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Siluro contro il decreto dignità, Poste Italiane licenzia 8 mila precari

Redazione by Redazione
29 Luglio 2018
in Economia e Società, In Primo Piano, Notizie correlate
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Boicottato il provvedimento redatto dal Ministro Luigi di Maio, tacciono i sindacati. Poste Italiane: Non ci saranno licenziamenti, siglato accordo con i sindacati

I vertici delle Poste Italiane hanno deciso di licenziare 8 mila postini precari che attualmente lavorano con contratti a tempo determinato in tutte le Città italiane. Un siluro contro il Decreto Dignità proposto dal ministro del lavoro, Luigi Di Maio. “I vertici delle Poste Italiane ha deciso di mandare a casa tutti i postini attivi che lavoravano con il contratto job act per il semplice motivo che avendo superato i 12 mesi lavorativi e non avendo superato le 4 proroghe sarebbero stati costretti ad assumerli obbligatoriamente a tempo indeterminato. Quindi per evitare la stabilizzazione del lavoro circa 8 mila postini saranno licenziati tra Settembre e Ottobre prossimi – evidenzia una lavoratrice – I vertici aziendali hanno deciso di sostituire gli attuali precari, assumendo nuovo personale con contratti massimo di 3 mesi per poi arrivare a 10 e mandare anch’essi a casa per continuare a legittimare il precariato”. “L’ultima volta che Poste Italiane ha  assunto è stato nel 2001 a seguito di  un ricorso di massa presentato dai lavoratori alla magistratura del lavoro. Un ricorso accolto dai giudici. Un dura sconfitta per l’azienda. “Dopo aver perso le cause, l’azienda è corsa ai ripari –  racconta un lavoratore di Roma –  I nuovi assunti devono firmare un contratto contenente una  clausola che permette di entrare in una graduatoria a tempo indeterminato,  cosa che tutti aspettano dal 2002 e che fino ad oggi non e stata fatta”.

Attualmente  circa 30 mila lavoratori delle Poste attendono l’assunzione con contratto  a tempo indeterminato e dopo settembre diventeranno circa 40 mila. “Noi chiediamo solo di avere garanzie e avere un futuro e quindi i lavoratori attualmente in attività vanno  assunti a tempo indeterminato”. Tacciono i sindacati. Tutti i sindacati. Sindacati che dovrebbero attivare iniziative, redigere programmi, indicare obiettivi, richiedere la stabilizzazione dei precari. I sindacati dovrebbero unificare le lotte. Unificare i precari. Impedire contrapposizioni tra lavoratori. I Sindacati che dovrebbero mobilitarsi, inviare richieste di incontri alle Prefetture locali, al Ministero del Lavoro per aprire subito un confronto di merito. Tacciono le sinistre. Tacciono le sinistre radicali, sociali antagoniste e movimentiste. “Qualche organizzazione sindacale si è impegnata soltanto a darci la mano a compilare i moduli per l’indennità di disoccupazione” – afferma una lavoratrice. I postini hanno deciso di costituire comitati di lotta e di contattare avvocati giuslavoristi. L’iniziativa di Poste Italiane produrrà sicuramente tensione sociale, confusione, malcontento, guerra tra poveri. Poste Italiane sposa la linea della Confindustria.  Un maldestro tentativo per smantellare, depotenziare, un provvedimento che sarà esaminato nei prossimi giorni in Parlamento. Un provvedimento che timidamente(ma positivamente) affronta per la prima volta la questione precarietà introducendo prime regole senza il condizionamento delle associazioni imprenditoriali, in primis la Confindustria.

I vertici di Poste Italiane in un commento sulla pagina facebook de Il Desk sostengono che è priva di  fondamento la notizia riferita al  licenziamento di 8 mila postini precari. “L’azienda  al contrario di quanto scritto, ha siglato, con tutte le organizzazioni sindacali, un importante accordo che prevede oltre 3mila stabilizzazioni entro il 2020, di cui 1080 negli ultimi mesi del 2018”.

 

                                                                                                        Ciro Crescentini

Tags: decreto dignitàJobs Actposte italiane
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