Carenza di organico e caldo estremo paralizzano gli ospedali italiani: sale la protesta di medici e sindacati per la tenuta dei reparti
Un corridoio rovente, il bip incessante dei monitor e una fila interminabile di barelle stipate dove un tempo passavano solo i carrelli della corsia. La tempesta perfetta della sanità pubblica italiana esplode puntuale ogni estate, ma nel mese di agosto il collasso della medicina d’emergenza tocca il suo apice. Con l’esplosione delle temperature e le mete turistiche prese d’assalto, i pronto soccorso della penisola si ritrovano a fronteggiare un’ondata straordinaria di accessi disponendo di una forza lavoro ridotta all’osso.
La carenza di organico è ormai un male cronico, ma nella stagione calda si trasforma in una vera e propria voragine. Per concedere le ferie contrattuali a un personale stremato da turni estenuanti, negli ospedali del Paese arrivano a mancare fino a 7mila medici e migliaia di infermieri. A soffrire sono soprattutto le fasce fragili, in particolare anziani e malati cronici rimasti soli nelle città, il cui afflusso cresce di oltre il 15%. Per evitare la paralisi, le strutture si rifugiano nell’unica scappatoia immediata: il ricorso ai medici gettonisti.
Nata come misura emergenziale temporanea, l’esternalizzazione si è strutturata come un modello permanente ed estremamente oneroso. Nel solo biennio 2024-2025 il Servizio Sanitario Nazionale ha impegnato oltre un miliardo di euro per ingaggiare liberi professionisti tramite cooperative private. Si tratta spesso di camici bianchi privi di specializzazione in emergenza, retribuiti a singolo turno. A dispetto delle promesse ministeriali di azzerare la pratica, i costi continuano a salire (+15% nel 2025), spinti soprattutto dalle regioni del Nord e dalla Sardegna.
Il grido d’allarme delle organizzazioni di categoria (Simeu, Anaao Assomed, Fadoi) è unanime: la fuga dal servizio pubblico non si fermerà senza interventi strutturali. Mancano adeguamenti salariali significativi, il riconoscimento del lavoro usurante e l’introduzione di riposi biologici compensativi. Senza una seria valorizzazione del personale dipendente, i concorsi pubblici andranno deserti e le corsie continueranno a dipendere dalle società private.
Il costo più drammatico ricade sulla pelle di pazienti e operatori. Il fenomeno del “boarding” costringe decine di malati a restare bloccati per 48-72 ore su una barella nei corridoi, privi di riservatezza sotto gli occhi dei familiari. Al contempo, il personale sanitario vive un logorio etico intollerabile, costretto a erogare cure in condizioni che mortificano la dignità professionale e umana.
Alessandro Manna

