Frutti di mare e contaminazione: la principale fonte di infezione
I pazienti che si presentano al Pronto Soccorso con epatite A mostrano sintomi ricorrenti: nausea, vomito, dolori addominali e muscolari, affaticamento e febbre, fino all’insorgenza dell’ittero. Dall’inizio di marzo, all’ospedale Cotugno di Napoli sono stati segnalati 59 casi complessivi – fra sospetti e confermati – di questa infezione. Per 41 di loro è stato necessario il ricovero nel nosocomio specializzato in malattie infettive.
Un caso particolarmente critico riguarda un uomo di 46 anni con insufficienza epatica significativa, trasferito in terapia subintensiva all’ospedale Cardarelli. Qui, pur registrando numeri inferiori rispetto al Cotugno, si è notato un incremento dei casi dall’inizio dell’anno, arrivando a 19.
Secondo i dati clinici, il picco dei contagi ha seguito un periodo specifico: subito dopo le festività natalizie. L’epatite A, infatti, è un’infezione acuta del fegato trasmessa tramite acqua o alimenti contaminati, in particolare i frutti di mare, indicati dal Cotugno come la principale “fonte nota” all’origine dell’epidemia attuale. Il virus ha un periodo di incubazione variabile tra le due settimane e i cinquanta giorni; per questo, dopo i primi casi post-natalizi, si è osservata una rapida escalation, passando dalla fase endemica a un picco epidemico significativo.
La Regione Campania ha già attivato dal 20 febbraio scorso un programma di sorveglianza intensificata, potenziando i controlli lungo l’intera filiera dei molluschi, per contenere la diffusione senza creare allarmismi.
Alma

