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Napoli, scontro a sinistra da Bagnoli a Scampia: de Magistris attacca, Nardella replica

Redazione by Redazione
12 Ottobre 2026
in Campania, Napoli, Notizie correlate
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L’iniziativa Marea e le indiscrezioni su una possibile candidatura di Alberto Lucarelli agitano la sinistra radicale napoletana. Sullo sfondo, le polemiche sul progetto Restart Scampia, il rapporto con il Campo largo e le prossime elezioni comunali

Si apre una nuova e significativa fase di confronto politico, non priva di tensioni, nell’area della sinistra radicale e movimentista napoletana. Da Bagnoli a Scampia, passando per il rapporto tra comitati di lotta, organizzazioni sindacali, amministratori locali e rappresentanti politici, emergono divisioni, interrogativi e possibili riposizionamenti in vista delle prossime elezioni comunali.

Al centro della discussione ci sono l’iniziativa Marea, promossa da una rete di attivisti flegrei nell’ex base NATO di Bagnoli, la partecipazione di esponenti politici e intellettuali provenienti da esperienze differenti, le indiscrezioni su una possibile candidatura a sindaco del giurista Alberto Lucarelli e il confronto sempre più acceso tra Luigi de Magistris, già sindaco di Napoli e oggi nuovamente candidato alla guida della città, e alcuni esponenti politici del territorio.

Una discussione che investe questioni tutt’altro che secondarie: la rappresentanza politica dei movimenti, l’autonomia dei comitati, il rapporto con il cosiddetto Campo largo e la possibilità di costruire un’alternativa alle politiche dominanti, senza rinunciare alla mobilitazione sociale e sindacale.

Marea a Bagnoli, l’iniziativa che interroga la sinistra movimentista

A sollevare pubblicamente una serie di interrogativi è stato Aldo Pappalepore, attivista sociale napoletano impegnato nel settore dell’economia solidale. In un post pubblicato su Facebook, Pappalepore ha affidato a una riflessione dal titolo «La bussola della Grande Marea, un oggetto misterioso?» le proprie perplessità sulla composizione politica dell’iniziativa e sulle prospettive che potrebbero emergere dall’incontro. «Tra Greta Thunberg che vuole salvare Bagnoli ed il clima e Tridico, europarlamentare dei 5S che appoggiano Manfredi e la sua cementificazione, tra Lucarelli e Nicchia, tra rappresentanza politica dei movimenti e il loro astensionismo, tra un innesto sinistrorso nel campo largo ed una scelta alternativa …….. c’è una gran confusione. Non c’è chiarezza o non si vuol fare chiarezza?», ha scritto Aldo Pappalepore.

Parole che sintetizzano il nodo politico della vicenda: quale prospettiva intende assumere la rete di attivisti che ha promosso Marea? Si tratta di un tentativo di costruire uno spazio autonomo di confronto tra esperienze sociali, ambientaliste e politiche differenti oppure si sta delineando un percorso destinato, in qualche modo, a interagire con il Campo largo?

L’iniziativa ha visto la partecipazione dell’ambientalista svedese Greta Thunberg, della Rete No America’s, di esponenti del Movimento 5 Stelle, tra cui l’europarlamentare Antonio Tridico, del giurista Alberto Lucarelli e dell’economista Emiliano Brancaccio.

Un ruolo nell’organizzazione e nella costruzione dell’appuntamento è stato attribuito anche agli attivisti sociali Paolo Nicchia e Aldo Amoretti, oltre che ad altri protagonisti delle esperienze di movimento dell’area flegrea. La presenza di personalità provenienti da percorsi differenti può certamente favorire un confronto su temi cruciali, a partire dalla crisi ambientale, dalla trasformazione urbana e dalla tutela dei beni comuni. Ma è proprio la pluralità delle presenze a rendere necessario un chiarimento sulle finalità politiche dell’iniziativa e sugli eventuali sviluppi futuri.

