In manette l’ex sindaco di Caserta, Pio Del Gaudio, l’ex consigliere regionale Polverino e l’ex senatore Barbato. Coinvolti imprenditori ritenuti vicini al boss Zagaria

NAPOLI – Un’altra bufera sulla politica locale per presunti rapporti con la camorra. E’ scatta all’alba l’operazione Medea dei Carabinieri del Ros per l’esecuzione di 13 provvedimenti cautelari su richiesta della Direzione Distrettuale Antimafia partenopea, nei confronti di presunti esponenti e favoreggiatori del clan dei Casalesi – gruppo Zagaria. Sono accusati, tra l’altro, di associazione di tipo mafioso, corruzione, intestazione fittizia di beni, turbata libertà degli incanti e finanziamento illecito a partiti politici. Tra i destinatari il parlamentare forzista Carlo Sarro, avvocato di Nicola Cosentino, per cui è stata inviata richiesta di arresti domiciliari alla Camera dei deputati e l’ex sindaco di Caserta, Pio Del Gaudio, anche lui di Forza Italia. Oltre a loro, raggiunti dal provvedimento l’ex consigliere regionale Angelo Polverino, già destinatario di altre misure cautelari in diverse inchieste, e Tommaso Barbato, ex deputato Udeur. Nello stesso ambito – spiega una nota dei carabinieri – si sta dando esecuzione ad un provvedimento di sequestro preventivo di conti correnti per un valore complessivo di undici milioni di euro circa. Le indagini condotte dal Ros hanno svelato una serie di false denunce per patite estorsioni presentata da imprenditori locali contro il boss Michele Zagaria al fine di ottenere una rigenerazione degli impresari in odore di Camorra; un diffuso sistema corruttivo all’interno degli Enti che gestiscono i servizi idrici della Regione Campania; l’elargizione di illeciti finanziamenti a esponenti politici locali. E ancora la dispersione di materiale informatico rinvenuto nel bunker di Michele Zagaria il giorno della sua cattura e il suo successivo passaggio di mano in favore di esponenti del clan.

 

GLI INDAGATI – Pio Del Gaudio e Angelo Polverino sono accusati di finanziamento illecito ai partiti e corruzione con l’aggravante mafiosa perché avrebbero intascato da un imprenditore vicino al clan Zagaria soldi per le campagne elettorali. Secondo gli inquirenti Polverino avrebbe ricevuto dall’imprenditore edile Giuseppe Fontana, anch’egli arrestato, 30mila euro per le Regionali del 2010. Lo stesso fontana avrebbe elargito 20mila euro a Del Gaudio per le Comunali del 2011, vinte dal candidato del centrodestra. In cambio l’imprenditore avrebbe ottenuto la promessa di appalti. “Proprio dalle parole di Giuseppe Fontana – scrive il procuratore aggiunto Giuseppe Borrelli – proveniva l’ammissione di aver consegnato a Del Gaudio la somma di 30mila euro e quindi la successiva pretesa di restituzione, atteso che, di fatto, tale elargizione non gli aveva arrecato alcun vantaggio economico”. Analoga condotta “è stata posta in essere anche nei confronti di Angelo Polverino, al quale Fontana risulta avere corrisposto, su indicazione dello stesso Del Gaudio, la somma di 20mila euro previa promessa di una condotta di generale appoggio alle sue richieste, ovvero di far assegnare a ditte a lui riconducibili lavori pubblici”. Tra gli arrestati anche Tommaso Barbato, ex senatore Udeur, salito alla ribalta delle cronache per aver sputato al collega di partito Nuccio Cusumano nel giorno in cui si votava la fiducia al governo Prodi, nel 2008. Cusumano restò fedele alla maggioranza di centrosinistra, contro la decisione di Mastella di voltarle la faccia. Barbato prima gli fece le corna, poi gridò “traditore”, “pezzo di m…”, e dopo essersi lanciato verso di lui gli sputò contro. Per Carlo Sarro bisognerà invece attendere la decisione di Montecitorio sulla richiesta di custodia cautelare ai domiciliari. Avvocato amministrativista che ha seguito in diverse cause la famiglia di Nicola Cosentino, ex sindaco di Piedimonte Matese, è anche componente della commissione Antimafia. Il parlamentare forzista è accusato di corruzione aggravata dall’avere agevolato un’organizzazione camorristica. E’ noto, tra l’altro, per essere il commissario straordinario dell’Ente d’ambito sarnese-vesuviano per i servizi idrici, ritenuto però incompatibile dall’Autorità anticorruzione, e protagonista della polemica sulle “partite pregresse” della Gori spa, le maxi bollette dell’acqua recapitate ai cittadini. Sarro ha anche presentato due anni fa una proposta di legge per la sanatoria degli abusi edilizi.

