Un uomo di 53 anni lotta tra la vita e la morte al Cardarelli dopo una caduta da un’impalcatura in via Enea. La magistratura dispone il sequestro dell’area mentre si apre il fronte delle verifiche sulla sicurezza. E torna la domanda che nessuno dovrebbe essere costretto a fare dopo un incidente: dove sono l’Ispettorato del Lavoro e i controlli delle ASL?
Il cantiere è stato sequestrato, la magistratura dovrà accertare le responsabilità e un operaio di 53 anni è ricoverato in condizioni gravissime. È da qui che bisogna partire per raccontare quanto accaduto questa mattina, intorno alle 8:15, in via Enea, a Bagnoli. Un volo di circa sette metri da un’impalcatura, poi lo schianto al suolo e la disperata corsa in ospedale. Una sequenza drammatica che riporta al centro una questione troppo spesso affrontata soltanto dopo che qualcuno si è fatto male: la sicurezza nei cantieri edili.
L’uomo, manovale residente a Pozzuoli, è stato soccorso dal personale del 118 e trasferito in codice rosso al Trauma Center dell’ospedale Cardarelli di Napoli. Al momento dei soccorsi era cosciente, ma le sue condizioni sono apparse subito serie. Ha riportato lesioni importanti al volto, un grave trauma cranico con un ematoma che i medici stanno trattando, traumi al ginocchio sinistro e dolori all’addome, al torace e al polso sinistro. I sanitari stanno effettuando gli accertamenti necessari e monitorando costantemente il quadro clinico.
Gli agenti del commissariato di polizia di Bagnoli sono al lavoro per ricostruire la dinamica dell’incidente. Secondo il racconto di alcuni testimoni, l’operaio avrebbe appoggiato un piede su un tubolare di ferro, forse non fissato correttamente alla struttura, perdendo poi l’equilibrio. Si tratta di una ricostruzione ancora da verificare: saranno gli accertamenti investigativi a stabilire che cosa sia realmente successo e se vi siano responsabilità.

Nel frattempo, il sequestro del cantiere rappresenta un passaggio fondamentale per consentire le verifiche sull’area e sulle condizioni in cui venivano svolte le lavorazioni. Non basta, però, ricostruire gli ultimi istanti prima della caduta. Occorre capire come fosse organizzato il lavoro, quali protezioni fossero disponibili, se l’impalcatura fosse montata e utilizzata correttamente e se fossero state adottate tutte le misure necessarie per impedire una caduta dall’alto.
La sicurezza non può essere verificata soltanto dopo un incidente
È proprio qui che la vicenda diventa una questione che riguarda l’intero sistema dei controlli. Perché un cantiere non può trasformarsi in un luogo sicuro soltanto quando arrivano gli investigatori, i tecnici e gli ispettori dopo un infortunio. La prevenzione deve funzionare prima. Deve essere concreta, quotidiana, documentata e verificabile.
Dove sono i controlli dell’ASL? Dove sono le ispezioni dell’Ispettorato nazionale del Lavoro? Il cantiere di via Enea era già stato sottoposto a sopralluoghi? Erano state rilevate eventuali irregolarità? E, soprattutto, quali verifiche erano state effettuate sulle attrezzature, sulle impalcature e sui sistemi di protezione contro le cadute dall’alto?
Sono domande legittime e urgenti. Non è possibile affermare, senza conoscere gli esiti degli accertamenti, che un’ispezione avrebbe certamente evitato l’incidente o che gli enti preposti fossero già intervenuti. Ma è altrettanto necessario pretendere che venga chiarito se i controlli preventivi siano stati eseguiti, con quale frequenza e con quali risultati.
La normativa sulla salute e sicurezza sul lavoro, a partire dal decreto legislativo 81 del 2008, stabilisce obblighi precisi per la prevenzione degli infortuni. Nei lavori in quota, la corretta realizzazione delle opere provvisionali, la stabilità degli elementi dell’impalcatura, l’accesso sicuro ai diversi livelli e l’impiego delle protezioni previste non sono dettagli secondari: sono misure essenziali per salvaguardare la vita di chi lavora.

Se l’ipotesi del tubolare mal fissato trovasse conferma, sarebbe necessario accertare perché quell’elemento fosse in quelle condizioni, chi avesse il compito di verificarlo e se fossero state rispettate tutte le procedure di sicurezza. Ma l’indagine dovrà chiarire anche l’eventuale presenza e l’adeguatezza dei dispositivi di protezione individuale e collettiva, senza anticipare conclusioni che spettano agli organi competenti.
Il cartello all’ingresso non garantisce la sicurezza
Dalle informazioni riportate sul cartello di cantiere, l’intervento riguarda opere di demolizione commissionate a Correale, con Permesso di Costruire numero 5119-D del 2 maggio 2026. L’inizio dei lavori risulta fissato al 2 agosto 2026, con termine contrattuale previsto per il 30 settembre 2026.
La progettazione è attribuita all’architetto Salvatore Del Prete, la gestione del cantiere al geometra G. Paone e la direzione dei lavori all’architetto Vitale Merolla. Giuseppe Correale risulta indicato quale responsabile dei lavori, mentre l’impresa esecutrice è la G.P. Costruzioni S.r.l.
Sono informazioni utili a identificare i soggetti e i ruoli coinvolti, ma la presenza di nominativi, autorizzazioni e documenti esposti non dimostra, da sola, che tutte le prescrizioni siano state rispettate nella pratica. Sarà necessario verificare le responsabilità di ciascuno secondo i rispettivi obblighi e le risultanze dell’inchiesta.

