Contestate le scelte editoriali della stampa napoletana e denunciato il rischio di subalternità dell’informazione al potere politico. Nel mirino la copertura mediatica delle iniziative di Greta Thunberg e delle proteste contro le trasformazioni di Bagnoli. Annunciata una nuova mobilitazione per il 16 ottobre.
Blitz pacifico e satirico degli attivisti di MAREA Village nelle sedi napoletane di Repubblica e del Corriere del Mezzogiorno. Il 12 ottobre, i promotori hanno affisso locandine e distribuito un volantino per contestare le scelte editoriali dei due quotidiani, accusati di aver marginalizzato le questioni ambientali e sociali sollevate dalle recenti mobilitazioni cittadine, privilegiando invece una narrazione ritenuta più vicina alle posizioni dell’amministrazione comunale guidata dal sindaco Gaetano Manfredi.
Il titolo scelto per il comunicato stampa, «Da Quarto potere a voce del padrone. Se la stampa diventa il comitato elettorale del sindaco», sintetizza il senso dell’iniziativa e il bersaglio della protesta: non i singoli giornalisti, precisano gli attivisti, ma le scelte delle direzioni editoriali, le gerarchie delle notizie e il modo in cui vengono raccontate le questioni più controverse per il governo cittadino.
La contestazione arriva dopo quattro giorni di incontri, assemblee, mostre e mobilitazioni contro la guerra, il genocidio, la crisi sociale e la devastazione ambientale, che hanno coinvolto migliaia di partecipanti e personalità internazionali come Greta Thunberg e Francesca Albanese. Al centro delle iniziative, anche il futuro di Napoli e la denuncia di quello che il movimento definisce il «saccheggio dei beni comuni, a cominciare da Bagnoli».
Secondo MAREA Village, il fine settimana di mobilitazione avrebbe riportato nel dibattito pubblico questioni scomode per l’amministrazione Manfredi e per il governo Meloni, facendo emergere, accanto ai temi ambientali e sociali, un’altra questione: il rapporto tra informazione locale e potere politico. «Non pretendiamo articoli celebrativi. Né intendiamo mettere sotto accusa i singoli cronisti, molti dei quali hanno seguito con attenzione e professionalità le nostre iniziative», si legge nel comunicato. La critica riguarda invece il livello delle decisioni editoriali: «Quali notizie valorizzare, quali marginalizzare, quali titoli dare». È quella che gli attivisti definiscono «una forma di censura per sottrazione, che può svuotare di significato anche il lavoro dei giornalisti».

Il caso Greta Thunberg e i titoli sulla sua «stanchezza»
Il momento più controverso, secondo il movimento, si sarebbe verificato domenica 11 ottobre. Mentre Greta Thunberg si trovava a Posillipo per denunciare le trasformazioni della costa di Bagnoli e registrare un videoappello in vista dello sciopero globale per il clima del 16 ottobre, Repubblica e Corriere del Mezzogiorno avrebbero concentrato l’attenzione soprattutto sulla sua «stanchezza», arrivando, secondo la ricostruzione contenuta nel volantino, a insinuare motivazioni politiche dietro la sua mancata partecipazione a un sit-in di protesta che si svolgeva contemporaneamente all’esterno del pontile di Bagnoli.
Gli attivisti contestano questa impostazione, richiamando il percorso pubblico dell’attivista svedese e il suo impegno nelle lotte contro la crisi climatica, le guerre e le ingiustizie. Nel comunicato ricordano che Thunberg ha dichiarato di voler vivere con uno zaino in spalla, arrivando a dormire anche sui pavimenti delle cucine degli amici. Una scelta di vita che, secondo i promotori, andrebbe letta alla luce del suo impegno politico e ambientale, anziché trasformata in una curiosità da cronaca mondana.

