dura reazione dei collettivi studenteschi
“La vostra università uccide. Ci dispiace Diana“. Le parole riportate su uno striscione esposto questa mattina all’esterno dell’Università l’Orientale di Napoli si commentano da sole.
Parole in ricordo di Diana, la studentessa di Somma Vesuviana trovata senza vita ieri sera in seguito a un suicidio. La ragazza aveva 27 anni e, secondo quanto emerso, avrebbe deciso di togliersi la vita dopo aver annunciato ai familiari che si sarebbe laureata, mentre avrebbe dovuto ancora sostenere un ultimo esame.
“L’anno è appena iniziato e siamo a 2 morti nelle università Italia, senza dimenticarci di tutte le vittime degli anni precedenti. Quante altre studentesse e studenti devono morire? – sottolineano in una nota i militanti di Cambiare Rotta – Queste tragedie sono i sintomi di un sistema oppressivo e marcio, il quale ci chiude in un individualismo sfrenato isolandoci gli uni dagli altri, cercando di annientare il senso e la coscienza di collettività che dovrebbe essere presente nelle università. È un sistema che fa pesare il fatto di non completare un percorso in certe tempistiche, perché si prende il nostro tempo, lo scandisce minuziosamente e ce lo impone, come ci impone una competitività malsana, che ci opprime con la retorica elitaria dell’eccellenza che deve prevalere su tutti e tutto“-

“E se queste tempistiche non vengono rispettate ci puniscono con i ricatti dell’aumento delle tasse, anche se non ci possiamo permettere di pagare una certa cifra, storpiando completamente il senso di “Università pubblica”, rendendola accessibile solo ai pochi privilegiati. Come se poi gli facessimo un danno – continua la nota – È la gabbia dell’istruzione. Quando poi l’istruzione dovrebbe formarci, dovrebbe essere per noi strumento di emancipazione e non motivo di morte. L’attuale sistema universitario va immediatamente distrutto, perché non garantisce agli studenti quello che dovrebbe essere il vero diritto allo studio. Per potercelo garantire, l’università deve essere di tutti e per tutti e quindi: pubblica, con l’abolizione delle tasse, della categoria dei fuori corso e sportelli di ascolto. Vogliamo un università che si allontani dalla logica omicida dell’eccellenza e del merito“.
Sulla tragedia di Somma Vesuviana scendono i campo gli studenti del Collettivo Autorganizzato Universitario.
“Diana è una dei tanti, troppi, giovani che si sono tolti la vita negli ultimi anni perché non riuscivano più a sopportare la pressione di un modello di università sempre più meritocratico e competitivo – spiega una studentessa del Collettivo Autorganizzato Universitario -. Neanche un mese fa è successa una vicenda simile a Milano. Il disagio giovanile è un’emergenza, frutto di un sistema che pretende degli standard impossibili da soddisfare e di cui l’università è solo un tassello. Pretendono che siamo infallibili, laureati in pochissimo tempo e pronti a essere buttati nell’incertezza e nella precarietà del mondo del lavoro. Chi non ce la fa è un fallito, salvo poi manifestare il proprio cordoglio istituzionale e formale quando tragedie come quella di Diana finiscono sui giornali, mentre nel resto dei giorni ci propinano modelli eccezionali che non fanno altro che alimentare l’ansia e la paura di essere inferiori“

