la consigliera regionale Maria Muscarà presenta un’interrogazione al presidente Vincenzo De Luca: “un bene comune non può essere regalato ad un privato”
La vicenda Terme di Agnano arriva in consiglio regionale. La combattiva consigliera regionale indipendente Maria Muscarà ha presentato un’interrogazione al presidente della giunta regionale Vincenzo De Luca.
Tra l’altro, La Società “Terme di Agnano S.p.A. in liquidazione” – azienda partecipata al 100% dal Comune di Napoli – è l’unica concessionaria per lo sfruttamento delle acque termali – grazie alla concessione della Regione Campania.
La consigliera Muscarà ha interrogato il governatore su due questioni: quali sono i motivi per cui l’Asl ha sospeso le attività di erogazione dei servizi legati alle funzioni termali che potevano essere l’avvio di un nuovo inizio per le Terme di Agnano; se si ha intenzione di recuperare le funzioni e far ripartire le attività pubbliche.

La consigliera Muscarà si è soffermata soprattutto sulle attività pubbliche. “E’ opportuno ribadire che le Terme di Agnano è un bene di proprietà pubblica e va usato dalla collettività” – sottolinea Muscarà.
Muscarà lancia un siluro all’amministrazione Manfredi: “il pubblico lo regaliamo per valorizzarlo e buttiamo soldi in operazioni modello Venere degli Stracci”.
La decisione di presentare un’interrogazione consiliare è stata assunta a fronte di una situazione ambigua e anomale sul piano politico e aziendale.
Disastrose le scelte politiche e amministrative assunte dall’attuale governo cittadino guidato dal sindaco Gaetano Manfredi e dalle precedenti amministrazioni comunali di Luigi de Magistris. I reparti più produttivi delle Terme, piscine termali all’aperto, centro benessere e un parcheggio sono stati ceduti – grazie al trasferimento di un ramo aziendale – alla TDA Srl, società con un capitale sociale di 110 mila euro, soci Andrea Varriale (organizzatore di eventi) e Irene e Federica Vanacore figlie di Vincenzo Vanacore un organizzatore di eventi.
L’area pubblica ceduta al privato per un canone di 150 mila euro annui

Le strutture sanitarie pubbliche lasciate nel degrado

Nell’area affidata ai privati vengono organizzate serate ed eventi, bracerie, concerti, concertini con ingresso giornaliero a pagamento. Un vero e proprio giro di affari milionario. Irrisorio il canone annuo pagato dalla cordata imprenditoriale al Comune, circa 150 mila euro. E nell’area gestita dal privato, spesso, si tengono convegni ed eventi promossi dal Partito Democratico, il partito del sindaco Manfredi, il principale partito della maggioranza politica che sostiene l’attuale governo cittadino. Alcuni mesi fa si è tenuto un incontro con la parlamentare piddina Pina Picierno per festeggiare la sua rielezione nel Parlamento Europeo. E non finisce qui. Addirittura l’assessorato al turismo del Comune di Napoli ha organizzato gli eventi della rassegna “Estate a Napoli” nell’area affittata ai privati mentre le strutture, l’albergo, le piscine dell’area pubblica, del Bene Comune Terme di Agnano, sono abbandonati e cadono a pezzi.
E a proposito dell’albergo delle Terme, una bella struttura chiusa inspiegabilmente che versa in una situazione di vergognoso degrado. Andrebbe fatta chiarezza sull’archiviazione della proposta di acquisto presentata dall’Inail nazionale. Chi ha ostacolato la trattativa? Perchè l’Inail ha ritirato la proposta? Sono arrivate pressioni? Da parte di chi?
Evidentemente il destino delle Terme di Agnano sarebbe già segnato, definito: dopo il decreto di omologa del concordato, il bene comune potrebbe essere acquistato a “prezzi politici” dalla stessa cordata imprenditoriale che attualmente gestisce l’area cosiddetta benessere. Un’operazione che potrebbe compiersi con il consenso, silenzio-assenso di buona parte dei consiglieri comunali, delle organizzazioni sindacali e delle associazioni presenti sul territorio (compresi i cosiddetti antagonisti).
E’ francamente singolare che un’azienda partecipata comunale rischia di essere svenduta a piccole lobby locali nell’indifferenza degli esponenti istituzionali e consiliari di Palazzo San Giacomo e di Via Verdi. Una vicenda ambigua che meriterebbe di essere attenzionata dalla Procura della Repubblica di Napoli e dalla Corte dei Conti.
Ciro Crescentini

