu spedito in Sicilia senza i poteri che chiedeva. Carlo Alberto Dalla Chiesa fu trucidato con uno spettacolare agguato, dopo soli 100 giorni, insieme alla moglie e all’autista. Un altro mistero intrecciato alla madre di tutti i misteri: il rapimento Moro, le trattative fra Stato e antistato per far liberare il presidente della Dc. Uno che quelli “non vogliono vivo”, raccontò il pentito Tommaso Buscetta. E “quelli” non erano né i mafiosi né le Br, ma gli uomini delle cosiddette istituzioni. Un sospetto avallato anni dopo dal boss della camorra Raffaele Cutolo, che rivelò: “Potevo salvare Moro, ma la Dc mi fermò”. Dalla Chiesa fu l’ufficiale che scoprì il memoriale dello statista, dettato ai carcerieri nella “prigione del popolo”. Un documento enigmatico, ritrovato a rate: la versione integrale fu scoperta, forse casualmente forse no, soltanto 12 anni dopo il blitz del generale nel covo di via Monte Nevoso a Milano. Dalla Chiesa fu falciato il 3 settembre ’82, con i segreti di cui era custode. La sua borsa fu ritrovata dopo 31 anni nei sotterranei del palazzo di giustizia palermitano: vuota. Come sarebbe stata svuotata la sua cassaforte, appena poche ore dopo la strage di via Carini. E a 34 anni di distanza, ancora dobbiamo mettere insieme le tessere di quel puzzle. Un mosaico ancora troppo scomodo.

Gianmaria Roberti

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