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I cani-antiveleno dei carabinieri in difesa degli animali e delle specie protette

Redazione by Redazione
27 Aprile 2018
in Campania, Senza categoria
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Nel solo 2017 sono state effettuate circa 184 ispezioni

L’uso del veleno contro la fauna rappresenta un fenomeno illegale molto disdicevole che va assolutamente contrastato.

Morire a causa di un boccone avvelenato è la sorte che tocca ogni anno in Italia a centinaia di animali selvatici e domestici. Fra le vittime ci sono sia specie protette come orso, lupo, gipeto, aquila, grifone, nibbio, ma anche animali selvatici più comuni come la volpe, il tasso, il riccio e persino scoiattoli. Il veleno non sceglie le sue vittime: a farne le spese sono spesso anche cani da compagnia e cani da lavoro, gatti e, nel peggiore dei casi, persone.

Gli animali tendono facilmente ad ingurgitare qualsiasi cosa gli si presenti davanti, tra cui bocconi preparati e posizionati da hoc. Queste esche contengono all’interno sostanze come la stricnina, veleno per topi, per lumache, l’antigelo usato per le nostre auto o addirittura chiodi, vetri, lame, viti ed ogni tipo di oggetto atti a ferire gravemente le povere bestiole.

Chi commette questa deplorevole azione mette a repentaglio anche la salute delle persone, in particolare dei bambini, che potrebbero ingerire tali sostanze.

Negli ultimi anni si è avuto un salto qualitativo sia attraverso l’adesione al programma comunitario “LIFE” sia attraverso l’utilizzo di uno strumento operativo: i Nuclei Cinofili Antiveleno dell’Arma dei Carabinieri.

Risale al 2004 il primo utilizzo, in via sperimentale in Europa (precisamente in Spagna) dei cani antiveleno. Nel 2010 l’Italia ha aderito al programma comunitario “Life antidoto” attraverso la presentazione di alcuni progetti tra cui il “Pluto” il “Medwolf” e “Mirco Lupo”. I risultati non sono mancati: nel solo 2017 sono state effettuate circa 184 ispezioni, rinvenute oltre 150 esche avvelenate ed una cinquantina di carcasse.

Il danno non riguarda solo la fauna, ma anche l’habitat e l’ecosistema.

Attualmente l’Arma dispone di 12 Nuclei Cinofili Antiveleno dislocati in altrettante regioni. Uno di questi ha sede presso il Reparto Carabinieri Forestali del Parco Nazionale del Cilento e Vallo di Diano con due unità: un labrador (Danko) ed un pastore belga (Gala) addestrati da personale altamente specializzato, qualificato e motivato. Ed è proprio quest’ultima che rappresenta quel “quid” che consente il raggiungimento degli obiettivi: la sicurezza del cittadino e la tutela della collettività e dell’ambiente.

Per proteggere i nostri animali, oltre alle norme previste dal Codice Penale (art. 638 – Uccisione o danneggiamento di animali altrui, art. 544 bis – Uccisione di animali, art. 544 ter – Maltrattamento di animali), è stata emanata un’ordinanza ministeriale nel 2008 che prevede sia dei divieti sull’utilizzo e detenzione di esche sia la definizione dei compiti e delle responsabilità necessarie a combattere l’uso dei veleni. In particolare il medico veterinario che emette diagnosi di sospetto avvelenamento è tenuto a segnalare il caso al servizio ASL ed al Sindaco competente per territorio; in caso di decesso dell’animale, invece, invierà la carcassa al competente all’Istituto Zooprofilattico Sperimentale per il successivo esame tossicologico.

Si sensibilizzano i cittadini a segnalare al 112 situazioni sospette.

La controffensiva posta in essere dal Gruppo Carabinieri Forestale di Avellino per il contrasto a tali reati, prosegue senza sosta. E tutto questo soprattutto per dare fiducia e tranquillità alla popolazione alla quale si richiede sempre la fondamentale collaborazione.

Tags: unità cinofile dei carabinieri
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