Aumentano anche le denunce di infortunio (+5,4%). L’allarme dell’Osservatorio Vega: emergenza al Sud con tre regioni in zona rossa.
Si interrompe il trend di miglioramento che aveva caratterizzato la prima parte dell’anno. I dati aggiornati ad agosto 2026 restituiscono una fotografia drammatica della sicurezza nei luoghi di lavoro in Italia: sono 701 le vittime totali registrate nei primi otto mesi dell’anno, con una crescita del 2,9% rispetto allo stesso periodo del 2025. Un incremento che cammina di pari passo con quello delle denunce complessive di infortunio, salite a quota 404.809 (+5,4%).
Dei 701 decessi totali, 504 sono avvenuti direttamente in occasione di lavoro (+11 casi rispetto allo scorso anno) e 197 lungo il tragitto casa-lavoro, ovvero in itinere (+9). A lanciare l’allarme è l’Osservatorio Sicurezza sul Lavoro e Ambiente Vega di Mestre, che evidenzia come il Mezzogiorno continui a soffrire le criticità maggiori. Nella mappa del rischio elaborata dal centro studi, tre regioni del Sud figurano in zona rossa a causa di un’incidenza di mortalità superiore del 25% rispetto alla media nazionale di 20,9 morti per milione di occupati: si tratta di Calabria, Sicilia e Campania.
A commentare il quadro epidemiologico è Mauro Rossato, Presidente dell’Osservatorio Vega: «Dopo i segnali di miglioramento registrati nei mesi precedenti, il bilancio delle vittime sul lavoro in Italia torna a crescere: 701 decessi nei primi otto mesi del 2026, il 2,9% in più rispetto al 2025. Un dato che preoccupa e dimostra quanto sia ancora fragile il percorso verso una riduzione duratura delle morti sul lavoro. Il Mezzogiorno continua a presentare le maggiori criticità, con tre regioni in zona rossa, ma è soprattutto la condizione dei lavoratori stranieri a richiedere particolare attenzione: il rischio di mortalità in occasione di lavoro è oltre tre volte superiore a quello degli italiani e le vittime straniere totali sono aumentate del 27,7%. Sono differenze che impongono di interrogarsi sulle condizioni di lavoro e sull’efficacia degli interventi di prevenzione. Anche l’aumento del 5,4% delle denunce di infortunio richiama la necessità di agire con maggiore incisività, attraverso una formazione realmente efficace e controlli più rigorosi sull’applicazione delle misure di sicurezza».
Guardando ai numeri assoluti per regione, la Lombardia detiene il primato negativo per i decessi in occasione di lavoro (76), seguita da Campania (50), Veneto (49), Sicilia (43) ed Emilia-Romagna (42). L’unica regione a zero vittime sul campo è la Valle d’Aosta.
Analizzando i settori produttivi, le Costruzioni si confermano la maglia nera con 83 decessi sul campo, seguite da Trasporto e Magazzinaggio (68) e Attività Manifatturiere (62). L’analisi per fascia d’età mostra un indice di incidenza spaventosamente alto tra gli ultrasessantacinquenni (68,1 morti ogni milione di occupati), sebbene la fascia d’età più colpita in cifra assoluta sia quella tra i 55 e i 64 anni (177 vittime).
Aumentano del 8,6% anche le morti femminili (63 casi, di cui 35 sul lavoro), mentre la piaga dell’infortunistica si concentra nei primi tre giorni della settimana lavorativa, toccando il picco massimo nella giornata di giovedì, in cui si concentra il 22,4% degli eventi mortali.