Il documento sottolinea inoltre l’enorme esposizione pubblica a cui Thunberg è sottoposta e richiama l’attenzione sull’assalto di fotografi e cronisti alla ricerca dell’immagine esclusiva durante la sua permanenza a Napoli.
Tra gli episodi contestati c’è anche la copertura del suo pranzo. Nel comunicato, gli attivisti riportano la notizia di «un piatto di pasta», accompagnata dalla precisazione «è vegana». Una scelta giornalistica che MAREA Village giudica indicativa di un approccio concentrato sui dettagli personali anziché sul significato delle battaglie portate avanti dall’attivista. «Curiosità morbose, a nostro avviso, più adatte a chat tra amici che a giornali che dovrebbero interrogarsi sul significato ambientale ed etico che può avere quella scelta», scrivono i promotori.
Da qui la domanda che attraversa l’intero documento e che gli attivisti rivolgono alle redazioni: «La notizia era cosa avesse mangiato Greta, quanto fosse stanca o perché non si fosse fatta fotografare sul pontile? Oppure che una delle attiviste climatiche più conosciute al mondo aveva scelto Napoli per sostenere le rivendicazioni degli abitanti, denunciare lo scempio di Bagnoli e contestare un modello di città piegato agli interessi di pochi?».

«Il rischio che il dissenso venga banalizzato»
Nel ricostruire quanto accaduto nei giorni della mobilitazione, MAREA Village sostiene che le proprie rimostranze e la diffusione sul web di un videoappello, che secondo il comunicato avrebbe raccolto in pochi minuti centinaia di migliaia di visualizzazioni, abbiano contribuito ad ampliare successivamente la copertura degli eventi da parte delle testate napoletane.
Per gli attivisti, tuttavia, il problema non si esaurisce nel numero di articoli pubblicati o nello spazio dedicato alle iniziative. A restare, denunciano, sono soprattutto i titoli iniziali e le priorità stabilite dalle redazioni, che possono condizionare la percezione pubblica degli avvenimenti.«Ma ciò che resta indelebile sono i titoli, le gerarchie delle notizie, il rischio che il dissenso venga banalizzato proprio quando mette in discussione le scelte di chi governa», si legge nel volantino.
La contestazione si allarga così a una questione più generale di autonomia dell’informazione. Il movimento pone una domanda diretta sulla distanza critica che una parte rilevante della stampa cittadina manterrebbe nei confronti del sindaco e della sua amministrazione: «Quale distanza critica mantiene la parte più mediaticamente rilevante dell’informazione napoletana dal sindaco, prof. Gaetano Manfredi, e dalla sua amministrazione?».

È proprio per porre questo interrogativo che gli attivisti hanno scelto una forma di protesta provocatoria, affiggendo due targhe con la scritta «Comitato elettorale del prof. Gaetano Manfredi» agli ingressi delle redazioni napoletane di Repubblica e del Corriere del Mezzogiorno.
Una scelta dichiaratamente satirica, spiegano, per denunciare il rischio di subalternità dell’informazione al potere politico, chiamando in causa le responsabilità delle direzioni editoriali e il modo in cui vengono selezionate e presentate le notizie.
La posizione del movimento viene riassunta in una frase che costituisce uno dei passaggi centrali del comunicato: «Non chiediamo ai giornali di stare dalla nostra parte. Chiediamo di non stare dalla parte del potere».
Il 16 ottobre nuova mobilitazione a Bagnoli
La protesta nelle redazioni non rappresenta, nelle intenzioni dei promotori, un’iniziativa isolata. MAREA Village annuncia infatti che la mobilitazione proseguirà venerdì 16 ottobre a Bagnoli, in occasione dello sciopero globale per il clima, insieme agli attivisti della Rete No America’s Cup.
L’obiettivo è rilanciare la contestazione contro quello che il movimento definisce «il disastro ambientale in atto sull’area flegrea» e mantenere alta l’attenzione sulle trasformazioni del territorio, sulle conseguenze ambientali dei progetti in corso e sul futuro dei beni comuni.
Il comunicato si chiude con uno slogan che rivendica la volontà di proseguire la protesta e di ampliare il fronte della mobilitazione: «LA NOSTRA MAREA VI SOMMERGERÀ!».
Con il blitz nelle sedi di Repubblica e del Corriere del Mezzogiorno, MAREA Village porta dunque la questione dell’informazione al centro del confronto sulle trasformazioni di Napoli. Una contestazione che, partendo dal racconto delle giornate con Greta Thunberg e Francesca Albanese, investe il ruolo della stampa nel dare visibilità alle ragioni del dissenso e nel garantire un confronto pubblico sulle scelte politiche, urbanistiche e ambientali che riguardano la città.
Ciro Crescentini