Bagnoli e il Campo largo: perché la presenza di Tridico fa discutere

Uno degli elementi che maggiormente interrogano una parte dell’area movimentista è la partecipazione di Antonio Tridico, esponente del Movimento 5 Stelle e parlamentare europeo.

Il Movimento 5 Stelle è infatti uno dei principali soggetti del cosiddetto Campo largo, l’alleanza che a livello nazionale comprende il Partito Democratico e Alleanza Verdi e Sinistra e che, a Napoli, sostiene il sindaco Gaetano Manfredi.

La questione assume un significato particolare proprio a Bagnoli, dove la trasformazione urbanistica, la bonifica dell’area e il progetto legato alla Coppa America alimentano un confronto politico e sociale particolarmente acceso. Gaetano Manfredi ricopre anche il ruolo di commissario straordinario per gli interventi nell’area di Bagnoli, in un contesto nel quale le scelte urbanistiche, le garanzie ambientali e il coinvolgimento dei cittadini rappresentano temi centrali del dibattito pubblico.

La presenza di Antonio Tridico a Marea viene dunque interpretata da alcuni attivisti come un elemento che merita di essere approfondito. L’europarlamentare potrebbe svolgere una funzione di raccordo tra il Movimento 5 Stelle e la rete dei comitati di lotta flegrei? Oppure la sua partecipazione è da leggere semplicemente come un’occasione di confronto su questioni ambientali e territoriali? Al momento, non vi sono elementi sufficienti per attribuire all’iniziativa una precisa strategia politica. Le domande, tuttavia, restano aperte, soprattutto per quanti rivendicano l’autonomia dei movimenti rispetto alle forze che sostengono l’amministrazione comunale.

A rendere più delicato il quadro è anche il fatto che, secondo le informazioni circolate negli ambienti movimentisti, all’appuntamento non sarebbero stati invitati l’Unione Sindacale di Base (USB), Potere al Popolo e Luigi de Magistris, già sindaco di Napoli e oggi nuovamente candidato alla guida della città contro il sindaco uscente Gaetano Manfredi.

L’eventuale esclusione di queste realtà, se confermata, alimenterebbe interrogativi sulla composizione della rete promotrice e sul perimetro politico entro il quale si intende sviluppare il confronto.

L’ipotesi Lucarelli candidato sindaco

Le discussioni attorno a Marea si intrecciano con alcune indiscrezioni che, nelle ultime ore, hanno iniziato a circolare negli ambienti della sinistra sociale napoletana. Secondo queste voci, Alberto Lucarelli, giurista e studioso dei beni comuni, potrebbe essere sollecitato da una parte del mondo dei movimenti a valutare una candidatura a sindaco di Napoli.

Tra coloro che vengono indicati come possibili sostenitori di questa ipotesi figurano attivisti impegnati nelle battaglie per l’acqua pubblica e contro i processi di privatizzazione, Aldo Amoretti, Paolo Nicchia e componenti dell’Assise di Palazzo Marigliano, esperienza legata alle vertenze sui beni comuni e sulla partecipazione democratica.

Si tratta, allo stato attuale, di indiscrezioni che non equivalgono a una candidatura formalizzata. L’eventuale discesa in campo di Alberto Lucarelli potrebbe però modificare gli equilibri nell’area della sinistra alternativa, soprattutto se dovesse intercettare settori del movimento ambientalista, comitati territoriali e realtà impegnate nelle vertenze sociali.

Una simile prospettiva potrebbe creare difficoltà a Luigi de Magistris, che punta a riproporsi come alternativa all’attuale amministrazione comunale. La questione non riguarda soltanto la competizione elettorale, ma anche la capacità di costruire una proposta politica condivisa, senza trasformare le differenze di impostazione in una contrapposizione permanente tra esperienze che, almeno su alcuni temi, potrebbero ritrovarsi dalla stessa parte.

