La proposta di deliberazione sul passaggio da azienda speciale a società per azioni potrebbe essere approvata nelle prossime ore e poi arrivare in Consiglio comunale. Corteo dei comitati con Zanotelli e Lucarelli contro il cambio di modello. La Cgil difende il percorso e respinge l’ipotesi di privatizzazione
Nuova giornata di mobilitazione a Napoli contro la trasformazione di ABC – Acqua Bene Comune da azienda speciale a società per azioni. Il corteo promosso dai comitati per l’acqua pubblica è partito da piazza Municipio e ha raggiunto Palazzo Santa Lucia, sede della Giunta regionale della Campania, per contestare il percorso politico e amministrativo che potrebbe portare al cambio della forma giuridica dell’azienda idrica napoletana.
Alla manifestazione hanno partecipato padre Alex Zanotelli, missionario comboniano e storico protagonista delle battaglie per l’acqua pubblica; il professor Alberto Lucarelli, ordinario di Diritto Costituzionale all’Università degli Studi di Napoli Federico II; Corrado Oddi del Forum Italiano dei Movimenti per l’Acqua Pubblica, oltre a rappresentanti dell’Unione Sindacale di Base e di Potere al Popolo.
La protesta arriva mentre cresce l’attesa per una possibile proposta di deliberazione della Giunta comunale sulla trasformazione di ABC in S.p.A. L’atto, secondo indiscrezioni, potrebbe essere approvato nelle prossime ore e successivamente arrivare all’esame del Consiglio comunale, chiamato a decidere sul futuro assetto dell’azienda.

Una scelta che ha aperto un nuovo fronte di confronto politico. L’amministrazione comunale sostiene la necessità di un nuovo modello organizzativo per rafforzare la gestione del servizio idrico; i comitati contestano invece il passaggio da azienda speciale a società per azioni, ritenendolo un cambio di prospettiva rispetto all’esperienza nata dopo il referendum sull’acqua pubblica del 2011.
La Cgil difende il percorso: “Nessuna privatizzazione”
Nel dibattito è intervenuta la Cgil Napoli e Campania dopo l’incontro del 9 luglio con il Comune di Napoli, alla presenza del sindaco Gaetano Manfredi e degli assessori Eduardo Cosenza e Pier Paolo Baretta.
Il sindacato ha respinto le accuse di aver sostenuto una privatizzazione dell’acqua e ha rivendicato la propria posizione a difesa della gestione pubblica. “Un sindacato che vuole rappresentare lavoratrici e lavoratori ascolta le loro istanze e cerca di dare una risposta ai loro problemi e alle loro preoccupazioni. Un sindacato confederale come la Cgil cerca di dare risposte che tengano conto dell’interesse generale della collettività”, scrive la segreteria Cgil Napoli e Campania.
Il sindacato aggiunge: “non è accettabile una logica che voglia schiacciare ogni posizione al ‘con noi o contro noi’. E con un elemento che per noi è sempre stato chiaro e che non potrà mai essere messo in discussione: l’acqua è un bene pubblico essenziale, la cui gestione e proprietà devono restare pubblici”.
La Cgil chiarisce inoltre: “No, non è stato fatto un accordo col Comune per privatizzare l’acqua. La Cgil, coerente alle sue idee, resterà a presidiare il percorso con l’amministrazione comunale affinché, anche nel momento della riscrittura dello statuto, il carattere pubblico e l’esclusione di quote di privati vengano definiti con chiarezza”.

La contestazione: “La difesa del pubblico non può diventare un sostegno automatico alla riforma”
È proprio questo passaggio a suscitare le maggiori critiche da parte dei movimenti contrari alla trasformazione. La questione, sostengono i comitati, non si esaurisce nella presenza o meno di soci privati, ma riguarda il modello di gestione, il rapporto con i cittadini e il significato stesso di bene comune.
La posizione della Cgil viene contestata perché, secondo i suoi critici, rischia di trasformarsi in una legittimazione preventiva della scelta dell’amministrazione comunale. Difendere l’assenza di privati nella futura S.p.A., osservano i movimenti, non risolverebbe il problema politico centrale: il passaggio da un’azienda speciale, nata con una precisa impostazione pubblicistica, a una società per azioni con logiche e strumenti differenti.
A essere messo in discussione è anche il metodo. Un sindacato generale, secondo questa critica, non dovrebbe limitarsi al confronto con l’ente proprietario e con l’amministrazione, ma avrebbe dovuto promuovere un percorso pubblico e partecipato coinvolgendo lavoratori, comitati, associazioni, esperti e cittadini prima di assumere una posizione su una scelta destinata a incidere sulla gestione di un bene essenziale.

Una vicenda, dunque, nella quale la Cgil rivendica il proprio ruolo di garante del carattere pubblico dell’acqua, ma viene accusata dai suoi oppositori di essersi collocata troppo rapidamente al fianco della linea del Comune senza un confronto realmente aperto con tutte le componenti del movimento per l’acqua pubblica.
La Cgil rivendica il passato di ABC
Nel documento il sindacato ricorda anche il proprio sostegno alla nascita di ABC e denuncia i problemi accumulati negli anni: “ABC Napoli, costituita per rafforzare il regime pubblico del servizio idrico è nata anche con il nostro appoggio e con la volontà consapevole delle lavoratrici e dei lavoratori. Tuttavia l’azienda, nella quale abbiamo creduto perché rappresentava un’idea unica tra le aziende pubbliche del nostro Paese, ha perso negli anni quelle caratteristiche”.

La Cgil richiama le difficoltà organizzative, la carenza di personale, l’aumento dei carichi di lavoro e le esternalizzazioni di alcune attività, sostenendo che queste criticità siano state vissute direttamente dai lavoratori.
Il futuro di ABC passa ora dalla Giunta e dal Consiglio comunale. La scelta non riguarda soltanto una modifica societaria, ma il modello attraverso cui Napoli intende gestire uno dei suoi servizi pubblici fondamentali.
Ciro Crescentini
