Da Chiaia a Montecalvario, la crescita degli alloggi turistici aumenta la pressione sul mercato residenziale. Il Comune punta a limitare al 30% gli alloggi turistici per edificio
Napoli conquista i turisti, ma rischia di perdere i suoi abitanti. Il boom degli affitti brevi sta ridisegnando il volto della città, trasformando numerosi appartamenti in alloggi destinati ai visitatori e alimentando la pressione sul mercato immobiliare. A fotografare il fenomeno è uno studio del Politecnico di Torino, attraverso l’analisi degli annunci pubblicati su Airbnb tra il 2017 e il 2024.
I numeri raccontano una crescita impressionante: il giro d’affari supera i 188 milioni di euro annui, con un incremento del 370 per cento e una tariffa media giornaliera che raggiunge i 110 euro. Secondo i dati comunali, Napoli conta circa diecimila strutture ricettive, tra locazioni turistiche, case vacanze, affittacamere e bed and breakfast. In alcune zone, interi condomini hanno progressivamente cambiato destinazione, inseguendo la redditività del turismo.
A pagare il prezzo della trasformazione sono soprattutto i quartieri centrali, da San Ferdinando a Chiaia, passando per Montecalvario e Pendino. Qui i canoni residenziali risultano aumentati tra il 32 e il 42 per cento, mentre cresce la presenza di abitazioni destinate interamente ai turisti. Per molte famiglie, trovare una casa a prezzi sostenibili diventa così una sfida sempre più difficile.
A preoccupare è anche la concentrazione del mercato nelle mani dei grandi gestori. Gli operatori con oltre dieci appartamenti sono aumentati del 90,1 per cento, mentre le unità immobiliari controllate da questa categoria sono cresciute del 315 per cento. Un’espansione che coinvolge anche Pozzuoli, Bacoli, Ercolano e Procida.
Il rischio è quello della gentrificazione: quartieri storicamente popolari diventano più costosi, i negozi cambiano volto e i residenti di lunga data vengono progressivamente spinti verso aree meno care.
Per contenere il fenomeno, la giunta guidata da Gaetano Manfredi ha approvato una variante urbanistica che introduce un limite del 30 per cento agli alloggi turistici per edificio. La sfida sarà conciliare l’economia dell’accoglienza con il diritto alla casa. Perché una città può vivere di turismo, ma non dovrebbe smettere di essere una casa per chi la abita ogni giorno.
Alessandro Manna
