Dalla mobilitazione nazionale “La fine del genocidio” arriva una richiesta precisa: fermare le operazioni militari israeliane, aprire i corridoi umanitari e ritirare le truppe dai territori occupati. In corteo anche Greta Thunberg, presente a Napoli
Da Torino a Roma, passando per Milano, Bologna e Napoli, le piazze italiane tornano a riempirsi di bandiere palestinesi e richieste di giustizia. La mobilitazione nazionale intitolata “La fine del genocidio” ha portato in strada attivisti, studenti, lavoratori e organizzazioni solidali con il popolo palestinese, riuniti attorno a obiettivi comuni: fermare la devastazione di Gaza, garantire l’ingresso degli aiuti umanitari e porre fine all’occupazione israeliana dei territori palestinesi.
L’iniziativa ha raccolto l’adesione di centinaia di associazioni, sigle sindacali, collettivi studenteschi e realtà politiche. Un fronte composito, attraversato da sensibilità differenti, ma accomunato dalla volontà di mantenere alta l’attenzione sulla catastrofe umanitaria nella Striscia e di contestare le politiche del governo israeliano. Per i promotori, non è sufficiente esprimere solidarietà: occorrono interventi concreti per proteggere la popolazione civile e consentire l’arrivo senza ostacoli di cibo, medicinali e beni essenziali.
Torino, tensioni prima della partenza
Nel capoluogo piemontese la giornata è cominciata con momenti concitati in piazza Castello, nella fase iniziale dell’iniziativa. Superati i primi attimi di tensione, il corteo ha preso forma e ha attraversato le vie del centro, accompagnato da bandiere palestinesi e cartelli di denuncia contro la guerra.
Tra le immagini mostrate dai manifestanti è comparso anche un ritratto del premier israeliano Benjamin Netanyahu raffigurato a testa in giù, con la scritta “Wanted”. Un simbolo provocatorio che si inserisce nel clima di forte opposizione alle operazioni militari israeliane e alle responsabilità politiche attribuite dai partecipanti ai vertici dello Stato di Israele.

La protesta torinese si è inserita in una giornata di mobilitazione diffusa, con iniziative analoghe organizzate in altre importanti città italiane. La presenza nelle strade di studenti, associazioni e organizzazioni sindacali ha confermato il carattere trasversale della manifestazione, che ha trovato nella difesa dei diritti dei palestinesi il proprio principale punto di convergenza.
A Napoli arriva Greta Thunberg
A richiamare l’attenzione sulla manifestazione napoletana è stata anche la partecipazione dell’attivista svedese Greta Thunberg, arrivata per la prima volta in città. La giovane, conosciuta a livello internazionale per le campagne sul clima e per il suo impegno a favore della popolazione palestinese, ha raggiunto i manifestanti nella zona della stazione ferroviaria, unendosi al corteo e fermandosi a parlare brevemente con alcune delle persone presenti.
La sua presenza ha dato ulteriore visibilità a una mobilitazione che non riguarda soltanto le piazze italiane, ma si inserisce in una più ampia rete internazionale di iniziative di solidarietà con Gaza. La partecipazione di Thunberg ha attirato l’interesse dei presenti, senza modificare il centro politico della giornata: la richiesta di un cambiamento concreto nelle condizioni di vita della popolazione palestinese.

Dalle piazze una richiesta politica
Roma, Milano e Bologna hanno partecipato alla giornata insieme a Torino e Napoli, componendo una mappa nazionale della protesta. Al centro degli slogan e delle rivendicazioni dei promotori sono rimasti la fine immediata delle operazioni militari, l’accesso degli aiuti umanitari e il ritiro dell’esercito israeliano dai territori occupati.
La mobilitazione ha inoltre riportato al centro del dibattito pubblico il tema del sionismo, contestato da una parte dei manifestanti nel quadro della critica alle politiche israeliane. Una distinzione resta essenziale: la denuncia delle azioni di un governo e dell’occupazione non deve trasformarsi in ostilità verso gli ebrei in quanto tali.

Il messaggio lanciato dalle piazze è rivolto alle istituzioni italiane e internazionali: la solidarietà, sostengono i promotori, deve tradursi in iniziative diplomatiche e politiche capaci di incidere sulla situazione sul terreno. Per chi ha partecipato, scendere in strada significa rifiutare l’indifferenza davanti alle sofferenze dei civili e rivendicare il diritto del popolo palestinese alla sicurezza, alla libertà e all’autodeterminazione.
La giornata di cortei non chiude la mobilitazione. Al contrario, per le associazioni e i collettivi coinvolti rappresenta un nuovo passaggio di una campagna destinata a proseguire, con l’obiettivo di mantenere Gaza al centro dell’attenzione pubblica e chiedere che alle parole seguano fatti concreti.
Alessandro Manna

