Disney porta via lavoro, sogni e magia: chiudono i negozi, lasciati a casa 230 lavoratori. Tutta colpa delle vendite online

Da Milano a Palermo infatti il colosso americano chiude punti vendita.

Le multinazionali continuano a gettare sul lastrico centinaia di lavoratori e di  lavoratrici italiani. La Disney, multinazionale statunitense ha infatti deciso di chiudere 15 punti vendita, lasciando così a casa circa 230 dipendenti.

Disney non chiuderà solo in Italia e in Europa: annunciata sempre per quest’anno la chiusura di 60 negozi tra Stati Uniti e Canada. Resteranno operativi gli store nel continente asiatico e nei parchi divertimento dell’azienda.

La notizia, rientrerebbe in un piano non solo italiano ed europeo di tagli al personale. I Disney Store lasceranno l’Italia in via definitiva, ma non per cause economiche, ma per una precisa scelta di marketing verso il digitale. I famosi prodotti ispirati ai personaggi dei noti film, i gadget non si potranno più acquistare presso i negozi fisici, ma saranno disponibili solamente online.

Oggi i lavoratori e le lavoratrici Disney sono scesi in piazza in diverse città per protestare contro la chiusura dei quindici negozi. A Milano si è svolto un sit-in davanti al negozio di corso Vittorio Emanuele, mentre a Roma i dipendenti hanno voluto coinvolgere le istituzioni manifestando davanti alla Camera dei Deputati. A Napoli, 40 lavoratori hanno promosso un presidio di lotta davanti al punto vendita di via Toledo. Accanto ai lavoratori, c’erano il segretario generale della Cgil Napoli – Campania, Nicola Ricci, e il segretario generale della Filcams CGIL Napoli-Campania Luana Di Tuoro.

Sulla delicata situazione si stanno già registrando i primi commenti delle forze politiche. “Come tutte le altre aziende operative nel nostro Paese, anche la Disney Italia ha preso sostegni e cassa integrazione per superare un periodo difficile. Ma la logica della massimizzazione del profitto, sempre e comunque, travolge ancora una volta le persone, i rapporti di lunga durata, il futuro. Il Ministro dello Sviluppo economico e il Ministro del Lavoro devono intervenire“, ha dichiarato il deputato Stefano Fassina.

Ciro Crescentini

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