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Quando sui muri delle città scrivevano “Pasolini come Matteotti”

Redazione by Redazione
30 Luglio 2015
in Arte e Cultura
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Il processo a Pelosi e le contraddizioni della sentenza

L’esame della scena del crimine e l’analisi della versione sulla dinamica dell’aggressione fornita da Pino (nella foto) posero gli investigatori dinanzi al dilemma: Pasolini è stato ucciso da un “marchettaro” per un litigio conclusosi con un atto di efferata violenza oppure l’omicidio è stato perpetrato da più persone? Due settimane dopo il delitto, Oriana Fallaci, in un articolo su L’Europeo, ipotizzava una premeditazione e il concorso di altre due persone e sui muri di alcune città cominciarono a comparire manifesti con la scritta “Pasolini come Matteotti”.
Il processo contro Pelosi presso il Tribunale dei minori di Roma iniziò il 2 febbraio 1976 e si concluse il 26 aprile dello stesso anno con la seguente sentenza: si dichiara “Pelosi Giuseppe colpevole del delitto di omicidio volontario in concorso con ignoti, così modificato al capo b) della rubrica, nonché degli altri delitti a lui ascritti e, con la diminuente della minore età e la concessione delle circostanze attenuanti generiche, ritenute equivalenti alle aggravanti relative al delitto di furto, lo condanna alla pena complessiva di anni 9 mesi 7 e giorni 10 di reclusione e lire 30.000 di multa oltre al pagamento delle spese processuali e di custodia. Visto l’art. 29 C.p. dichiara Pelosi Giuseppe perpetuamente interdetto dai pubblici uffici”. I periti avevano sostenuto che: “In una colluttazione tra due soggetti, a meno che uno non sia gravemente menomato sul piano fisico, è impossibile che uno solo dei contendenti riporti gravi ferite mentre l’altro esca praticamente indenne dalla lotta. Invece il Pasolini ha riportato rilevanti lesioni, mentre il Pelosi non ha subito significativi traumi. Eppure il Pasolini – come è notorio -non era un vecchio cadente incapace di organizzare una qualche difesa: era agile, aveva un fisico asciutto, praticava lo sport, giocava ancora a calcio in partite regolari”. In particolare, la perizia medico-legale fatta dal professor Faustino Durante, aveva evidenziato che la quantità di ferite e lesioni sul corpo di Pasolini rendeva difficile una ricostruzione precisa della dinamica dei fatti.
Il corpo era interamente martoriato, escoriazioni ecchimotiche, fratture e tumefazioni ne devastavano il volto e altre parti del corpo; lo sterno era fratturato, il cuore e il fegato erano lacerati.
Sicuramente le cause della morte andavano ricercate nel passaggio dell’automobile sul suo corpo. La sentenza fu impugnata il 21 luglio del 76 dal sostituto procuratore della Repubblica Guido Guasco. Il 4 dicembre dello stesso anno la Corte di Appello attribuì il crimine solo al ragazzo, colpito da una sorta di “raptus”. La sentenza fu confermata dalla Corte di Cassazione, presieduta da Elio Siotto. Pelosi ha mantenuto invariata la sua assunzione di colpevolezza fino al maggio 2005, quando, a sorpresa, nel corso della trasmissione televisiva “Ombre sul Giallo”, condotta da Franca Leosini disse:”Io sono innocente”. Alla domanda della Leosini: “Cioè ci spieghi meglio, non è lei l’assassino di Pasolini?”, rispose: “No, io ho vissuto 30 anni nel terrore. Sono stato minacciato. Io, mio padre e mia madre. Adesso sono morti, sono solo, non ho più paura perchè queste persone sicuramente o saranno morte o saranno anziane. Che io non conosco, ripeto, io non conosco”..). Ma allora chi ha ucciso Pasolini? (2-continua)

Mimmo Sica

 

Tags: PasoliniPelosiprocesso
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