Rigenerazione urbana, recupero degli edifici e investimenti: ANCE Campania punta sulla collaborazione tra imprese e istituzioni per trasformare i territori
La rigenerazione urbana non può più essere rinviata. Per Angelo Lancellotti, presidente di ANCE Campania, è arrivato il momento di imprimere una svolta alle politiche urbanistiche, trasformando le opportunità offerte dalle nuove norme in interventi concreti per le città e i cittadini. Il mondo delle costruzioni è pronto a fare la propria parte, mettendo a disposizione competenze, investimenti e capacità progettuale.
La sfida, secondo i costruttori partenopei, non consiste nel moltiplicare le nuove edificazioni, ma nel restituire valore al patrimonio esistente. Edifici da recuperare, aree dismesse, quartieri da riqualificare e spazi pubblici da ripensare rappresentano altrettante occasioni per avviare una nuova stagione di sviluppo. Un percorso che deve puntare sulla riduzione del consumo di suolo, sulla sicurezza degli immobili, sull’efficienza energetica e sulla qualità dei servizi.
Per la Campania, la nuova disciplina regionale del governo del territorio e il percorso di aggiornamento degli strumenti urbanistici possono rappresentare un’opportunità importante. Ma alle innovazioni legislative devono seguire procedure più rapide, regole certe e una programmazione capace di favorire gli investimenti.
In questo scenario diventa fondamentale la collaborazione tra amministrazioni e imprese. Il partenariato pubblico-privato può consentire di recuperare comparti urbani, realizzare infrastrutture e ampliare l’offerta abitativa, garantendo al tempo stesso benefici misurabili per le comunità.
Napoli, con le sue aree da riconvertire e i quartieri che attendono nuove opportunità, rappresenta un banco di prova significativo. La rigenerazione deve produrre valore economico, ma anche sociale: più servizi, spazi verdi, abitazioni accessibili e maggiore vivibilità.
Il messaggio di ANCE è dunque quello di un settore che vuole essere protagonista della trasformazione urbana. Non soltanto imprese chiamate a costruire, ma interlocutori attivi nella progettazione delle città del futuro. Perché il vero restart urbanistico si misura nella capacità di migliorare concretamente la vita delle persone.