Resta inoltre da capire quali orientamenti assumeranno i diversi comitati di lotta, le organizzazioni dei disoccupati e le altre realtà territoriali. Una parte di questi ambienti potrebbe scegliere di sostenere una candidatura alternativa; altri potrebbero orientarsi verso l’astensionismo, rivendicando l’autonomia dalle dinamiche elettorali e dai partiti.

È un dilemma che attraversa da tempo la sinistra movimentista: partecipare alla competizione istituzionale per incidere sulle decisioni amministrative oppure mantenere una posizione esterna, affidando alle lotte sociali il compito di determinare i rapporti di forza?

Le indiscrezioni sulle proposte di candidatura

Nel quadro delle manovre che accompagnano l’avvicinamento alle elezioni si inserisce anche la vicenda di Eduardo Sorge, dirigente sindacale dei Si Cobas autoconvocati, leader dei disoccupati-corsisti e dei comitati flegrei.

Secondo indiscrezioni circolate negli ultimi giorni, Luigi de Magistris gli avrebbe proposto una candidatura, alternativamente come consigliere comunale oppure alla presidenza della X Municipalità, quella che comprende Bagnoli e Fuorigrotta.

Sempre secondo queste ricostruzioni, Eduardo Sorge avrebbe declinato la proposta, preferendo proseguire il proprio impegno sindacale. Se confermata, la vicenda sarebbe indicativa delle difficoltà che accompagnano il rapporto tra iniziativa politica ed esperienza sindacale. Per alcuni attivisti, infatti, la partecipazione alle elezioni può rappresentare uno strumento per portare nelle istituzioni le rivendicazioni delle lotte; per altri, l’ingresso nelle dinamiche elettorali rischia di indebolire l’autonomia delle organizzazioni sociali e dei lavoratori.

Scampia, lo scontro tra De Magistris e Nardella su Restart

Se a Bagnoli le tensioni riguardano soprattutto le prospettive politiche dei movimenti e il rapporto con il Campo largo, a Scampia il confronto si è acceso attorno alla ricostruzione della storia amministrativa del progetto Restart e al ruolo svolto dalle diverse amministrazioni comunali.

A riaprire la discussione è stato Luigi de Magistris, che in un intervento pubblicato su Cronache di Napoli ha rivendicato il contributo della propria amministrazione alla riqualificazione del quartiere e al percorso che ha portato alla demolizione di alcune Vele e alla realizzazione di nuove abitazioni.

L’ex sindaco ha espresso soddisfazione per il proseguimento dei lavori destinati a consegnare nuovi alloggi agli abitanti delle Vele, ma ha contestato la narrazione secondo cui soltanto negli ultimi anni si sarebbe finalmente intervenuti su Scampia.

Nel suo intervento, Luigi de Magistris ha ricordato il ruolo svolto dalla precedente amministrazione nella definizione del progetto, sottolineando la collaborazione tra Comune, Università e Comitato Vele di Scampia. «Sono molto soddisfatto e felice che i lavori per consegnare altri alloggi – nell’ambito del progetto Restart Scampia – agli abitanti delle Vele procedano bene. È quello su cui abbiamo lavorato dal primo giorno del nostro insediamento a palazzo San Giacomo nel 2011: abbattimento delle vele, tranne una che diverrà sede di istituzioni, e riqualificazione del territorio (compresa l’università).»

Dopo aver riconosciuto l’importanza della prosecuzione degli interventi, l’ex primo cittadino ha concentrato la propria critica sul modo in cui sarebbero stati raccontati pubblicamente gli sviluppi più recenti del progetto. «Quello che, invece, ho trovato davvero grave e finanche disgustoso – per la storia e la lotta degli abitanti delle vele, del quartiere di Scampia, in realtà del popolo napoletano tutto, dell’amministrazione e della politica della città che all’epoca ci ha messo competenza, volontà e coraggio – è il racconto menzognero e intellettualmente disonesto che è stato fatto di quello che sta ultimamente succedendo.»

