L’Emilia-Romagna guida la classifica, la Sicilia resta fanalino di coda. Il voto non richiede quorum: ogni voto conta
Le urne si sono chiuse alle 23 di oggi, domenica 22 marzo, per il referendum costituzionale sulla riforma della giustizia, ma già i primi dati sull’affluenza confermano un trend in crescita. Secondo i numeri del ministero dell’Interno, alle 12 aveva votato il 14,8% degli aventi diritto, alle 19 la quota era salita al 38,9%, per superare infine il 45% alla chiusura delle urne. Un’affluenza più alta rispetto al referendum del 2020 sul taglio dei parlamentari, quando alle 12 aveva votato il 12,2%, alle 19 il 29,6% e alla chiusura il 39,3%.
I seggi riapriranno domani, lunedì 23 marzo, dalle 7 alle 15 per consentire agli italiani di completare la loro scelta sulla riforma della Carta che introduce tre novità principali: la separazione delle carriere tra magistrati e pubblici ministeri, la divisione del Csm in due organi distinti con membri in parte sorteggiati e l’istituzione di un’Alta Corte disciplinare indipendente. Il referendum non richiede il raggiungimento di un quorum, per cui il voto sarà valido indipendentemente dalla percentuale di partecipazione.
L’incidenza dell’astensione sul risultato
L’affluenza resta il fattore chiave per capire l’esito della consultazione. Secondo le stime più ottimistiche citate da La Stampa, si potrebbe raggiungere intorno al 50%, ben lontano dal 65% registrato al referendum costituzionale del 2016 sulla riforma Renzi. Gli analisti sottolineano che la forbice tra Sì e No potrebbe rientrare nell’errore statistico dei sondaggi, stimato attorno ai 3-4 punti percentuali.
Un punto di riferimento significativo per il fronte del No è il referendum del 2025 su Jobs Act e cittadinanza: partecipò meno del 30% degli aventi diritto, circa 15 milioni di persone, delle quali quasi 13 milioni votarono a favore. Se gli stessi elettori dovessero mobilitarsi sul No questa volta, il loro peso potrebbe risultare decisivo. L’astensione, osserva Il Messaggero, è influenzata sia dalla complessità tecnica della riforma sia dall’attenzione pubblica concentrata sulla guerra in Iran.
Partecipazione in aumento rispetto ai precedenti
Il dato di oggi segna un incremento netto rispetto ai referendum costituzionali recenti. Alle 19, la partecipazione del 38,9% supera di quasi dieci punti quella registrata nello stesso orario nel 2020 e si avvicina ai record di affluenza delle consultazioni in due giorni. Solo il referendum del 2016 sulla riforma Renzi aveva visto percentuali più alte a parità di ora, ma si votò in un solo giorno.
Altri precedenti mostrano numeri molto più bassi: nel 2001 sulla riforma del Titolo V alle 19 aveva votato il 23,9%, mentre al referendum sulla devolution del 2006 la percentuale era del 22,4%. Il referendum del 2025 su lavoro e cittadinanza registrò il 16,16% alle 19, mentre nel 2011 su acqua e nucleare fu del 30,3%.
Focus regionale: Emilia-Romagna in testa, Sicilia in coda
L’Emilia-Romagna guida la classifica regionale con il 46,3% di affluenza alle 19, circa otto punti sopra la media nazionale. La provincia di Bologna ha fatto segnare il dato più alto, con quasi il 50%, seguita da Modena (46,8%) e Reggio Emilia (46,5%). In numerosi comuni, tra cui il capoluogo e quelli della prima cintura, la soglia del 50% è già stata superata.
Al contrario, la Sicilia registra la partecipazione più bassa con il 28,7%, seguita da Calabria (29,3%) e Campania (29,9%). Dopo l’Emilia-Romagna, si collocano Lombardia (45%), Toscana (44,7%) e Veneto (43,2%).
In sintesi, il referendum sulla giustizia di marzo 2026 segna un’affluenza significativa, con numeri in crescita rispetto ai precedenti appuntamenti costituzionali e una mobilitazione che potrebbe influenzare in modo decisivo l’esito del voto, soprattutto se la partecipazione supererà il 50%.
Alma

