Il Vescovo chiede che la città non venga più sacrificata senza soluzioni alternative.
Le recenti dichiarazioni di Roberto Fico, candidato del centrosinistra alla presidenza della Regione Campania, sulla possibile chiusura dell’inceneritore di Acerra, hanno scatenato un ampio dibattito pubblico. Alcuni sostengono che l’inceneritore debba essere dismesso, accusandolo di danneggiare la salute e l’ambiente. Altri, con un approccio più pragmatico e forse troppo pragmatico, sono contrari: senza l’inceneritore, dicono, le città della Campania sarebbero invase dai rifiuti. Ma oltre a questi schieramenti, più o meno polarizzati, è mancata una parola di compassione per Acerra, una parola che, secondo Monsignor Antonio Di Donna, Vescovo della città, avrebbe dovuto essere pronunciata soprattutto da chi non vive nella città dell’inceneritore, da chi non è direttamente colpito dal pesante fardello che la città porta sulle sue spalle.
In una nota pubblicata il 15 febbraio 2025, il Vescovo Di Donna ha sollevato una riflessione più profonda su come viene trattato il sacrificio della sua città. L’assenza di una parola di solidarietà, di vicinanza, da parte di chi non vive l’esperienza quotidiana dell’inquinamento e dei danni causati dall’inceneritore, è ciò che maggiormente ha colpito Monsignor Di Donna.
«Mi sarei aspettato, soprattutto da quelli che vivono nella grande metropoli, dalla quale provengono la maggior parte dei rifiuti che bruciano nell’inceneritore, una parola di tenerezza», scrive il Vescovo, esprimendo il suo dolore e la sua frustrazione per l’indifferenza mostrata verso la città di Acerra. Una città che da anni porta da sola, senza aiuti concreti, il peso del trattamento dei rifiuti dell’intera Campania.
Con parole cariche di emotività, il Vescovo ha voluto offrire alla sua comunità un messaggio di gratitudine, ma anche di speranza, che suona come un appello alla solidarietà. «Grazie, città di Acerra, perché porti da sola, in Campania, un peso così grande… Grazie, amara terra mia, perché stai vivendo la tua passione come quella del Crocifisso che porti in processione il venerdì santo… Grazie, città crocifissa, città-sacrificata sull’altare della ragion di Stato (o di Regione)».
In queste parole, il Vescovo riconosce la città di Acerra come un luogo che ha subito un grande sacrificio. Il dolore e la sofferenza della comunità sono simbolicamente paragonati alla passione di Cristo, un sacrificio che non solo Acerra sta affrontando, ma che sta pagando a caro prezzo in termini di vite umane. «Perdonaci, se continuiamo a dirti: ‘arràngiati, così deve andare’», scrive Di Donna, chiedendo perdono per l’indifferenza della politica e della società che non riescono a trovare soluzioni alternative e più eque alla gestione dei rifiuti.
Il Vescovo non si ferma a un atto di riconoscimento, ma lancia anche un messaggio di speranza, pur nel mezzo delle difficoltà: «Non rassegnarti, città santa, non perdere la speranza. Verranno giorni in cui non si concentrerà più in te tutto il sistema dei rifiuti della Campania. Verranno giorni in cui il più giovane dei tuoi figli morirà a 100 anni. Verranno giorni in cui l’aria sarà respirabile, non ci saranno più camion diretti all’inceneritore…».
Con queste parole, Monsignor Di Donna offre alla sua comunità una visione di un futuro migliore, in cui la città possa finalmente liberarsi dal pesante fardello che oggi è costretta a portare. Una speranza in cui l’aria torni a essere sana, in cui le generazioni future possano vivere senza i pericoli legati all’inquinamento, e in cui la Campania possa finalmente affrontare la questione dei rifiuti in modo giusto e sostenibile per tutti.
In conclusione, il Vescovo di Acerra esprime non solo un dolore profondo per il sacrificio della sua città, ma anche un invito a non dimenticare il sacrificio che Acerra ha fatto per il bene della regione. «Cara, povera Acerra, ti amiamo», scrive, un amore che si traduce in un appello a non essere mai dimenticata, mai ignorata, perché Acerra è il simbolo di un problema che riguarda tutti.
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