Il personaggio-Murat e la sua famiglia nel contesto del breve e illuminato governo napoletano

NAPOLI – E’ stata inaugurata lunedì, nel Salone d’Ercole del Palazzo Reale di Napoli, una mostra dedicata a Gioacchino Murat, cognato dell’imperatore Napoleone Bonaparte, re di Napoli durante il cosiddetto “decennio francese”, a duecento anni esatti dalla sua uccisione a Pizzo Calabro per volontà di Ferdinando I delle Due Sicilie. Le cospicue testimonianze proposte al pubblico, provenienti da musei ed istituzioni italiane e francesi (Museo Napoleonico di Roma, Società Napoletana di Storia Patria, Musèe de l’Armèe di Parigi), si ricollegano tanto al personaggio Murat e alla sua famiglia, quanto ai riflessi del suo illuminato governo a Napoli e in Italia meridionale.

Alcune vetrinette poste nei corridoi di accesso all’esposizione contengono leggi ed editti promulgati dal re francese ricopiati su manoscritti: su tutti, il Codice Napoleonico, che legalizza il divorzio e il matrimonio civile, ed il Codice di commercio dell’Impero francese “adottato nel Regno di Napoli”. Non mancano però documenti più direttamente legati alla personalità di Murat, come ad esempio il proclama di Rimini del 1815, emanato col disperato intento di riunificare l’Italia contro il ritorno delle vecchie monarchie.

Entrando all’interno del Salone d’Ercole, il visitatore non può non rimanere colpito dal suggestivo “Murat con il manto reale di Napoli”, quadro su tela dipinto dal pittore francese F. Gerard, affiancato da ritratti di minore grandezza raffiguranti la moglie Carolina, immortalata altresì in un celebre mezzo busto in biscuit del 1813 della manifattura Jean Poulard-Prad, ed i figli ancora infanti.

Molto suggestivi alcuni presunti oggetti personali del condottiero francese, come una scimitarra in ferro, corno e oro usata nella battaglia di Aboukir, un gladio da cerimonia ed un Grembiule di Gran Maestro della Massoneria, così come alcuni ornamenti della sua consorte, ovvero una parure con spilla (prodotta dalla Fabbrica Martin di Torre del Greco), una collana, una coppia di orecchini ed un bracciale.

Alla sfera militare rimanda altresì un album contenente diverse riproduzioni ad acquerello delle uniformi indossate dalle truppe murattiane, nonchè una veduta della presa di Capri da parte della flotta transalpina; testimonianze tangibili dell’attività amministrativa del sovrano sono, invece, una copia della Costituzione del Regno e alcuni brevetti con firma autografa e sigillo rilasciati ad alcuni funzionari di corte.

Notevole la quantità di schizzi e disegni relativi ad interventi urbanistici su Napoli, la capitale del Regno che diventa nel decennio sede di prestigiose istituzioni, quali la Scuola Politecnica (1811) e il Corpo degli Ingegneri di Ponti e Strade (1808), frutto dell’ampia divulgazione della cultura illuminista in seguito alla Rivoluzione Francese. Degni di nota, in tal senso, il progetto di ampliamento del Palazzo Reale di A. Niccolini, la risistemazione della Riviera di Chiaia a cura di F. Maresca, la bonifica della palude di Coroglio da parte di G. De Fazio ed il prospetto del Nuovo Camposanto di Poggioreale disegnato da L. Cocciola.

Infine, di raro pregio bibliografico alcuni volumi provenienti dalla Biblioteca Nazionale Vittorio Emanuele III di Napoli, come i Fasti del Regno di Gioacchino Napoleone di A. M. Ricci e le “Inscrizioni” di F. Daniele (1808) che raccontano ed allo stesso tempo celebrano il trionfale ingresso nell’allora capitale di Murat e della sua famiglia.

Angelo Zito

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