Il Desk
  • Campania
    • Napoli
    • Salerno
    • Avellino
    • Benevento
    • Caserta
  • Attualità
  • Sport
  • Arte e Cultura
  • Musica e Spettacoli
  • Economia e Società
  • Rubriche
No Result
View All Result
  • Campania
    • Napoli
    • Salerno
    • Avellino
    • Benevento
    • Caserta
  • Attualità
  • Sport
  • Arte e Cultura
  • Musica e Spettacoli
  • Economia e Società
  • Rubriche
No Result
View All Result
Il Desk
No Result
View All Result

Università, l’ANDU lancia il piano di riforma: 45 mila nuovi posti e stop al precariato

Redazione by Redazione
12 Ottobre 2026
in Attualità, Notizie correlate
0

L’Associazione nazionale docenti universitari propone una rifondazione del sistema pubblico: più borse di studio, concorsi nazionali, autonomia degli atenei e maggiori finanziamenti

L’università pubblica italiana ha bisogno di una riforma profonda, capace di restituirle autonomia, democrazia e una reale funzione sociale. È questa la posizione dell’ANDU, l’Associazione Nazionale Docenti Universitari, che rilancia una proposta complessiva per «rifondare l’Università tutta», mettendo al centro il diritto allo studio, la dignità del lavoro accademico e il rafforzamento del sistema universitario nazionale.

Secondo l’associazione, le riforme che negli ultimi decenni hanno interessato l’università, dal numero chiuso al precariato, dai concorsi ai meccanismi di valutazione dell’ANVUR, fino agli interventi sulla governance degli atenei, non rappresenterebbero episodi isolati, ma le diverse tappe di un processo più ampio di indebolimento dell’università statale, avviato alla fine degli anni Ottanta.

L’ANDU individua le responsabilità di questo percorso in una convergenza di interessi accademici, ministeriali e industriali che, a suo giudizio, avrebbe progressivamente condizionato le scelte politiche e istituzionali. Una lettura critica che porta l’associazione a chiedere non semplici correttivi alle singole misure, ma un cambiamento strutturale del modello universitario.

La priorità, sottolinea l’organizzazione, è superare una stagione di interventi frammentari e costruire una mobilitazione ampia e unitaria di tutte le componenti della comunità universitaria, senza subordinare le scelte a interessi di categoria o a logiche di appartenenza.

Diritto allo studio: un’università accessibile a tutti

Il primo pilastro della proposta riguarda il diritto allo studio. Per l’ANDU, l’accesso all’università non può essere subordinato alle condizioni economiche delle famiglie né essere limitato da meccanismi di selezione che ostacolano l’ingresso nei percorsi formativi.

L’associazione propone il superamento del numero chiuso, prevedendo, nella fase transitoria, il sorteggio in sostituzione degli attuali filtri e test di selezione. A questo si dovrebbero affiancare un aumento del numero e dell’importo delle borse di studio, l’assegnazione delle risorse a tutti gli studenti aventi diritto e l’innalzamento progressivo della soglia di reddito per l’esenzione dalle tasse universitarie.

La proposta comprende anche un potenziamento dei servizi: più alloggi, mense, spazi per lo studio e luoghi di socializzazione. Al centro vi è inoltre il miglioramento della didattica, attraverso una revisione dell’attuale struttura dei percorsi universitari articolati secondo il modello «3+2» e un incremento stabile del personale docente.

Particolare attenzione viene riservata anche ai dottorati di ricerca, per i quali l’ANDU chiede un aumento sia del numero sia dell’importo delle borse.

L’obiettivo dichiarato è ambizioso: rendere l’istruzione universitaria gratuita e di qualità, riconoscendole il ruolo di strumento fondamentale per la crescita culturale, sociale ed economica del Paese e per il consolidamento della democrazia.

Basta precariato: 45 mila nuovi posti di professore

Il secondo punto riguarda una delle questioni più controverse del sistema universitario: la precarietà del lavoro accademico.

L’ANDU propone l’attivazione, nell’arco di quattro o cinque anni, di almeno 45 mila posti di ruolo di professore, finanziati con risorse nazionali. Una misura che, nelle intenzioni dell’associazione, dovrebbe consentire di ampliare stabilmente gli organici, valorizzare le competenze maturate nella ricerca e offrire prospettive professionali a chi oggi lavora nell’università in condizioni di incertezza.

Durante la fase di transizione, l’associazione chiede inoltre la proroga, su domanda degli interessati, dei rapporti di lavoro precari attualmente in essere, fino alla conclusione delle procedure concorsuali.

