La corrispondente del quotidiano tedesco Taz è accusata di aver sostenuto il boicottaggio di Israele. Lei respinge le contestazioni e rivendica il diritto di criticare il governo
Le critiche alle politiche del governo israeliano diventano il fulcro di una controversia che coinvolge la libertà di informazione e il diritto dei corrispondenti stranieri a svolgere il proprio lavoro. Le autorità israeliane hanno negato il visto lavorativo e revocato il permesso di soggiorno a Serena Bilanceri, giornalista italiana di 43 anni e corrispondente del quotidiano tedesco Taz, contestandole presunti appelli al boicottaggio di Israele. Un’accusa che la cronista respinge, distinguendo le proprie posizioni sulle politiche governative dalla richiesta di boicottare lo Stato.
La notizia è stata diffusa dall’Ufficio stampa del governo israeliano, organismo che gestisce gli accrediti ufficiali per i giornalisti. La decisione ha provocato la reazione della redazione del quotidiano berlinese, che ha contestato le motivazioni del provvedimento e denunciato le possibili conseguenze sul lavoro della propria inviata.
«Consideriamo questa decisione una grave violazione della libertà di stampa. Il governo Netanyahu si sta allontanando dai principi di uno Stato democratico fondato sul diritto. Provvedimenti di questo tipo sono caratteristici dei regimi autoritari», ha dichiarato la redazione di Taz.
Il giornale ha inoltre ribadito che Serena Bilanceri non avrebbe mai invitato a boicottare Israele. Secondo la testata, le autorità starebbero equiparando le critiche alle operazioni israeliane in Cisgiordania e nella Striscia di Gaza, condivise anche in ambito europeo, a un tentativo di promuovere il boicottaggio del Paese.
Stando a quanto riferito dal sito israeliano Israel National News – Arutz Sheva, l’Autorità per la popolazione e l’immigrazione contesta alla giornalista alcuni contenuti pubblicati nel settembre e nel novembre 2025. Nei due articoli, la corrispondente avrebbe sostenuto l’adozione di sanzioni nei confronti di Israele, soffermandosi sulla situazione degli insediamenti in Cisgiordania e sull’emergenza umanitaria nella Striscia di Gaza.
Sulla vicenda è intervenuto anche Avi Cohen Scali, direttore generale del ministero israeliano degli Affari della Diaspora, che ha motivato la linea del governo con la necessità di contrastare gli appelli al boicottaggio. «Non saranno tollerati inviti a boicottare Israele presentati sotto le sembianze del giornalismo professionale», ha affermato Avi Cohen Scali. In una comunicazione ufficiale, il ministero ha inoltre accusato la cronista di diffondere contenuti definiti «anti-israeliani» e di descrivere Israele come uno Stato di apartheid.
La giornalista ha risposto pubblicamente alle contestazioni attraverso il proprio profilo su X, negando di aver mai promosso un boicottaggio. Serena Bilanceri, nata a Pisa nel 1983, segue da anni gli sviluppi politici e sociali in Israele, nei territori palestinesi e nel più ampio contesto mediorientale. «Voglio chiarire un punto: nei miei articoli non ho mai sostenuto il boicottaggio di Israele», ha scritto la corrispondente, spiegando di aver espresso una posizione favorevole a misure sanzionatorie in risposta alle politiche del governo israeliano.
«Mi sono pronunciata a favore di sanzioni economiche e militari per reagire a quanto stava accadendo in Cisgiordania, soprattutto alla violenza dei coloni, e alla situazione umanitaria nella Striscia di Gaza», ha precisato, riferendosi al contesto affrontato nei suoi articoli.
La cronista ha anche rivendicato la possibilità di esprimere valutazioni personali negli articoli di opinione, distinguendo questa attività dall’adesione a campagne di boicottaggio. Per Bilanceri, il nodo della vicenda riguarda proprio il confine tra la critica politica e le limitazioni imposte a chi svolge attività giornalistica.
Non si tratta, inoltre, del primo episodio di tensione tra la corrispondente e le autorità israeliane. Taz ricorda che in passato la giornalista aveva incontrato ostacoli negli spostamenti da e verso Israele. Durante un precedente passaggio all’aeroporto Ben Gurion di Tel Aviv, il suo computer portatile era stato sequestrato, secondo quanto riferito, per controlli legati alla ricerca di eventuali tracce di esplosivi. Il dispositivo, ha raccontato il quotidiano, sarebbe stato restituito danneggiato.
Nel contestare il provvedimento più recente, Serena Bilanceri ha rivolto un messaggio diretto alle autorità israeliane, sottolineando che le sue posizioni riguardano le scelte del governo e non costituiscono, a suo dire, un invito al boicottaggio. «A chi ha preso questa decisione e ne ha parlato con i media israeliani senza rivolgersi direttamente a me, voglio dire una cosa: non state espellendo attivisti anti-israeliani, ma giornalisti stranieri che hanno criticato le azioni del vostro governo», ha dichiarato.
La vicenda apre così un nuovo fronte di confronto sul rapporto tra sicurezza, immigrazione e libertà di stampa. Al centro resta la contestazione rivolta alla giornalista italiana e, parallelamente, la sua difesa del diritto di documentare e criticare le politiche pubbliche senza che tale attività venga automaticamente interpretata come sostegno a una campagna di boicottaggio.
Ciro Crescentini

