In una regione sempre più distante dalla politica, la coalizione comunista evidenzia come il voto clientelare stia dominando la scena
Nonostante i 43.055 voti raccolti, che testimoniano la crescita del gruppo politico negli ultimi anni, Campania Popolare non è riuscita ad eleggere un consigliere regionale alle recenti elezioni. Un risultato che non ha scalfito la determinazione del movimento, che, pur riconoscendo la sconfitta, non nasconde un senso di soddisfazione per l’impegno messo in campo. La campagna elettorale è stata caratterizzata da un’attività intensa sul territorio, con eventi, dibattiti sui temi e la presenza in strada con banchetti informativi. Tutto ciò, secondo i portavoce, ha avuto un impatto positivo, contrastando l’astensionismo e portando temi e battaglie che altrimenti sarebbero passati inosservati.
“Non ce l’abbiamo fatta per poco. Nonostante i 43.055 e passa voti raccolti, che sono la testimonianza di una crescita assoluta avuta in questi anni, non siamo riusciti ad eleggere un consigliere regionale” – sottolinea in una nota Campania Popolare.
Tuttavia, Campania Popolare non si arrende al risultato. Non ci sono rimpianti, anzi, secondo il movimento, è stata una campagna elettorale che ha dato voce a chi solitamente non partecipa al dibattito elettorale. Senza di loro, affermano, molte delle battaglie portate avanti sul territorio non avrebbero trovato visibilità.
“Non abbiamo rimpianti, perché abbiamo fatto tutto il possibile: una campagna ricca di eventi, dibattito politico sui temi, gli unici a fare banchetti per strada, una lista che ha lottato contro l’astensione” – evidenziano ancora i militanti
Il cuore della riflessione di Campania Popolare riguarda un fenomeno che ormai sembra dominare il panorama politico regionale: l’astensionismo. Un fenomeno che non è più solo una protesta, ma una vera e propria distanza dalla politica, un disinteresse che ha radici profonde nella società. Quando oltre la metà degli elettori decide di non partecipare al voto, la qualità del dibattito e del confronto politico ne risente inevitabilmente. E questo, sostengono, ha fatto sì che il sistema elettorale si sia orientato sempre più verso il clientelismo.
“Il problema è che ormai le elezioni, soprattutto quelle regionali, dimostrano che la politica è entrata in una nuova fase. La prima caratteristica di questa nuova fase è un astensionismo strutturale, che non è nemmeno più di protesta, ma di distanza, di abbandono, di passività rispetto alla vita associata” – puntualizzano i militanti del movimento
L’astensionismo, a parere di Campania Popolare, non è più una semplice forma di protesta, ma segna una rottura definitiva con la politica. Se alle urne non va più il 56% degli elettori, la maggior parte dei quali sono giovani, lavoratori e abitanti dei quartieri popolari, il dibattito sui temi politici diventa sempre più marginale. E questo, sostengono, ha portato a una politica che non si misura più con le idee e i progetti, ma con le logiche del voto clientelare. L’impressione che ne emerge è che, nelle attuali condizioni, chi non ha una rete di appoggi e favori non possa essere competitivo.
“Quando a votare non va il 56% delle persone, tra cui la maggior parte giovani, lavoratori e lavoratrici, abitanti dei quartieri popolari, questo impedisce che ci sia un dibattito sui temi politici e comporta il fatto che a essere determinanti siano i pacchetti di voti e le clientele” – continuano i militanti nella nota.
Un altro aspetto che emerge dall’analisi di Campania Popolare riguarda la scomparsa del voto di opinione. Un tempo, le elezioni regionali erano un’occasione per esprimere un voto basato su orientamenti politici generali e su una visione per il futuro. Oggi, invece, la politica è dominata dalla logica del “voto utile”. Un voto che si esprime contro qualcosa, piuttosto che per una visione, un’idea o un progetto. Il movimento denuncia come questa deriva abbia annullato qualsiasi forma di indignazione o protesta contro il sistema che, seppur corrotto e clientelare, continua a prevalere.
“Oggi quel poco di opinione che resta a sinistra è ossessivamente dominata dal voto utile, nello specifico CONTRO la destra e non PER qualcosa, per una visione di società o per una capacità dei leader”
Secondo Campania Popolare, l’assenza di un dibattito politico profondo e di una visione generale sta minando le fondamenta della democrazia. La politica, priva di una proposta chiara e di una differenza morale tra le varie forze politiche, non può che sfociare in una gestione amministrativa e clientelare del potere. Il sistema attuale, per quanto vincente sul breve periodo, è destinato a fallire, ma solo quando la passività generale e la crescente emigrazione avranno fatto sentire il loro peso.
“Senza dibattito politico, senza una visione generale, senza una differenza morale tra le figure politiche la democrazia muore ed è davvero assurdo chi festeggia il trionfo tra queste macerie” – aggiungono.
Un altro elemento che non può passare inosservato è la prevalenza dei pacchetti di voti, in particolare in Campania, dove per ragioni storiche il voto clientelare ha sempre avuto una forte influenza. Le alleanze che si sono create in queste elezioni, come quella tra Fico e altre forze politiche tradizionali, dimostrano come il sistema elettorale sia ormai completamente dominato da logiche che poco hanno a che fare con le idee e molto con il controllo dei voti. Non è un caso che per vincere, Fico abbia dovuto allearsi con personaggi storicamente legati al clientelismo, come Mastella o i vecchi socialisti.
“Soprattutto in Campania, dove per ragioni storiche il voto è sempre stato più marcatamente clientelare, questo è stato l’aspetto più determinante di queste elezioni. Non è un caso che per vincere Fico ha dovuto imbarcare chi ha questi pacchetti” – sottolineano ancora
Campania Popolare non si arrende a questo stato di cose, e pur riconoscendo le difficoltà, è convinta che il cambiamento sia ancora possibile. Il movimento ha visto crescere il proprio supporto in quelle zone dove ha portato avanti le sue battaglie, dove ha creato legami con la gente, come nel caso delle “case del popolo”. In particolare, a Napoli, dove il radicamento delle organizzazioni è più forte, hanno raccolto 11.205 voti, pari al 4,18% del totale.
“43.055 voti sono 43.055 persone coraggiose e libere che non dobbiamo disperdere e che anzi vogliamo organizzare sempre meglio in vista delle prossime sfide” – puntualizzano.
Anche se il risultato non è quello sperato, Campania Popolare non considera il lavoro fatto come inutile. Anzi, questa base di partenza costituisce il punto da cui ripartire per consolidare la presenza sul territorio. A partire dalla prossima settimana, il movimento organizzerà assemblee e incontri per raccogliere le forze e continuare a far crescere una nuova generazione di cittadini impegnati.
“Continuare a fare crescere una nuova generazione che già ora è stato il vero elemento di questa campagna elettorale” – concludono
Il cammino è ancora lungo, ma la determinazione di Campania Popolare non è mai stata così forte. Il movimento continuerà a lavorare sul territorio, coinvolgendo sempre più persone in un percorso di cambiamento profondo e partecipato.
Ciro Crescentini

