Tra luglio e agosto centinaia di famiglie flegree hanno dovuto abbandonare le proprie abitazioni. Il vescovo Villano e la Caritas chiedono responsabilità ai proprietari: “Non si lucri sulle difficoltà degli sfollati”
Gli eventi sismici che hanno scosso l’area flegrea tra la fine di luglio e l’inizio di agosto lasciano in eredità una ferita profonda. Il bilancio parla chiaro: circa duemila persone evacuate e ben 125 edifici dichiarati inagibili, compresi diversi istituti scolastici e parrocchie di quartiere.
In questo scenario di piena emergenza, oltre 780 nuclei familiari si sono visti costretti a richiedere il Contributo per l’Autonoma Sistemazione (CAS) per far fronte alla perdita della propria abitazione. Un quadro già complesso, complicato in queste ore da un fenomeno tanto strisciante quanto odioso: l’innalzamento ingiustificato dei prezzi degli affitti, sia nell’area flegrea sia nei comuni limitrofi al di fuori della cosiddetta “Zona Rossa”.
Di fronte al rischio che la crisi abitativa si trasformi in un terreno di caccia per la speculazione immobiliare, la risposta della comunità ecclesiastica non si è fatta attendere. Guidati dal vescovo Carlo Villano, i parroci della zona e la Caritas Diocesana hanno rivolto un pressante appello alla coscienza dei proprietari di casa. L’invito è chiaro e accorato: non approfittare del dramma altrui per aumentare i canoni, ma riscoprire il valore della responsabilità sociale e dell’aiuto reciproco.
La casa, sostengono fermamente i rappresentanti religiosi, è un diritto essenziale e non può diventare merce di scambio o strumento di profitto in un momento così delicato. Deve restare un bene condiviso, tutelato dai principi cardine di carità e giustizia.
Nonostante le stesse strutture parrocchiali abbiano riportato ferite e danni consistenti, i sacerdoti locali rimangono saldi sul territorio, in prima linea al fianco dei cittadini più vulnerabili. L’attivazione immediata di una rete solidale e vigilante diventa oggi indispensabile per impedire abusi speculativi e assicurare che, nella complessa fase di ricostruzione e ripartenza, nessuno venga lasciato solo.
Alessandro Manna