La proposta prevede il superamento delle diverse figure contrattuali precarie e l’introduzione di un’unica figura pre-ruolo, della durata di tre anni. Il numero di questi incarichi dovrebbe essere direttamente collegato alle possibilità di successivo accesso al ruolo, evitando così di alimentare un sistema nel quale la formazione e la produzione scientifica si prolungano per anni senza adeguate garanzie occupazionali.

A questa figura dovrebbero essere riconosciute piena autonomia nella ricerca, anche finanziaria, retribuzione adeguata, diritti e rappresentanza.

Concorsi nazionali contro la cooptazione

Un altro nodo centrale è quello del reclutamento dei docenti. Per l’ANDU, il sistema dei concorsi deve essere ripensato per ridurre il rischio di cooptazione personale e garantire procedure trasparenti, imparziali e fondate sulla valutazione dei candidati.

L’associazione propone che tutte le prove concorsuali, a partire da quelle per l’accesso ai dottorati di ricerca, diventino nazionali. Anche la composizione delle commissioni dovrebbe seguire criteri rigorosi: tutti i commissari dovrebbero essere sorteggiati tra i professori, escludendo quelli appartenenti agli atenei nei quali sono banditi i posti e limitando a uno il numero dei componenti provenienti dalla stessa sede.

L’obiettivo è sottrarre il reclutamento alle dinamiche locali e alle relazioni personali, rafforzando l’indipendenza delle commissioni e la credibilità delle selezioni.

Per l’ANDU, infatti, l’accesso alla carriera accademica deve dipendere da criteri nazionali e verificabili, non dalla vicinanza a determinati gruppi o dall’appartenenza a specifiche sedi universitarie.

Un ruolo unico per i professori universitari

La riforma proposta dall’associazione investe anche l’organizzazione della carriera docente. L’ANDU chiede l’istituzione di un unico ruolo dei professori universitari, articolato in tre livelli retributivi, con uguali compiti, diritti e doveri e un unico stato giuridico valido in tutti gli atenei.

In questo modello, le differenze tra i livelli riguarderebbero principalmente il trattamento economico, mentre verrebbero garantiti a tutti i componenti del ruolo gli stessi diritti, compreso l’elettorato attivo e passivo.

L’ingresso dovrebbe avvenire attraverso concorsi nazionali, mentre il passaggio da un livello all’altro sarebbe subordinato, su domanda dell’interessato, a una valutazione nazionale complessiva dell’attività scientifica e didattica. In caso di esito positivo, il riconoscimento del nuovo livello dovrebbe essere automatico, senza ulteriori filtri locali.

Anche la scelta della sede di servizio dovrebbe essere regolata a livello nazionale: i vincitori dei concorsi potrebbero indicare le proprie preferenze tra gli atenei nei quali sono stati banditi i posti, sulla base di una graduatoria.

Per quanto riguarda gli scatti economici all’interno di ciascun livello, l’ANDU propone di collegarli esclusivamente all’anzianità di servizio, considerandoli una forma di «retribuzione differita». L’età pensionabile dovrebbe inoltre essere uniforme per tutti i professori del ruolo unico, mentre l’accesso all’elettorato passivo sarebbe riservato a chi abbia maturato almeno cinque anni di anzianità nel ruolo.

La transizione dovrebbe tutelare le posizioni già esistenti. Gli attuali ricercatori a tempo indeterminato, i professori associati e gli ordinari potrebbero essere inquadrati, su domanda, rispettivamente nel terzo, secondo e primo livello, conservando la retribuzione iniziale.

Per i ricercatori di ruolo e i professori associati che abbiano conseguito l’abilitazione scientifica nazionale, l’associazione chiede inoltre il riconoscimento immediato e automatico del passaggio di livello, con i relativi incrementi economici a carico dello Stato.

Autonomia universitaria e superamento dell’ANVUR

La rifondazione del sistema, secondo l’ANDU, non può prescindere dal rafforzamento dell’autonomia universitaria rispetto ai poteri politici, economici e accademici.

In questa prospettiva, l’associazione propone l’abolizione dell’ANVUR, l’Agenzia nazionale di valutazione del sistema universitario e della ricerca, ritenuta uno strumento che ha contribuito a sottoporre l’università a forme eccessive di controllo esterno.

Al suo posto, l’ANDU propone di sostituire il Consiglio universitario nazionale (CUN) con un nuovo organismo di autogoverno e rappresentanza dell’intero sistema universitario. Tutti i componenti dovrebbero essere eletti direttamente e contemporaneamente, mentre la rappresentanza della componente docente dovrebbe rispettare il peso numerico delle aree disciplinari, ridotte a un numero compreso tra cinque e sei.

