Discrepanze sugli orari del trapianto e cuore congelato al centro delle indagini
La vicenda del piccolo Domenico Caliendo, il bambino di 2 anni e 4 mesi morto dopo due mesi di coma in seguito a un trapianto di cuore presso l’ospedale Monaldi di Napoli, si arricchisce di un nuovo capitolo giudiziario. La Procura partenopea ha esteso le accuse nei confronti di due dei medici già iscritti nel registro degli indagati: il cardiochirurgo Guido Oppido e la seconda operatrice Emma Bergonzoni. Ai due professionisti, oltre al reato di omicidio colposo in concorso, viene ora contestato anche quello di falso in cartella clinica.
La richiesta della Procura, coordinata dal pm Giuseppe Tittaferrante e dal procuratore aggiunto Antonio Ricci, è quella di sottoporli a una misura interdittiva che sospenda temporaneamente l’esercizio della professione medica. Entrambi i medici saranno ascoltati entro la fine del mese.
Le contestazioni principali riguardano presunte discrepanze negli orari riportati nella cartella clinica. In particolare, gli investigatori hanno evidenziato incongruenze tra gli orari di arrivo del cuore da Bolzano a Napoli e quelli relativi all’espianto dell’organo dal corpo del piccolo Domenico Caliendo. Secondo le testimonianze raccolte, alcuni sanitari non hanno confermato le informazioni registrate dai due medici.
L’inchiesta procede con attenzione particolare sull’incidente probatorio relativo all’autopsia del bambino. Nel frattempo, emergono nuovi elementi dalle interviste e dalle dichiarazioni di esperti: Giuseppe Caianiello, ex direttore della cardiochirurgia pediatrica del Monaldi, intervenuto a Lo stato delle cose su Rai 3, ha sollevato dubbi sulle competenze della cardiochirurga Gabriella Farina, prima operatrice a Bolzano e tra i sette indagati. Secondo Giuseppe Caianiello, nell’equipe di Innsbruck, durante il prelievo di fegato e reni, si sarebbero registrati momenti di forte tensione, con l’intervento diretto del chirurgo austriaco per affiancare la collega apparsa sopraffatta.
La direttrice dell’ospedale, Anna Iervolino, ha commentato la vicenda definendosi “umanamente segnata come donna e come madre” e parlando di un senso di tradimento nei confronti del primario Guido Oppido. Anna Iervolino ha raccontato di aver iniziato a nutrire sospetti già il 29 dicembre, pochi giorni dopo l’intervento del 23 dicembre, quando apprese della dimissione del professor Giuseppe Limongelli, responsabile della parte cardiologica del trapianto, tenuto all’oscuro di informazioni cruciali sul paziente.
«I primi dubbi mi hanno spinto a convocare una riunione urgente il 30 dicembre – ha spiegato Anna Iervolino – e il giorno seguente ho richiesto al primario Guido Oppido una relazione completa sulle procedure adottate dall’equipe a Bolzano. Il documento, protocollato l’8 gennaio, menzionava per la prima volta problemi concreti legati al cuore congelato, non più solo un generico problema con il ghiaccio.»
«Da quel che è emerso finora, questo rappresenta una violazione del dovere deontologico dei medici di informare correttamente i familiari dei pazienti – ha aggiunto Anna Iervolino – e anche per questo è stata disposta la sospensione.»
«Ho informato tempestivamente la Regione, che ha disposto un’ispezione segnalando un quadro di grave criticità – ha concluso Anna Iervolino – e ho sempre collaborato con gli inquirenti. Ho detto ciò che sapevo, non devo dimettermi.»
Alma
CiCre