Nel mirino di Luigi de Magistris è finita quella che considera una rappresentazione distorta della storia amministrativa di Scampia, nella quale il sindaco Gaetano Manfredi, alcuni esponenti della sua maggioranza e rappresentanti del territorio avrebbero presentato gli interventi attuali come una svolta dopo anni di immobilismo. «Il Sindaco Manfredi, la sua “corte dei miracoli” e qualcuno del territorio arruolato pare alla “corte” e colpito da improvvisi vuoti di memoria, raccontano che “finalmente” si fa qualcosa per Scampia dopo anni di immobilismo. Per amore della verità e per giustizia ho il dovere di ricordare pubblicamente che il progetto Restart Scampia trova origine circa dieci anni fa, quando amministravamo la città, in un accordo tra comune di Napoli, dipartimento di architettura dell’università e comitato vele di Scampia.»

De Magistris ha quindi richiamato le tappe precedenti del progetto, ricordando l’approvazione e il finanziamento degli interventi e l’abbattimento di un’ulteriore Vela prima della pandemia da Covid-19. «Un progetto approvato e finanziato dalla città e dal governo. Ricordo anche, fatto difficilmente cancellabile dalla memoria collettiva, che poco prima del Covid vi fu anche l’abbattimento di una ulteriore vela. Per non parlare della difficile gestione delle graduatorie, della trasparenza amministrativa con cui operammo, della consegna di decine di alloggi e di locali in via Gobetti e dintorni.»

La critica si è poi spostata sulla gestione degli ultimi cinque anni, durante i quali, secondo l’ex sindaco, i lavori avrebbero subito rallentamenti e sarebbero emerse criticità sul versante della trasparenza amministrativa. «Quindi oggi non vi è altro che la naturale prosecuzione di un lavoro che non nasce certo in questi ultimi anni (fatti di grave immobilismo). Anzi, sempre per amore della verità, negli ultimi cinque anni, ossia durante la sindacatura Manfredi, si sono rallentati i lavori, che dovevano finire da tempo, la trasparenza è stata messa nel cassetto e vi sono stati anche i morti della vela celeste con responsabilità politiche e non solo per azioni ed omissioni consumate proprio negli ultimi cinque anni.»

Il riferimento alla tragedia della Vela Celeste, nella quale persero la vita tre persone nel luglio 2024, rende particolarmente delicato il confronto. Le responsabilità relative a quella vicenda richiedono accertamenti e valutazioni fondati sui fatti e sugli esiti delle indagini, senza sovrapporre automaticamente le contestazioni politiche agli eventuali profili di responsabilità individuale.

Nella conclusione del suo intervento, Luigi de Magistris ha rivendicato il lavoro svolto dalla propria amministrazione insieme alle realtà istituzionali e sociali coinvolte nel progetto. «È bello sapere che la proficua collaborazione allora tra comune, consiglio comunale, municipalità, architetti, urbanisti ed abitanti delle vele ha portato ad obiettivi così importanti».

Dietro la polemica sul progetto Restart si intravede anche una critica rivolta ad alcuni esponenti politici e attivisti territoriali che, secondo la lettura dell’ex sindaco, non avrebbero riconosciuto adeguatamente il ruolo svolto dalla precedente amministrazione nella costruzione del percorso di riqualificazione.

Tra i destinatari impliciti delle contestazioni vengono indicati Nicola Nardella, presidente dell’VIII Municipalità, e Rosario Andreozzi, consigliere comunale di Alleanza Verdi e Sinistra, entrambi associati in passato a esperienze politiche vicine a De Magistris. Oggi i due sono collocati nell’area politica che sostiene l’amministrazione Manfredi.

Le critiche investono inoltre il rapporto tra rappresentanti istituzionali e alcune componenti del Comitato Vele di Scampia, chiamate in causa nel dibattito sul racconto pubblico della vicenda. Si tratta di valutazioni politiche che restano oggetto di confronto e che non possono essere considerate, di per sé, una dimostrazione di comportamenti scorretti da parte delle persone coinvolte.

