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Morti sul lavoro, Crescentini de Il Desk a Radio Club 91: «Mancano i controlli, il profitto prevale sulla sicurezza»

Redazione by Redazione
16 Ottobre 2026
in Attualità, Economia e Società, Notizie correlate
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Il direttore del quotidiano indipendente denuncia l’emergenza sicurezza: 704 vittime in Italia nei primi otto mesi dell’anno e circa 50 in Campania. Sotto accusa la precarietà e l’insufficienza dei controlli nei luoghi di lavoro.

Sette morti sul lavoro da domenica a ieri. Un bilancio drammatico, che restituisce ancora una volta la dimensione di un’emergenza ormai strutturale. Anche la Campania è stata teatro di un grave incidente: a Bagnoli, un operaio è precipitato da un’altezza di circa sette metri ed è stato ricoverato in condizioni gravissime all’ospedale Cardarelli di Napoli.

Una nuova vicenda che riporta al centro il tema della sicurezza nei luoghi di lavoro e delle responsabilità di chi dovrebbe garantire controlli efficaci e condizioni operative adeguate.

A parlarne è stato Ciro Crescentini, direttore de Il Desk – Quotidiano Indipendente, intervistato nella mattinata di oggi da Francesca Saveria Cimmino, coordinatrice delle attività giornalistiche e della redazione di Radio Club 91.

Francesca Saveria Cimmino

Nel corso dell’intervista, Crescentini ha lanciato un duro atto d’accusa contro un sistema che, a suo giudizio, continua a sacrificare la sicurezza sull’altare della produttività e del profitto. «Nei primi otto mesi di quest’anno, a livello nazionale, le vittime sul lavoro sono state 704. In Campania siamo intorno alle 50. Sono aumentati anche gli infortuni che riguardano le donne», ha dichiarato il direttore de Il Desk, sottolineando la gravità di numeri che impongono una riflessione profonda sulle politiche di prevenzione e tutela dei lavoratori.

VIDEO INTERVISTA

Crescentini arriva a definire queste tragedie «omicidi sul lavoro», un’espressione forte con cui intende denunciare le conseguenze di un modello produttivo nel quale, troppo spesso, la ricerca del profitto prevale sulla salvaguardia della vita umana.«Ci troviamo di fronte a una logica imprenditoriale e padronale che guarda soltanto ai profitti», ha affermato, individuando nella precarietà e nella fretta di portare a termine i lavori alcuni dei fattori che contribuiscono a rendere particolarmente pericolosi determinati contesti lavorativi.

Il problema, secondo il direttore, emerge soprattutto nei cantieri, dove la pressione sui tempi di esecuzione può tradursi in una riduzione dell’attenzione verso le procedure di sicurezza e le condizioni effettive in cui gli operai sono chiamati a lavorare.

Un altro elemento critico riguarda l’età dei lavoratori impiegati in mansioni particolarmente rischiose. «Abbiamo visto operai lavorare sulle impalcature a 67, 70 e addirittura 72 anni», ha ricordato Crescentini, richiamando l’attenzione sulla necessità di valutare con maggiore rigore le condizioni di lavoro e i rischi connessi alle attività svolte.

Per il direttore de Il Desk, tuttavia, il nodo centrale resta quello dei controlli. Un sistema normativo esiste, così come esistono organismi e istituzioni che dovrebbero vigilare sul rispetto delle disposizioni in materia di salute e sicurezza.«Bisogna incrementare e articolare i controlli, che mancano», ha sottolineato, citando gli enti e i corpi chiamati a intervenire, tra cui l’Ispettorato nazionale del lavoro, l’INAIL, la Guardia di Finanza, le polizie locali e i Vigili del fuoco, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze.

L’Italia, ha osservato Crescentini, dispone anche di un importante riferimento legislativo: il Testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro, contenuto nel decreto legislativo 81 del 2008. Eppure, secondo la sua analisi, la presenza delle norme non è sufficiente se non viene accompagnata da un’attività di vigilanza costante, capillare ed efficace. «Abbiamo le leggi, abbiamo un’ottima legge come il Testo unico sulla sicurezza, ma mancano i controlli. E quando avvengono, le imprese vengono avvertite molto prima», ha denunciato, sollevando una questione delicata sull’effettiva capacità delle verifiche di individuare e contrastare le violazioni.

Un’accusa che richiama la necessità di garantire controlli realmente efficaci e non prevedibili, affinché la prevenzione non si riduca a un adempimento formale, ma diventi una pratica concreta nei luoghi di lavoro. Nel ragionamento di Crescentini, l’emergenza sicurezza non può essere separata dalla qualità dell’azione amministrativa e dalla credibilità delle istituzioni preposte alla vigilanza. Il direttore ha richiamato, in particolare, la vicenda del responsabile regionale dell’Ispettorato del lavoro in Campania, riferendo che l’ufficio sarebbe rimasto senza una guida per circa un anno dopo la rimozione del dirigente, coinvolto in un’indagine della Guardia di Finanza relativa al sistema dei permessi di soggiorno.

Un riferimento che, per Crescentini, apre una questione più ampia: quella della trasparenza, dell’integrità e dell’efficienza degli organismi chiamati a proteggere i lavoratori.«Se in questa regione il capo dell’Ispettorato del lavoro viene interdetto e rimosso, quali speranze possono avere gli operai per quanto riguarda le tutele?», si è chiesto polemicamente.

La sicurezza sul lavoro, dunque, non è soltanto una questione di dispositivi di protezione, impalcature a norma o procedure da rispettare. È anche una questione di responsabilità pubblica, di organizzazione dei controlli e di capacità dello Stato di far applicare le regole senza eccezioni.

Da qui il richiamo finale alle organizzazioni sindacali e a quanti aspirano a un cambiamento del Paese. Per Crescentini, la difesa della vita e della dignità dei lavoratori deve tornare al centro dell’agenda politica e sociale, superando la logica dell’intervento emergenziale dopo ogni tragedia.

Le morti sul lavoro non possono essere considerate una tragica fatalità né archiviate come una successione inevitabile di incidenti. Ogni vittima impone domande sulle condizioni in cui operava, sulle misure di prevenzione adottate e sull’effettiva presenza di controlli.

L’incidente di Bagnoli, con un operaio precipitato da sette metri e ricoverato in condizioni gravissime al Cardarelli, riporta queste domande drammaticamente all’attualità.

Il messaggio emerso dall’intervista a Radio Club 91 è netto: le norme da sole non bastano. Servono controlli rigorosi, responsabilità verificabili e una cultura della prevenzione che metta la vita delle persone davanti a ogni interesse economico. Perché la sicurezza non può essere un costo da comprimere, ma un diritto fondamentale da garantire ogni giorno.

Tags: Ciro CrescentiniIl Desk quotidiano indipendentemorti sul lavoroRadio Club 91sicurezza sul lavoro e controlli
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