E c’è un altro capitolo che merita attenzione: la posizione lavorativa dell’operaio. Gli accertamenti dovranno chiarire la regolarità del rapporto di lavoro, l’eventuale comunicazione di assunzione, l’inquadramento contrattuale e il rispetto degli obblighi retributivi e contributivi. Qualora emergessero elementi che lo rendano necessario, potranno essere effettuati controlli sulla documentazione del rapporto di lavoro e sulla corrispondenza tra le retribuzioni dichiarate e quelle effettivamente corrisposte. Anche su questo fronte, però, servono verifiche concrete, non insinuazioni preventive.
Un altro cantiere, altri operai senza protezioni
A rendere ancora più inquietante il quadro c’è quanto segnalato nei giorni scorsi in un altro cantiere di ristrutturazione, dove sarebbero stati osservati operai al lavoro senza adeguati dispositivi di protezione. Le immagini documentano una situazione che merita attenzione e verifiche, ma spetta agli organi competenti accertare le eventuali violazioni.

La domanda, tuttavia, resta: bisogna aspettare che un lavoratore precipiti da un’impalcatura per accorgersi dei rischi presenti in un cantiere? È accettabile che la sicurezza venga discussa con tanta urgenza soltanto dopo un volo di sette metri? E chi deve vigilare affinché le regole non rimangano soltanto parole scritte nei piani di sicurezza e nei documenti amministrativi?
L’ASL e l’Ispettorato del Lavoro hanno un ruolo essenziale nelle attività di vigilanza, ciascuno nell’ambito delle proprie competenze. Per questo è necessario sapere se siano stati effettuati controlli nei cantieri interessati, se siano state riscontrate criticità e se eventuali prescrizioni siano state rispettate. Non per costruire processi sommari, ma per stabilire se il sistema di prevenzione stia funzionando davvero.

Anche gli amministratori condominiali che commissionano lavori devono interrogarsi sull’effettiva vigilanza sull’appalto, nei limiti dei loro obblighi e delle responsabilità previste dalla legge. Affidare un intervento a un’impresa e nominare tecnici incaricati non può diventare un alibi per disinteressarsi delle condizioni in cui gli operai lavorano. Le responsabilità vanno accertate, non presunte; ma nessuno dovrebbe considerare la sicurezza una formalità burocratica.
Un uomo di 53 anni è finito in ospedale dopo essere precipitato da un’impalcatura. Il cantiere è sotto sequestro e gli investigatori devono ricostruire ogni passaggio. Adesso servono risposte, controlli documentati e verifiche rigorose. Non basta sapere chi ha montato un tubolare o chi avrebbe dovuto controllarlo: bisogna capire se il sistema di prevenzione abbia funzionato e se i rischi fossero individuabili prima dell’incidente.
Perché il lavoro non può diventare una scommessa sulla propria incolumità. E perché l’ennesimo infortunio grave non può essere archiviato come una fatalità prima ancora di aver accertato che cosa sia accaduto. La sicurezza si misura sul ponteggio, nei dispositivi utilizzati, nelle verifiche eseguite e nella capacità di fermare un’attività pericolosa prima che sia troppo tardi.
Dove sono le ispezioni? Dove sono i controlli preventivi? E chi risponde quando la prevenzione non basta, o non viene applicata? Sono interrogativi ai quali le istituzioni competenti devono dare risposte chiare. Prima che un’altra famiglia si ritrovi ad aspettare notizie dall’ospedale, mentre tutti si chiedono perché nessuno sia intervenuto in tempo.Vademecum: a chi segnalare le irregolarità nei cantieri a Napoli
Non bisogna aspettare che si verifichi un incidente per denunciare una situazione di pericolo. I cittadini che assistono a violazioni o notano condizioni di lavoro potenzialmente rischiose possono rivolgersi agli enti competenti, fornendo informazioni precise sul luogo e sui fatti osservati.
| A chi rivolgersi | Quando contattarlo | Telefono, e-mail o PEC |
|---|---|---|
| ASL Napoli 1 Centro – SPSAL | Ponteggi pericolosi, assenza di protezioni, rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori. | Tel. 081 254 4806 / 081 254 9012 / 081 254 9018. E-mail: [email protected]. PEC: [email protected] |
| Ispettorato d’Area Metropolitana del Lavoro di Napoli | Possibili violazioni delle norme sul lavoro, lavoro irregolare e richieste di intervento ispettivo. | Tel. 081 550 8111. E-mail: [email protected]. PEC: [email protected]. URP: [email protected]. |
| Comune di Napoli – Servizio Antiabusivismo edilizio | Sospetti abusi edilizi, lavori apparentemente privi dei necessari titoli o trasformazioni edilizie da verificare. | Tel. 081 795 3943 / 081 795 7076. E-mail: [email protected]. |
| Polizia Locale di Napoli | Segnalazioni sul territorio e situazioni che richiedono un intervento della polizia municipale. | Centralino: 081 795 7111. E-mail: [email protected]. |
| Numero unico di emergenza 112 | Pericolo immediato per le persone, rischio concreto di crollo o incidente in corso. | Chiama il 112 e descrivi con precisione il luogo e il pericolo. |
Come fare una segnalazione efficace
Conservare copia della segnalazione e la ricevuta di invio, soprattutto quando si utilizza la PEC
Indicare l’indirizzo esatto del cantiere, il quartiere e, se disponibile, il nome dell’impresa.
Descrivere i fatti osservati, indicando data e ora.
Allegare fotografie o video realizzati in sicurezza e senza esporsi a rischi.
Specificare quali pericoli sono stati riscontrati: operai senza protezioni, ponteggi instabili, assenza di parapetti o altre situazioni potenzialmente pericolose.
Ciro Crescentini