La replica di Nicola Nardella: «Quella notte del 2024 io c’ero»

La risposta di Nicola Nardella non si è fatta attendere. In un post pubblicato su Facebook, il presidente dell’VIII Municipalità ha contestato la ricostruzione di Luigi de Magistris, richiamando soprattutto il lavoro svolto dalle istituzioni locali nelle ore e nei giorni successivi alla tragedia della Vela Celeste. La sua replica parte da una critica politica al contenuto dell’intervento dell’ex sindaco, che definisce «politicamente sgrammaticato», per poi soffermarsi sul proprio coinvolgimento personale durante l’emergenza. «Leggo un post di De Magistris su RESTART Scampia. È politicamente sgrammaticato. Quella maledetta notte del 2024 io c’ero e non ricordo di aver incrociato lo sguardo di De Magistris quando anche una bottiglietta d’acqua era un qualcosa di prezioso.»

Nicola Nardella ha quindi ricordato la presenza del sindaco Gaetano Manfredi, i contatti nelle ore notturne e il lavoro svolto dagli operatori sociali della Municipalità, sottolineando le difficoltà affrontate per gestire l’emergenza e il successivo svuotamento delle Vele. «Ricordo invece quello che accade dopo. Ricordo la presenza e poi i messaggi in piena notte di Gaetano Manfredi perchè c’era da prendere delle decisioni, ricordo le assistenti sociali della Municipalità che lavorarono fino allo sfinimento, i tavoli dal Prefetto, la paura degli abitanti e l’angoscia di dover governare pacificamente il processo di svuotamento delle vele (2000 anime).»

La replica richiama inoltre il dolore degli abitanti e la determinazione del Comitato, rivendicando il ruolo svolto dalla Municipalità nella gestione di una situazione estremamente complessa.

«Ricordo il dolore delle persone e la determinazione del Comitato. Ricordo la mia immagine nello specchio e un occhio che perdeva sangue per il non dormire. Vedi caro Luigi sì, la Municipalità 8 Comune di Napoli c’è stata, andando anche oltre quello che era umanamente possibile fare.»

Il presidente della Municipalità ha quindi respinto l’idea che l’amministrazione cittadina e gli esponenti del territorio abbiano cercato di cancellare il contributo delle precedenti esperienze amministrative, accusando invece l’ex sindaco di alimentare una ricostruzione funzionale alla competizione politica. «Così come c’è stata quella che tu chiami “corte dei miracoli”. Il tentativo di costruire una “post verità” e racimolare qualche consenso su questa questione drammatica non è utile a nulla».

Il botta e risposta tra Luigi de Magistris e Nicola Nardella mette così in evidenza due piani distinti della discussione: da una parte, la rivendicazione della continuità amministrativa e del lavoro avviato negli anni precedenti; dall’altra, la necessità di riconoscere il ruolo svolto dalle istituzioni territoriali nella gestione dell’emergenza del 2024.

La questione della memoria amministrativa si intreccia inevitabilmente con quella della responsabilità politica. Ma il confronto rischia di trasformarsi in una contrapposizione tra protagonisti del passato e del presente, lasciando sullo sfondo le esigenze degli abitanti, il completamento degli interventi, la trasparenza delle procedure e la partecipazione delle comunità interessate.

Una sinistra divisa mentre avanzano le scelte del governo

Le vicende di Bagnoli e Scampia, pur differenti per contenuti e protagonisti, restituiscono l’immagine di un’area politica attraversata da tensioni profonde. Da una parte ci sono i movimenti, i comitati e le organizzazioni sociali che rivendicano autonomia dai partiti; dall’altra, le esperienze che ritengono necessario tradurre le battaglie territoriali in una proposta elettorale e in una presenza nelle istituzioni.

In mezzo si colloca il rapporto con il Campo largo, con il Partito Democratico, con il Movimento 5 Stelle e con Alleanza Verdi e Sinistra, forze che sostengono l’amministrazione comunale di Gaetano Manfredi e che, su diversi temi, sono chiamate a confrontarsi con le rivendicazioni dei movimenti ambientalisti e sociali.

