Dure dichiarazioni sulle stragi silenziose nei cantieri e nelle aziende italiane.
Nel giorno del 2 giugno, anniversario della Repubblica italiana, arriva una dura nota dal movimento Potere al Popolo di Torre del Greco, che contrappone il significato celebrativo della Festa della Repubblica alla condizione materiale del lavoro in Italia. Secondo il movimento, infatti, la “Repubblica fondata sul lavoro” si scontrerebbe con una realtà fatta di precarietà, salari bassi, lavoro nero, ricatto e scarsa sicurezza, in cui il lavoro continua non solo a impoverire, ma anche a uccidere.
Nel comunicato vengono richiamati i dati INAIL, che registrano102 morti sul lavoro nei primi due mesi del 2026, saliti a 192 entro marzo. Numeri definiti come “freddi” e ufficiali, ma comunque incapaci di restituire la dimensione complessiva del fenomeno, che includerebbe anche lavoro sommerso, appalti al ribasso, caporalato, ricatti ai lavoratori migranti e una sicurezza spesso trattata come un costo da ridurre, in un contesto di controlli insufficienti.
Il testo cita poi alcuni episodi recenti. A Ercolano, Raffaele Magri, 58 anni, sarebbe morto durante operazioni di spurgo di un pozzo nero in una struttura ricettiva. Secondo le ricostruzioni riportate dalla stampa, l’uomo lavorava in nero per una ditta di Afragola e si sarebbe calato nel pozzo senza dispositivi di protezione, venendo ucciso dalle esalazioni tossiche. Sempre secondo quanto riportato, il titolare dell’azienda, presente sul posto, si sarebbe allontanato senza prestare soccorso. A Amendolara, in Calabria, quattro braccianti pakistani sono stati trovati carbonizzati in un minivan: su questo episodio sono in corso indagini per ipotesi di omicidio plurimo.
Per Potere al Popolo, questi fatti rappresentano la “Repubblica reale” vissuta ogni giorno da milioni di lavoratori e lavoratrici: un sistema segnato da sfruttamento, insicurezza e impunità. Nel comunicato si critica inoltre il governo guidato da Giorgia Meloni, accusato di promuovere politiche di sicurezza pubblica mentre investirebbe in guerra, riarmo e repressione. Allo stesso tempo, anche le precedenti forze di opposizione vengono indicate come corresponsabili di un processo che avrebbe favorito precarietà, privatizzazioni e indebolimento dei diritti del lavoro.
Viene inoltre ricordata la manifestazione del 23 maggio a Roma, quando il movimento è sceso in piazza insieme all’Unione Sindacale di Base, al fianco di lavoratori e lavoratrici, contro le politiche considerate responsabili del deterioramento delle condizioni del lavoro.
Nel finale del comunicato viene avanzata una proposta politica precisa: l’introduzione immediata del reato di “omicidio sul lavoro”, con responsabilità dirette e pene certe per chi risparmia sulla sicurezza e contribuisce a esporre i lavoratori a rischi mortali.
A parte, segue la dichiarazione di Giuliano Granato, esponente nazionale di Potere al Popolo, che interviene sulla vicenda di Raffaele Magri.
Granato ricorda che Magri aveva 58 anni, era originario di Caivano, separato e padre di un figlio. Arrivato a Ercolano per lavoro, si sarebbe calato in un pozzo nero per operazioni di spurgo all’interno di una struttura ricettiva, senza riuscire a risalire. Secondo la ricostruzione riportata, il lavoro sarebbe stato svolto in nero e il titolare dell’impresa sarebbe stato presente durante l’intervento.
Nella dichiarazione si afferma che, dopo che Magri si sarebbe intossicato a causa dei gas, il datore di lavoro non avrebbe prestato soccorso, allontanandosi invece dal luogo dell’incidente. Viene inoltre sottolineato che la vittima non disponeva di dispositivi di protezione individuale e che la morte sarebbe stata causata dalle esalazioni tossiche.
Granato inserisce l’episodio in una più ampia riflessione sugli incidenti sul lavoro, richiamando casi analoghi avvenuti negli anni precedenti, tra la strage di Casteldaccia (Palermo) del 6 maggio 2024, in cui persero la vita cinque operai.
Nel giorno della Festa della Repubblica, conclude, non servirebbero celebrazioni o parate, ma un cambiamento concreto delle condizioni di lavoro e delle tutele per chi lavora. Il messaggio si chiude con un pensiero di vicinanza alla famiglia e ai cari di Raffaele Magri.
Ciro Crescentini