L’elettorato attivo e passivo dei docenti non dovrebbe più essere distinto in base ai diversi livelli della carriera.

L’associazione punta così a costruire una rappresentanza nazionale più unitaria e indipendente, capace di difendere l’autonomia degli atenei e di contrastare, nella sua interpretazione, le pressioni che negli ultimi decenni avrebbero contribuito a indebolire il sistema pubblico.

In questo quadro, l’ANDU esprime anche una critica netta alla CRUI, la Conferenza dei rettori delle università italiane, chiedendo di ridimensionarne il ruolo nelle dinamiche di governo e di rappresentanza dell’università nazionale.

Atenei più democratici: ridurre i poteri dei rettori

La democratizzazione riguarda anche il funzionamento interno delle università. L’ANDU propone di attribuire al Senato accademico il ruolo di principale organo decisionale e rappresentativo di tutte le componenti universitarie, trasformando il Consiglio di amministrazione in un organismo prevalentemente esecutivo.

Un cambiamento che si accompagna alla richiesta di una netta riduzione dei poteri dei rettori, giudicati eccessivamente concentrati, e alla loro esclusione dal Senato accademico.

La proposta mira a riequilibrare gli assetti decisionali degli atenei, restituendo centralità alla rappresentanza collegiale e alla partecipazione della comunità universitaria.

L’università, in questa prospettiva, non dovrebbe essere governata secondo un modello verticistico, ma attraverso organismi nei quali le diverse componenti possano concorrere alle decisioni e alle scelte strategiche.

Un collegio disciplinare nazionale e paritetico

Tra i punti della riforma figura anche il trasferimento a livello nazionale dell’azione disciplinare nei confronti dei docenti, superando gli attuali collegi di disciplina di ateneo.

Il nuovo organismo dovrebbe essere composto in modo paritetico, superando le precedenti configurazioni caratterizzate da una netta prevalenza dei professori ordinari rispetto alle altre componenti della docenza.

L’ANDU chiede inoltre che il potere di avviare i procedimenti disciplinari non sia più concentrato nelle mani del rettore, ma venga affidato a un organo collegiale. La finalità è garantire maggiore equilibrio, imparzialità e uniformità di trattamento, evitando che le procedure disciplinari siano condizionate dagli stessi rapporti di potere interni agli atenei che la proposta complessiva intende ridimensionare.

Più finanziamenti per tutti gli atenei, non soltanto per pochi

L’ultimo pilastro riguarda il finanziamento dell’università pubblica. L’ANDU contesta un modello che, a suo giudizio, tende a concentrare le risorse in un numero ristretto di atenei considerati d’eccellenza, penalizzando gli altri e accentuando le disuguaglianze territoriali.

A questa logica l’associazione contrappone una strategia di crescita diffusa, nella quale tutti gli atenei possano migliorare la qualità della ricerca, della didattica e dei servizi agli studenti.

La competizione tra università, soprattutto quando si svolge in condizioni di partenza profondamente diseguali, rischierebbe infatti di indebolire il sistema nel suo complesso. Per questo l’ANDU propone di incentivare la collaborazione tra gli atenei, anziché alimentare una contrapposizione nella quale pochi poli concentrano risorse e opportunità.

La richiesta è di portare il finanziamento dell’università italiana almeno al livello della media europea e di raggiungere standard europei anche per quanto riguarda il numero dei laureati e il rapporto tra docenti di ruolo e studenti.

Investire nell’università, secondo questa impostazione, significa non soltanto sostenere la ricerca scientifica e la formazione, ma anche ridurre le disparità territoriali, ampliare le opportunità per le nuove generazioni e rafforzare la capacità del Paese di affrontare le trasformazioni economiche e sociali.

Una mobilitazione unitaria per cambiare modello

La proposta dell’ANDU si presenta, dunque, come un progetto organico che collega il diritto allo studio alle condizioni di lavoro dei docenti, il reclutamento alla democrazia interna, l’autonomia degli atenei alla distribuzione delle risorse pubbliche.

Il messaggio rivolto alla comunità universitaria è quello di superare la frammentazione delle iniziative e la difesa di interessi particolari, costruendo una piattaforma condivisa capace di coinvolgere docenti, ricercatori, personale tecnico-amministrativo e studenti.

L’associazione invita a non limitarsi a contrastare singoli provvedimenti, ma a mettere in discussione il modello complessivo di università che si è consolidato negli ultimi decenni.

La sfida, in definitiva, è riportare l’università pubblica al centro delle politiche nazionali, riconoscendole una funzione che va oltre la formazione professionale e la produzione di risultati misurabili: garantire l’accesso al sapere, promuovere la libertà della ricerca, alimentare la mobilità sociale e contribuire allo sviluppo democratico del Paese.

