Congresso Cgil, boom di ricorsi e di contestazioni

Tantissime segnalazioni da ogni parte del Paese

Il congresso della Cgil continua a svolgersi tra ricorsi e contestazioni. Tantissime le segnalazioni che arrivano da ogni località del Paese.  In alcune strutture lavorative, le assemblee congressuali di base non si fanno, alcune convocate nelle sedi del partito democratico, altre con seggi aperti cinque giorni senza alcuna comunicazione alla commissione di garanzia. E non finisce qui. Assemblee spostate a blocchi di 10, tutte insieme. Assemblee rimandate a data da destinarsi. Elezioni di dirigenti e componenti di direttivi uscenti eletti con gli “accorpamenti” tra piccole aziende,  delegati  selezionati “a monte” e poi  successivamente “formalmente legittimati” da verbali congressuali. A Napoli e provincia,  clamorosi i casi di lavoratori  iscritti da anni alla Cgil sistematicamente mai convocati formalmente ai congressi di base. “Il congresso dovrebbe essere un grande momento di discussione per discutere di lavoro, di diritti, di riorganizzazione del sindacato, di giustizia sociale, invece si sta trasformando in un evento super-blindato in cui vengono  selezionati i  fedelissimi e legittimata l’autoreferenzialità dei gruppi dirigenti – evidenzia un dirigente sindacale di Napoli – Molti non hanno compreso che questi metodi e  comportamenti produrranno ulteriori danni d’immagine e di consensi alla nostra organizzazione. Non si rendono conto che i tempi sono cambiati e sono cambiati anche i lavoratori”. 

Intanto, a livello nazionale non è stato ancora individuato il successore di Susanna Camusso. Emergono ancora divisioni.  L’area conservatrice punta sull’emiliano Vincenzo Colla e il toscano Franco Martini, entrambi vicini al partito democratico,  sostenuti dagli apparati burocratici locali e nazionali. Entrambi sarebbero disponibili ad abbandonare la battaglia per il ripristino dell’articolo 18 e alla cancellazione del Jobs Act per una maggiore flessibilità nel mercato del lavoro.  Le categorie che sostengono Colla e Martini sono i pensionati, gli edili, i lavoratori dei trasporti, quelli delle telecomunicazioni, categorie storiche della cosiddetta “destra interna” della Cgil. L’ex leader della Fiom Cgil, Maurizio Landini amato dalla base della Cgil e dalla sinistra sociale e politica difficilmente potrà prendere il posto di Susanna Camusso. Non è sostenuto dalla rete burocratica e di apparato. La rete autoreferenziale. Intanto in  molti si domandano:  E’ fattibile l’autoriforma del sindacato?

Condividi sui social network
  • gplus
  • pinterest