A Napoli sette sezioni dell’Anpi, l’associazione nazionale dei partigiani, gli studenti medi dell’Uds, alcuni sindacati di base, diverse realtà della sinistra autorganizzata cittadina saranno i protagonisti del corteo del 25 aprile, che partirà venerdì alle 11,30 da Piazza Garibaldi
Il Paese si prepara a celebrare l’ottantesimo anniversario della Liberazione, ma lo fa attraversato da una frattura simbolica e politica. Da un lato, decine di città — da Roma a Bologna, da Napoli a Milano — si preparano ad accogliere cortei, iniziative e manifestazioni organizzate dai movimenti antifascisti per ricordare la Resistenza e la caduta del regime nazifascista. Dall’altro, la decisione del governo di proclamare il lutto nazionale fino al giorno successivo, in segno di cordoglio per la morte di Papa Francesco, ha riacceso il dibattito su come e se sia giusto “celebrare”.
L’invito alla sobrietà, lanciato da membri dell’esecutivo, è stato accolto con freddezza — e, in certi casi, con aperta indignazione. A partire dal segretario generale della Cgil, Maurizio Landini, che ha risposto senza giri di parole: «Il 25 aprile non è che beviamo e quindi dobbiamo essere sobri. È una giornata di mobilitazione e di lotta». Dichiarazioni che non sono piaciute al centrodestra, che accusa la sinistra di “alimentare tensioni”. «Nostalgico», attacca Forza Italia. E il vicesegretario leghista Andrea Crippa rincara: «Speriamo che non siano piazze violente, né verbalmente né fisicamente».
Nel frattempo, l’ANPI – l’Associazione Nazionale Partigiani d’Italia – ha già in campo una fitta rete di eventi e celebrazioni in tutta Italia. L’ottantesimo della Liberazione è considerato un appuntamento di portata storica, e il numero di adesioni aumenta, anche in risposta alla posizione assunta dal governo.
Le voci dal territorio, intanto, si moltiplicano. A Bologna si prepara come sempre la festa di via del Pratello, una delle manifestazioni più popolari e partecipate del 25 aprile. A Roma, il sindaco Gualtieri annuncia che le celebrazioni saranno «corrette, ma non so se le si possa definire sobrie». Gli fa eco il sindaco di Rimini, Sadegholvaad: «Per la libertà e la democrazia vale sempre la pena celebrare al meglio possibile. Persino Papa Francesco, per come lo abbiamo conosciuto, sarebbe in imbarazzo a immaginare un 25 aprile in sordina».
Non la pensa così Clemente Mastella, sindaco di Benevento, che sbotta: «Quando la sinistra fa così mi fa molto incazzare. Sobrietà non vuol dire non andare alle cerimonie. Fratoianni e gli altri fanno confusione su questo punto. E questo mi dispiace molto». Per lui, se il centrosinistra non si apre al centro, «non vincerà mai più le elezioni».
Il dibattito si estende a tutto l’arco parlamentare. Angelo Bonelli (AVS) ricorda che non si tratta di un happy hour: «È la commemorazione della liberazione dell’Italia dalla dominazione nazifascista, che ci ha restituito la democrazia». Carlo Calenda (Azione) cerca di ricondurre la discussione al suo senso originario: «Il 25 aprile si è sempre celebrato in modo sobrio. Non è che uno va a ballare».
Il Movimento 5 Stelle si tiene fuori dalle polemiche, ma il leader Giuseppe Conte sarà presente alle Fosse Ardeatine. Elly Schlein, segretaria del PD, sarà a Milano. Intanto, alla Camera e al Senato, sono previsti eventi istituzionali già a partire da domani.
A Napoli sette sezioni dell’Anpi, l’associazione nazionale dei partigiani, gli studenti medi dell’Uds, alcuni sindacati di base, diverse realtà della sinistra autorganizzata cittadina saranno i protagonisti del corteo del 25 aprile, che partirà venerdì alle 11,30 da Piazza Garibaldi.
I temi che porteranno in piazza i manifestanti sono quelli della opposizione al ddl Sicurezza varato dal governo Meloni, che inasprisce pene e sanzioni per diversi reati, tra i quali il blocco stradale e l‘occupazione degli immobili; la solidarietà “alla resistenza del popolo palestinese” e la denuncia del genocidio in corso a Gaza ad opera dell’esercito israeliano; l’opposizione alle riforme della scuola e della università caldeggiate dai ministri Valditara e Bernini.
In mezzo a tutto questo, una domanda resta aperta: si può chiedere “sobrietà” proprio nel giorno in cui si ricorda chi ha lottato per restituire al Paese la libertà? È davvero rispettoso ridimensionare una celebrazione che non appartiene a una parte, ma a tutta la Repubblica?
Il 25 aprile non è una festa qualsiasi. È la radice della nostra democrazia. E se oggi le piazze si riempiono, non è per nostalgia. È perché ci sono ancora battaglie da difendere. E perché il ricordo, quando è vivo, fa ancora rumore.
CiCre