 

L’ACQUA – Figura centrale dell’inchiesta è Giuseppe Fontana. Colpito da interdittiva antimafia nel 2009, per gli investigatori avrebbe elaborato una strategia per eludere il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione. Si ritiene che il piano prevedeva la “rigenerazione” di una serie di imprenditori, attuato con la costituzione di un’associazione antiracket e una serie di denunce di episodi estorsivi ai carabinieri di Casal di Principe. Una conferma sarebbe arrivata dallo stesso boss Zagaria, che durante un processo ha negato di essere il mandante delle estorsioni e precisato di essere molto legato dal punto di vista economico ed affettivo agli imprenditori denuncianti. Ma a Fontana viene anche contestato il tentativo di ottenere da Sarro l’assegnazione di un grosso appalto bandito dall’Ato 3, attraverso “un radicato rapporto di amicizia con Giovanni Cosentino e Maria Costanza Esposito, fratello e consorte di Nicola Cosentino” scrive il procuratore aggiunto Borrelli. Qualora la sua richiesta non fosse stata esaudita, Fontana avrebbe manifestato l’intenzione di denunciare il parlamentare-commissario straordinario dell’ente, “destinatario  – aggiunge il magistrato – di una tangente di 2,5 milioni”. La Dda spiega che “il gip ritiene che si sia accertato” un presunto inquinamento di una gara d’appalto bandita dalla Gori, multiutility della gestione idrica e soggetto gestore dell’Ato 3, ricadente proprio nel territorio dell’ente e relativa a lavori di manutenzione delle reti idriche e fognarie per un importo di 31,7 milioni. A condizionare l’esito della gara sarebbe stato, secondo gli inquirenti, Sarro con la complicità degli imprenditori edili Antonio Fontana e Lorenzo Piccolo. L’aggiudicazione, in tre lotti, sarebbe andata a ditte riconducibili al boss Michele Zagaria: la Idroeco di Piccolo (primo lotto), il Consorzio stabile grandi opere, riconducibile ad Antonio Fontana (terzo lotto).

La strategia di Giuseppe Fontana sarebbe stata perseguita anche coltivando l’amicizia interessata con esponenti di forze dell’ordine, allo scopo “di far decadere, formalmente – sostiene il coordinatore della Dda – tutti quei presupposti e dati di fatto che, attraverso le informazioni antimafia redatte dai vari organismi deputati, avevano dato luogo all’emissione del provvedimento interdittivo emesso nei suoi confronti”. Ai domiciliari è finito infatti il brigadiere in congedo Alessandro Cervizzi, in passato autista di un ufficiale del comando di Caserta. E’ accusato di aver cercato di orientare, su pressione di Fontana, le relazioni che suoi colleghi stavano preparando riguardo le aziende dell’imprenditore, per ottenere la revoca dell’interdittiva. Cervizzi avrebbe fatto anche incontrare Fontana con il comandante di una stazione dell’Arma con l’obiettivo di spostare la residenza anagrafica dell’imprenditore. In cambio avrebbe ricevuto un viaggio per il figlio al Sestriere, l’assunzione della figlia presso un’azienda che lavorava all’ospedale di Caserta, struttura ritenuta infiltrata dal clan Zagaria. Il finanziere S.M., in servizio al Nucleo di Polizia Tributaria di Caserta, secondo la Dda avrebbe invece rivelato a Giuseppe e Orlando Fontana notizie su un’indagine che le fiamme gialle svolgevano sul Consorzio grandi opere e su Orlando Fontana, fratello dell’imprenditore arrestato e a sua volta finito oggi in carcere.

Giuseppe Fontana avrebbe inoltre acquisito, tramite un prestanome, il 51% della società  I.s.i costruzioni generali per ottenere una nuova veste attraverso cui tornare a contrattare con la pubblica amministrazione, grazie alle solite relazioni con i politici e le promesse di appalti. L’ipotesi accusatoria si basa quindi su un “sistema” di imprenditori edili, tutti vicini a Zagaria, che “per anni – si legge nella nota della Procura – ha sfruttato una condizione di oligopolio che ha permesso, alle stesse aziende, di acquisire ingenti commesse da parte della Regione Campania – settore ciclo integrato delle acque”. Per i pm, altra figura chiave era Tommaso Barbato. L’ex senatore, candidato non eletto alle ultime regionali con la lista “Campania libera” a sostegno di De Luca, avrebbe procurato a diversi imprenditori legati al clan continue commesse in regime di somma urgenza. “Agendo dapprima – scrive Borrelli – in qualità di responsabile del settore regionale collegato al ciclo integrato delle acque, e successivamente nelle vesti di consigliere regionale in quota Udeur, di senatore della Repubblica del medesimo partito politico e, da ultimo, di persona comunque impegnata in attività politiche”. Barbato, in cambio di questa sorta di “lobbying”, avrebbe ricevuto somme di denaro ed appoggio elettorale. Tra le ipotesi di corruzione e turbativa d’asta, una “grida vendetta per i cittadini, perché collegata a lavori di somma urgenza”, dichiara Borrelli. Questo perché “La Regione Campania – spiega il magistrato – a fronte di una rete idrica non proprio all’avanguardia a livello internazionale, ha speso negli ultimi anni centinaia di milioni di euro in appalti per somma urgenza che sono stato aggiudicati solo a ditte di Casapesenna come se al di fuori di quel Comune non ci fossero idraulici”. E nella ricostruzione investigativa Barbato “era in stretto contatto con Francuccio Zagaria (cognato e omonimo del capoclan, ndr), che era la mente imprenditoriale del clan e gestiva l’ospedale di Caserta dal suo ufficio nella struttura”.

