Imprese, sindacati e istituzioni chiamati a rendere pubblici i dati sulle assunzioni nei cantieri
A Napoli si celebra l’avvio dei corsi per “Operaio Edile Polivalente” destinati a richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale, temporanea e speciale. Un’iniziativa che coinvolge Prefettura, Comune di Napoli, ACEN, Formedil Napoli, organizzazioni del terzo settore e sindacati nell’ambito di un protocollo nazionale sottoscritto dal Ministero dell’Interno, dal Ministero del Lavoro, dall’ANCE e dalle organizzazioni sindacali di categoria Fillea Cgil, Filca Cisl e Feneal Uil.
Sulla carta, un progetto virtuoso: formazione professionale, integrazione sociale e risposta alla carenza di manodopera nel settore delle costruzioni. Ma oltre ai comunicati e alle fotografie istituzionali, esiste una domanda che merita una risposta chiara: questi corsi producono davvero lavoro?
Perché il punto non è quanti attestati vengono consegnati. Il punto è quanti lavoratori vengono assunti.
Se le imprese edili denunciano da anni la difficoltà di reperire personale qualificato, allora dovrebbe essere semplice conoscere quanti partecipanti ai precedenti percorsi formativi abbiano trovato occupazione nei cantieri di Napoli e provincia. Quanti sono stati assunti? Quanti lavorano ancora oggi? Con quale contratto? Per quanto tempo?
Sono domande elementari. Eppure raramente compaiono nei comunicati ufficiali.
L’iniziativa coinvolge il sistema delle imprese edili rappresentato dall’ACEN. Una domanda appare inevitabile: le aziende associate assumono realmente i lavoratori formati attraverso questi percorsi oppure la formazione termina senza una concreta prospettiva occupazionale? Se il settore lamenta una cronica carenza di manodopera, sarebbe utile conoscere il numero di imprese che hanno deciso di investire direttamente nell’inserimento dei partecipanti.
Perché senza assunzioni documentate il rischio è che il corso diventi un fine e non un mezzo.
Anche il ruolo dei sindacati merita un approfondimento. Le organizzazioni dei lavoratori hanno sottoscritto il protocollo nazionale e partecipano alla promozione di queste iniziative. Ma quale attività di monitoraggio svolgono concretamente? Controllano gli esiti occupazionali? Verificano la qualità dei contratti? Rendono pubblici i dati relativi agli inserimenti lavorativi? Oppure la loro presenza si esaurisce nella fase di sottoscrizione degli accordi?
La trasparenza dovrebbe essere un interesse comune. Se il progetto funziona, i numeri rappresentano la migliore risposta a qualsiasi critica. Se invece i risultati occupazionali sono limitati, il dibattito pubblico ha il diritto di conoscerli.
Un’altra questione riguarda l’utilizzo delle risorse pubbliche per la formazione professionale. Quanto costa formare un operaio edile polivalente? Quante risorse vengono investite complessivamente? Qual è il costo per ogni lavoratore effettivamente assunto? Quali indicatori vengono utilizzati per valutare il successo dell’iniziativa?
In un periodo in cui ogni euro pubblico è sottoposto a scrutinio, la rendicontazione dei risultati dovrebbe essere considerata un dovere e non una concessione.
Il tema è particolarmente delicato perché coinvolge persone che cercano un’opportunità reale di integrazione attraverso il lavoro. Trasformare questi percorsi in semplici operazioni di comunicazione sarebbe un danno sia per i migranti sia per il settore delle costruzioni.
Per questo motivo servono numeri, non slogan. Servono dati, non dichiarazioni di principio. Servono statistiche sugli inserimenti lavorativi, sui contratti sottoscritti, sulla permanenza nei cantieri e sulle prospettive professionali dei partecipanti.
La domanda finale è semplice: quanti richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale formati attraverso questi progetti sono stati effettivamente assunti dalle imprese edili di Napoli e provincia nell’ultimo anno?
Finché non arriverà una risposta pubblica, verificabile e dettagliata, il dubbio resterà inevitabile: siamo di fronte a un efficace strumento di inclusione lavorativa o all’ennesima iniziativa che produce soprattutto conferenze, protocolli e fotografie istituzionali?
Ciro Crescentini
