La Rete 25 Aprile 25 denuncia una grave frattura interna e contesta la gestione del garante nazionale. Al centro della polemica, la legittimità delle procedure e il diritto delle sezioni alla piena partecipazione democratica
È alta tensione nell’Anpi di Napoli e provincia in vista del congresso provinciale. Le sezioni Napoli Nord, Napoli Orientale «Aurelio Ferrara», Napoli Centro «Lenuccia», Sant’Anastasia «Caduti della Flobert» e Portici «Ciro Siciliano», riunite nella Rete 25 Aprile 25, denunciano il rischio che l’appuntamento congressuale si svolga escludendo una parte consistente della base associativa: quasi 600 iscritti su meno di 1.200 complessivi, appartenenti, secondo quanto riferito da un garante nazionale, a sette delle 22 sezioni iniziali.
Al centro della contestazione c’è il congresso straordinario richiesto circa 18 mesi fa dalle sezioni firmatarie e previsto per febbraio 2026, ma successivamente accantonato. Secondo la Rete, la decisione sarebbe stata appresa da fonti esterne all’Anpi, senza comunicazioni ufficiali né un passaggio formale negli organismi statutari. Le sezioni contestano inoltre la permanenza a Napoli del garante nazionale, figura che, sostengono, non è prevista dallo statuto dell’associazione e la cui funzione sarebbe stata legata proprio alla preparazione del congresso straordinario.
Nel comunicato, i firmatari descrivono una gestione accentrata, caratterizzata da nomine contestate, procedure ritenute irregolari e provvedimenti che giudicano divisivi e discriminatori. Pratiche che, secondo la loro ricostruzione, avrebbero colpito soprattutto le realtà territoriali più partecipate, alimentando sfiducia e allontanamento degli iscritti. Una situazione che avrebbe impedito quella «primavera dell’Anpi» auspicata come stagione di rinnovamento, apertura e coinvolgimento.
La frattura, tuttavia, non riguarda soltanto le procedure organizzative. Emergono anche divergenze politiche sul ruolo dell’associazione, dalla difesa dei diritti del popolo palestinese alla contrarietà al riarmo, fino alla rivendicazione di un’Anpi autonoma dagli interessi partitici. Le sezioni rivendicano il radicamento nei territori, nei luoghi di lavoro e di studio e il rapporto con movimenti, associazioni e realtà culturali.
La preoccupazione espressa dalla Rete riguarda soprattutto il restringimento degli spazi di dissenso e il rischio di una deriva autoritaria nei processi decisionali. «Il confronto, anche acceso, rappresenta una ricchezza e non una minaccia», sostengono i firmatari, richiamando il pluralismo che caratterizzò la Resistenza italiana.
La richiesta è di ristabilire trasparenza, parità di diritti e piena partecipazione prima di procedere al congresso. Per la Rete 25 Aprile 25, un appuntamento che escludesse intere sezioni e centinaia di iscritti rischierebbe di ratificare una frattura anziché ricomporla. La conclusione del comunicato è netta: «Prima si ristabiliscono i diritti, la parità e la piena partecipazione».
