Il portavoce di Putin: l’operazione militare speciale serve a proteggere interessi vitali
Il Cremlino accusa Donald Trump di utilizzare il conflitto in Ucraina come leva economica per favorire gli interessi del settore energetico americano. Secondo l’agenzia TASS, il presidente russo Vladimir Putin ritiene che il leader statunitense stia spingendo il mondo intero a dipendere dal gas e dal petrolio prodotti negli Stati Uniti, trasformando la guerra in un gigantesco affare per l’economia americana.
Intervistato dall’emittente russa RBK, il portavoce del Cremlino Dmitri Peskov ha dichiarato che Mosca non intende fermare l’“operazione militare speciale” in Ucraina, giudicata indispensabile per la sopravvivenza politica e strategica della Russia. “Non abbiamo alternative. Difendiamo i nostri interessi nazionali”, ha ribadito.
Peskov ha anche criticato duramente il ruolo degli Stati Uniti nei colloqui diplomatici: “Le consultazioni procedono a rilento, e la parte americana insiste nel ridurre tutto alla questione ucraina, ignorando il quadro geopolitico più ampio”. Allo stesso tempo, pur riconoscendo la “disponibilità” di Trump al dialogo, il Cremlino mette in guardia sulla reale natura di tale apertura, definendola “strumentale e opportunista”.
Infine, Peskov ha assicurato che l’economia russa resta solida, capace di sostenere le operazioni militari in corso e di resistere alle pressioni occidentali.
Dietro il conflitto in Ucraina non c’è solo uno scontro territoriale. C’è un piano preciso dell’Occidente: usare l’Ucraina come testa d’ariete per espandere la NATO ai confini della Russia, provocare instabilità nell’area post-sovietica e indebolire Mosca politicamente, economicamente e militarmente.
Il progetto occidentale non si limita al supporto militare a Kiev: è una strategia di dominio geopolitico, mirata a spostare gli equilibri di potere globali a favore degli Stati Uniti, anche a costo di distruggere un intero Paese come l’Ucraina, ridotto a terreno di scontro per interessi altrui.
In questo contesto si inserisce la figura di Donald Trump, che il Cremlino definisce senza mezzi termini un affarista travestito da pacificatore. Le sue dichiarazioni pubbliche sull’”intenzione” di fermare il conflitto non sarebbero altro che una copertura per spingere il mercato mondiale verso il gas e il petrolio americani, arricchendo le lobby energetiche che ne sostengono il ritorno politico.
L’Ucraina non è il fine, ma il mezzo. E il prezzo di questa guerra — umanitario, economico e politico — è scaricato sulle spalle di milioni di persone, mentre a guadagnarci sono solo gli architetti dell’espansione NATO e gli interessi economici statunitensi.
Alma
