Collezione Egizia, ciclo di incontri al Mann

Rosanna Pirelli, docente di Egittologia all’Università Orientale di Napoli, ha inaugurato le conferenze dedicate alla collezione della struttura partenopea, nuovamente visitabile dallo scorso 7 ottobre

Un ciclo di incontri destinati ai non addetti ai lavori, per illustrare le meraviglie di un tesoro caduto troppe volte in passato nel dimenticatoio. Si è tenuta ieri al Mann la prima di una serie di conferenze previste ogni sabato sino al prossimo 10 dicembre, che avranno come oggetto la collezione egizia della struttura partenopea,  nuovamente visitabile dallo scorso 7 ottobre. A parlare delle “novità espositive e delle sculture riscoperte” (questo il titolo della conferenza) all’interno della prestigiosa sezione Rosanna Pirelli, docente di Egittologia dell’Università Orientale di Napoli, che ha fatto parte dell’equipe che ha curato il recente riallestimento: “Pur riconoscendone gli aspetti positivi, siamo partiti all’inizio del nostro lavoro con l’evidenziare i limiti della precedente esposizione – ha così esordito la relatrice  – Negli anni Ottanta si decise di organizzare il vastissimo materiale nel rispetto del criterio di provenienza dalle collezioni private (Borgia, Picchianti e le cosiddette “minori” formatesi in età borbonica) ma questo non faceva altro che creare spaesamento nei visitatori in quanto oggetti come le statue funerarie o le stele venivano a trovarsi sparpagliate tra le varie sale.

 

 

Il criterio adottato per l’attuale allestimento è stato invece di natura principalmente tematica”. La studiosa, dopo aver passato velocemente in rassegna le denominazioni usate per le stanze della Sezione, munite ora di un maggior numero di vetrine a parete che consentono una visione più lineare dei reperti, ha trattato del ricco corpus delle sculture: “Il lavoro ha rappresentato un’occasione per reinterpretare più correttamente alcuni pezzi  – ha sottolineato la Pirelli – come la cosiddetta “dama di Napoli” che in realtà si è rivelata essere un uomo, un funzionario del faraone, grazie al confronto con altre due immagini databili anch’esse all’epoca della III dinastia (2686-2613 a.C.). Inoltre, alcune statue antropomorfe del periodo del Medio Regno (1870-1786 a.C.) ci sono apparse assolutamente piene di realismo per la presenza di taluni segni del tempo quali le rughe e le occhiaie! Altro monumento incredibile quello del funzionario Amenemone nel quale vengono rappresentati tutti i membri della sua vasta famiglia, impegnati in vari rami dell’amministrazione pubblica egiziana”.

 

 

Nel descrivere l’interessante excursus storico artistico fatto di ritratti di faraoni, regine, naofori (immagini di sacerdoti di cui la Farnese, posta all’ingresso della Sezione, è sicuramente la più nota), uscebti (figurine di operai trovati spesso in gran numero nei corredi tombali dei sovrani egizi e preposti, laddove richiesto, allo svolgimento dei lavori pesanti nell’aldilà al posto del loro illustre capo)e sfingi (il “tutu” ne sarebbe una variante, rappresentato in piedi e con protomi di vari animali alludenti alle forze della natura),  la docente si è soffermata su un reperto di pregio di età tolemaica: “Non potevamo esimerci dall’esporre una bellissima testa in calcare di Alessandro Magno, nonostante la sua frammentarietà. Lo sguardo rivolto verso l’alto e i riccioli fluenti della chioma sono tratti stilistici ellenistici riconducibili alla sua iconografia. La fattura del pezzo è sicuramente egiziana, il condottiero reca infatti sul capo l’ureo che era la fascia regale tipicamente indossata dai faraoni”.

A conclusione della sua brillante conferenza, la relatrice ha condotto i presenti nella Sala dedicata alla statuaria egizia rispondendo esaurientemente alle domande poste dai più curiosi.

Angelo Zito

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