Dopo il terremoto del 21 maggio, il collettivo denuncia ritardi nell’apertura degli hub e collega la mancata prevenzione ai progetti su Bagnoli e Coppa America
Dopo la scossa di magnitudo 4.4 del 21 maggio scorso, l’Assemblea Popolare di Bagnoli ha inviato una PEC agli assessori regionali e comunali competenti in materia di Protezione Civile, denunciando la mancata apertura immediata degli hub di emergenza destinati alla popolazione dei Campi Flegrei.
Secondo quanto riportato dall’Assemblea, nelle ore successive al sisma molte persone si sarebbero dirette verso l’area di attesa della ex Base Nato di Bagnoli e verso l’area di accoglienza di via Terracina, trovandole però chiuse almeno fino alle 9 del mattino. Una situazione definita “inaccettabile” in un territorio che vive da anni una condizione di emergenza bradisismica permanente.
Nel documento, indirizzato tra gli altri all’assessora regionale alla Protezione Civile Fiorella Zabatta, al sindaco Gaetano Manfredi e al presidente della Regione Roberto Fico, il collettivo accusa le istituzioni di affrontare la crisi esclusivamente in termini emergenziali, senza reali politiche di prevenzione sul rischio sismico.
“La popolazione non viene tutelata neanche in emergenza”, scrive l’Assemblea, contestando inoltre le dichiarazioni rilasciate dalla Regione secondo cui gli hub non potrebbero restare aperti 24 ore su 24 per carenza di personale e verrebbero attivati solo dopo scosse superiori a magnitudo 4.0 o in presenza di una “percezione di pericolo” da parte dei cittadini.
Per gli attivisti flegrei, invece, il bradisismo rappresenta una condizione strutturale e non episodica. Da qui la richiesta di mantenere aperte stabilmente le aree di attesa e accoglienza, con presidi sanitari, supporto psicologico e personale pronto all’intervento.
La PEC lega inoltre il tema della sicurezza sismica alle trasformazioni urbanistiche in corso nell’area di Bagnoli. Nel mirino finiscono i progetti collegati alla Coppa America, accusati di aggravare le criticità ambientali, infrastrutturali e idrogeologiche del territorio attraverso nuove cementificazioni e procedure straordinarie di commissariamento.
L’Assemblea denuncia anche il rischio di una “gentrificazione” dell’area flegrea, sostenendo che il clima di allarme alimentato da una parte della stampa e da alcuni settori della comunità scientifica favorisca politiche di “delocalizzazione” della popolazione residente. Nel documento vengono citati gli scenari catastrofici rilanciati negli ultimi giorni, come l’ipotesi di tsunami nel golfo di Pozzuoli, definiti “assolutamente improbabili” e già esclusi in passato per ragioni energetiche e volumetriche.
Tra le richieste avanzate figurano: studi di microzonazione sismica, verifiche strutturali pubbliche sugli edifici privati, monitoraggio dei sottoservizi, ampliamento del contributo di autonoma sistemazione per gli sfollati, blocco degli sfratti mascherati dagli aumenti degli affitti e stop ai nuovi progetti edilizi nei Campi Flegrei.
Particolare attenzione viene posta anche alle condizioni sociali e sanitarie della popolazione: l’Assemblea chiede assistenza psicologica nelle scuole, mappatura delle persone fragili e non autosufficienti, oltre a sostegni economici per lavoratori, commercianti e attività produttive colpite dagli effetti della crisi bradisismica.
“La crisi bradisismica c’è sempre stata e continuerà a esserci”, conclude il documento. “Per questo servono prevenzione, tutela sociale e sicurezza reale, non propaganda emergenziale”.
Ciro Crescentini
