74 secondi mostrano le manovre della Croce Rossa mentre l’uomo è ancora legato. L’avvocato Anselmo: “Volto insanguinato e spray ravvicinato”
Esiste un filmato di poco più di un minuto, girato dallo smartphone di un residente del quartiere Pilastro, che sta cambiando il peso delle domande sulla morte di Abderrahim Fakir, deceduto mentre si trovava in custodia.
Settantaquattro secondi di sequenze nitide in cui si vedono quattro operatori della Croce Rossa tentare un disperato massaggio cardiaco e la ventilazione artificiale. Un dettaglio, tuttavia, cattura immediatamente l’attenzione: l’uomo è steso a terra con le caviglie strette dalle fascette e le braccia ancora bloccate dietro la schiena.
Le immagini e i dettagli contestati
Attorno al corpo, su cui sono già stati applicati gli elettrodi del defibrillatore, si muove la squadra di soccorso affiancata da un agente di polizia. A far discutere la difesa sono soprattutto i segni visibili sul volto di Fakir, segnato da vistose tracce di sangue e da macchie marrone scuro che suggeriscono l’impiego di spray al peperoncino da distanza ravvicinata. A questo quadro si somma la controversa scelta di effettuare le complesse manovre di rianimazione mentre l’uomo si trovava ancora completamente immobilizzato.
La scelta della famiglia e della difesa
L’avvocato Fabio Anselmo, che cura gli interessi dei familiari della vittima, ha puntato i riflettori proprio su queste incongruenze per chiedere piena trasparenza sulle ultime fasi di vita dell’uomo.
In una scelta di forte impatto comunicativo, il video è stato reso pubblico senza oscurare il volto di Fakir. Una decisione condivisa con la famiglia, dettata dalla precisa volontà di mostrare all’opinione pubblica le reali condizioni dell’uomo nel momento in cui i soccorritori cercavano di rianimarlo.
Alessandro Manna