«Rifondare l’Università tutta» significa, nella prospettiva dell’ANDU, ripartire da questi principi e tradurli in scelte concrete: più risorse, meno precarietà, regole nazionali trasparenti, maggiore partecipazione democratica e pari dignità per tutti gli atenei.

Una proposta che punta a riaprire il confronto sul futuro dell’università italiana, chiedendo che il sistema pubblico non venga considerato un costo da contenere o un insieme di istituzioni da mettere in competizione, ma un investimento strategico per l’intera società.

Ciro Crescentini

Tags: ANDUprecariato universitarioriforma universitàuniversità pubblica
Previous Post

Morti sul lavoro in Italia, i dati 2026: 701 vittime nei primi otto mesi, +2,9%

Next Post

Napoli, il Sindaco Manfredi conferisce la Medaglia della Città all’attore Mariano Rigillo 

Next Post
Napoli, il Sindaco Manfredi conferisce la Medaglia della Città all’attore Mariano Rigillo 

Napoli, il Sindaco Manfredi conferisce la Medaglia della Città all'attore Mariano Rigillo 

🕐 Aggiornato il: 12/10/2026 alle 23:35

Le news in evidenza

  • Napoli, il Sindaco Manfredi conferisce la Medaglia della Città all’attore Mariano Rigillo  12 Ottobre 2026
  • Università, l’ANDU lancia il piano di riforma: 45 mila nuovi posti e stop al precariato 12 Ottobre 2026
  • Morti sul lavoro in Italia, i dati 2026: 701 vittime nei primi otto mesi, +2,9% 12 Ottobre 2026
  • Napoli, scontro a sinistra da Bagnoli a Scampia: de Magistris attacca, Nardella replica 12 Ottobre 2026
  • Caro affitti a Napoli, il boom dei B&B cambia i quartieri e spinge fuori i residenti 12 Ottobre 2026
  • Castellammare di Stabia, dimessa dall’ospedale muore a 33 anni: morta anche la bambina che aspettava 11 Ottobre 2026

ILDESK è una testata giornalistica registrata

Direttore responsabile Ciro Crescentini. Registrata presso il Tribunale di Napoli n.32 dell’ 08/07/2013. Editore Immediate Media Srl – P.iva 05656330650 Contatti: [email protected]

  • Redazione
  • Cookie Policy
  • Copyright

© 2013 - 2026. Tutti i diritti riservati Il Desk - Made with ❤ in Italy by IMMEDIATE Media Group.

Gestisci Consenso
Per fornire le migliori esperienze, utilizziamo tecnologie come i cookie per memorizzare e/o accedere alle informazioni del dispositivo. Il consenso a queste tecnologie ci permetterà di elaborare dati come il comportamento di navigazione o ID unici su questo sito. Non acconsentire o ritirare il consenso può influire negativamente su alcune caratteristiche e funzioni.
Funzionale Sempre attivo
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono strettamente necessari al fine legittimo di consentire l'uso di un servizio specifico esplicitamente richiesto dall'abbonato o dall'utente, o al solo scopo di effettuare la trasmissione di una comunicazione su una rete di comunicazione elettronica.
Preferenze
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per lo scopo legittimo di memorizzare le preferenze che non sono richieste dall'abbonato o dall'utente.
Statistiche
L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici. L'archiviazione tecnica o l'accesso che viene utilizzato esclusivamente per scopi statistici anonimi. Senza un mandato di comparizione, una conformità volontaria da parte del vostro Fornitore di Servizi Internet, o ulteriori registrazioni da parte di terzi, le informazioni memorizzate o recuperate per questo scopo da sole non possono di solito essere utilizzate per l'identificazione.
Marketing
L'archiviazione tecnica o l'accesso sono necessari per creare profili di utenti per inviare pubblicità, o per tracciare l'utente su un sito web o su diversi siti web per scopi di marketing simili.
  • Gestisci opzioni
  • Gestisci servizi
  • Gestisci {vendor_count} fornitori
  • Per saperne di più su questi scopi
Visualizza le preferenze
  • {title}
  • {title}
  • {title}
No Result
View All Result
  • Campania
    • Napoli
    • Salerno
    • Avellino
    • Benevento
    • Caserta
  • Attualità
  • Sport
  • Arte e Cultura
  • Musica e Spettacoli
  • Economia e Società
  • Rubriche

© 2013 - 2026. Tutti i diritti riservati Il Desk - Made with ❤ in Italy by IMMEDIATE Media Group.