Il rischio è che le differenze, anche legittime, si trasformino in una competizione permanente per la rappresentanza delle lotte, fino a rendere più difficile la costruzione di obiettivi comuni.

Le domande sollevate da Aldo Pappalepore su Marea e il confronto tra Luigi de Magistris e Nicola Nardella su Scampia riportano al centro una questione fondamentale: come costruire una prospettiva politica capace di tenere insieme la difesa dei beni comuni, le battaglie ambientali, il diritto alla casa, il lavoro e la partecipazione democratica, senza ridurre tutto alla ricerca di candidature e posizionamenti elettorali?

Non si tratta di negare le differenze o di invocare un’unità puramente formale. Si tratta, piuttosto, di capire se esistano le condizioni per una convergenza su programmi, vertenze e iniziative concrete, mantenendo la necessaria autonomia delle organizzazioni sociali e sindacali.

In una fase segnata dalle politiche economiche e sociali del governo nazionale di centrodestra, dalla crisi del potere d’acquisto, dalle difficoltà del mondo del lavoro e dai conflitti sull’uso dei territori, la frammentazione delle forze che si richiamano all’alternativa sociale rischia di indebolire proprio quelle battaglie che dichiarano di voler sostenere.

Dagli scioperi degli studenti alla mobilitazione USB del 30 ottobre

In questo scenario, le iniziative di mobilitazione rappresentano forse il terreno sul quale le diverse esperienze possono ritrovare una convergenza, al di là delle polemiche e delle appartenenze.Gli scioperi degli studenti, le proteste ambientali e le vertenze dei lavoratori indicano l’esistenza di un disagio sociale che non può essere interpretato soltanto attraverso le dinamiche della competizione elettorale. Sono segnali di una domanda di cambiamento che attraversa generazioni e settori differenti della società.

In questo quadro si colloca anche lo sciopero dell’Unione Sindacale di Base, indicato per il 30 ottobre, tra gli appuntamenti di mobilitazione da sostenere e valorizzare.

Il punto politico, allora, è comprendere se le energie presenti nei comitati territoriali, nelle organizzazioni sindacali, nei movimenti studenteschi e nelle realtà ambientaliste possano convergere su obiettivi condivisi: difesa del lavoro e dei salari, tutela dei beni comuni, diritto alla casa, contrasto alle privatizzazioni, salvaguardia ambientale e partecipazione democratica alle trasformazioni urbane, un No secco alla guerra, al riarmo, al sionismo e al genocidio dei palestinesi

A Bagnoli come a Scampia, le questioni concrete restano davanti a tutti: quale modello di sviluppo per il territorio, quali garanzie per gli abitanti, quale trasparenza nelle decisioni pubbliche e quale spazio per le comunità organizzate? Le prossime elezioni comunali contribuiranno inevitabilmente a ridefinire gli equilibri politici. Ma la capacità di costruire un’alternativa non potrà dipendere soltanto dalla scelta di un candidato o dalla composizione di una lista.

La vera sfida per la sinistra radicale e movimentista napoletana è evitare che il confronto interno si esaurisca in una guerra di dichiarazioni, rivendicazioni e accuse reciproche. Le divisioni possono anche riflettere differenze reali di analisi e di prospettiva; ciò che conta è capire se, oltre le polemiche, sia ancora possibile individuare un terreno comune di lotta.

Perché, mentre a sinistra volano gli stracci, le questioni sociali, ambientali e del lavoro non aspettano i tempi della politica. E se gli scioperi degli studenti e le mobilitazioni del sindacalismo di base possono rappresentare un punto di ripartenza, sarà necessario trasformare quella partecipazione in iniziativa concreta, programmi riconoscibili e capacità di incidere sulle decisioni che riguardano la vita quotidiana delle persone.

Ciro Crescentini

Tags: Bagnoli e Scampiagaetano manfrediluigi de magistrisNapoli politicasinistra napoletana
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🕐 Aggiornato il: 12/10/2026 alle 20:48

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