 

GIALLO CHIAVETTA – Fu trovata e sequestrata nel bunker di Michele Zagaria, quando il capoclan casalese venne catturato il 7 dicembre 2011. Ma ora quella chiavetta usb, a forma di cuore, è al centro di un giallo sulla dispersione dei dati, che sarebbero finiti nella disponibilità di esponenti e fiancheggiatori del clan. La vicenda è contenuta nell’ordinanza applicativa di misura cautelare eseguita oggi. La chiavetta è “sparita con la collaborazione di un non meglio identificato appartenente alla polizia di stato  – afferma Borrelli durante la conferenza stampa – che avrebbe poi favorito l’arrivo della chiavetta nelle mani di Orlando Fontana, fratello dell’imprenditore edile Giuseppe Fontana”.  Per venirne in possesso, Orlando Fontana avrebbe corrotto la divisa infedele con 50mila euro. L’esistenza del supporto informatico è emersa “nel corso di indagini successive attraverso intercettazioni avvenute ben dopo le operazioni di cattura di Zagaria”. “Questa è una vicenda molto delicata  – chiosa il procuratore aggiunto – ed evidenza il comportamento infedele di uno degli appartenenti alle forze dell’ordine, che non inficia l’impegno straordinario per la cattura di Michele Zagaria. C’è una persona che ha tradito anche i suoi colleghi. È possibile, secondo la ricostruzione che abbiamo effettuato, che il supporto informatico sia stato sottratto da una sola persona, ma non abbiamo potuto ricostruire chi. Abbiamo anche tentato di recuperare la chiavetta ma inutilmente”. Cosa c’era nella chiavetta? Gli investigatori ritengono che vi fossero informazioni sulle attività di Zagaria e sulle sue ricchezze”.

 

GORI: “SIAMO PARTE LESA” – “Allo stato attuale, le strutture tecniche di Gori non risultano coinvolte nel procedimento e la società si considera dunque parte lesa. In ogni caso, oggi stesso il presidente della Gori Amedeo Laboccetta ha convocato il Consiglio di Amministrazione per il giorno 16 luglio, allo scopo di approfondire ogni aspetto della questione e avviare tutte le misure a tutela della Società, che reagirà con fermezza di fronte a qualunque tipo di anomalia possa, eventualmente, essere riscontrata”. In una nota arriva il commento all’operazione del Ros dell’azienda di proprietà dell’Acea, società di cui sono soci il Comune di Roma e l’imprenditore Caltagirone, editore del Mattino e del Messaggero. “La società – afferma la Gori spa – esercita le proprie attività in modo autonomo e nel pieno rispetto delle normative nazionali e comunitarie in materia di lavori pubblici, con la massima attenzione alla trasparenza e alla correttezza nell’affidamento degli appalti. La società ha, inoltre, puntualmente adottato gli strumenti di controllo previsti dalla normativa in materia di responsabilità amministrativa degli Enti, di anticorruzione e di trasparenza. A dimostrazione della particolare attenzione della società nell’anticipare e bloccare eventi illeciti, il Consiglio di Amministrazione nel 2015 ha approvato il piano annuale di Audit, che prevede, tra le aree sottoposte a verifica, quella relativa agli affidamenti di beni, lavori e servizi”.

 

GLI ARRESTATI
In carcere
Giuseppe Fontana
Tommaso Barbato
Pio Del Gaudio
Antonio Fontana
Orlando Fontana
Luciano Licenza
Vincenzo Pellegrino
Bartolomeo Piccolo
Lorenzo Piccolo
Angelo Polverino

 

Ai domiciliari
Alessandro Cervizzi
Carmine Lauritano
Francesco Martino
Carlo Sarro (subordinato all’autorizzazione della Camera)

(Foto Carlo Sarro senatore/Fb)

 

 

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