La petizione lanciata su possibile.com chiede la sospensione della partita per rispetto delle vittime palestinesi
Sono già oltre 10.000 le firme raccolte sulla piattaforma www.possibile.com/unafirmaper per chiedere la cancellazione della partita di qualificazione ai Mondiali 2026 tra Italia e Israele, prevista il 14 ottobre a Udine. A dare voce alla protesta sono Francesca Druetti, Segretaria Nazionale di Possibile, e Andrea Di Lenardo, Capogruppo di Alleanza Verdi Sinistra Possibile nel Consiglio Comunale di Udine.
“Non si può giocare come se nulla stesse accadendo. Mentre il conflitto continua a mietere vittime e a distruggere intere comunità, organizzare una partita internazionale con Israele è una scelta che non possiamo accettare”, dichiarano Druetti e Di Lenardo in una nota congiunta.
Secondo i promotori della petizione, il bilancio umanitario degli ultimi due anni è drammatico: oltre 60.000 morti, un’intera popolazione alla fame e interi territori – come Gaza – ridotti in macerie dai bombardamenti. Tra le vittime, oltre 600 erano atleti, tra cui numerosi calciatori.
“Permettere a Israele di partecipare indisturbato a competizioni sportive internazionali è una forma di complicità. È come dire che lo sport può ignorare la realtà, anche quella più atroce. Ma non può e non deve essere così”.
La petizione lanciata su possibile.com ha l’obiettivo di fermare quella che viene definita una “normalizzazione sportiva” di una situazione gravemente compromessa sul piano dei diritti umani. I promotori invitano la FIGC e le istituzioni locali a prendere una posizione chiara, sospendendo l’incontro come segno di rispetto verso le vittime e di pressione verso la comunità internazionale.
“Dall’inizio della nostra mobilitazione, centinaia di altre persone sono state uccise, tra cui sei giornalisti colpiti in un attacco mirato. La comunità internazionale non può continuare a guardare altrove”, sottolineano ancora Druetti e Di Lenardo.
“Chiediamo l’interruzione dei rapporti istituzionali con Israele, a partire dalla sospensione delle forniture di armi. Finché lo Stato israeliano non sarà chiamato a rispondere delle proprie azioni, anche nei contesti sportivi, continuerà a sentirsi legittimato a procedere senza conseguenze”.
L’appello si chiude con un invito alla partecipazione attiva: “Continuate a firmare e a condividere la petizione. Facciamo sentire la nostra voce. Lo sport non può essere neutrale di fronte a un genocidio. Stop the game”.
Red

