Chiesa, sindacati, associazioni e istituzioni al corteo contro il centro per i rimpatri. Ricci: «Ci opporremo con fermezza».
Oltre diecimila persone hanno attraversato le strade di Castel Volturno per dire no alla costruzione del Centro di permanenza per i rimpatri (Cpr). Il corteo, partito dal Centro Fernandes e diretto verso il Comune, ha riunito migranti, cittadini, studenti, associazioni, sindacati, rappresentanti della Chiesa e istituzioni, chiedendo di fermare un progetto che, secondo i manifestanti, rischia di aggravare le fragilità di un territorio segnato da degrado ambientale, sfruttamento e criminalità organizzata.
La protesta si è svolta mentre arrivava la notizia dell’aggiudicazione dell’appalto da parte di Invitalia. L’intervento, affidato a un raggruppamento di imprese con un ribasso del 25%, supera i 31 milioni di euro e dovrebbe concludersi entro la fine del 2028. Per i partecipanti, quelle risorse dovrebbero essere destinate a sanità, istruzione, servizi sociali, lavoro e abitazioni.
Dura la posizione dell’arcivescovo di Napoli, il cardinale Domenico Battaglia, che ha chiesto al governo di fermarsi e riconsiderare il progetto. «Chiedo di ascoltare questa terra, rinunciare al Cpr di Castel Volturno e superare il sistema dei centri per i rimpatri», ha dichiarato, ricordando che il trattenimento amministrativo comporta una privazione della libertà senza essere l’esecuzione di una condanna penale. «Quale idea di convivenza stiamo costruendo se affidiamo a una porta chiusa la risposta a una questione umana così complessa?», ha aggiunto, richiamando il contributo quotidiano dei lavoratori stranieri.

Anche il vescovo di Caserta e Capua, Pietro Lagnese, ha partecipato alla mobilitazione: «La vera sicurezza si costruisce con l’integrazione e l’amicizia. I migranti non sono il problema».
In piazza il presidente della Regione Campania, Roberto Fico, che ha annunciato opposizione al progetto anche attraverso iniziative legali. «Costruire il Cpr a Castel Volturno significa non conoscere il territorio. Ci opporremo in tutte le sedi, anche con forme di resistenza pacifica», ha affermato, ribadendo che la comunità ha bisogno di investimenti nei servizi. La Regione valuterà inoltre la possibilità di ricorrere contro gli atti relativi all’area di località La Piana, inserita dal governo tra i siti di interesse strategico nazionale.
Anche la CGIL, con le Camere del Lavoro campane, le categorie e la segretaria nazionale Maria Grazia Gabrielli, ha partecipato alla manifestazione, chiedendo che i 43 milioni di euro indicati come risorse destinate al Cpr siano investiti in sanità, istruzione e servizi per tutta la comunità.
Dal corteo è arrivata anche la voce del segretario generale della Cgil Campania e Napoli Nicola Ricci: «Siamo scesi in piazza perché oggi inizia una battaglia fondamentale contro quella che riteniamo essere l’ennesima provocazione. Abbiamo appreso della sottoscrizione di un accordo per individuare l’area di interesse nazionale: il rischio concreto è che il Governo prosegua dritto sulla strada della realizzazione del Cpr a Castel Volturno, che si tradurrebbe in un vero e proprio carcere a cielo aperto. Ci opporremo con fermezza a questo progetto».

Il COBAS Lavoro Privato, presente con una numerosa delegazione, ha ribadito la necessità di mettere al centro i diritti fondamentali delle persone migranti. «I migranti sono persone, esseri umani e nostri fratelli, che non devono essere rinchiusi nei ghetti, ma integrati nella società. Le risposte necessarie non sono la chiusura o la detenzione, ma i diritti fondamentali che spettano a chiunque viva nel nostro Paese: lavoro dignitoso, vera solidarietà, accesso garantito all’assistenza sanitaria e soluzioni abitative adeguate, esattamente come per tutti i cittadini italiani», si legge nella dichiarazione del sindacato.
I COBAS hanno inoltre sottolineato il significato della mobilitazione: «Siamo scesi in piazza per ribadire che la sicurezza e la giustizia sociale si costruiscono garantendo diritti e dignità, non erigendo muri o aprendo centri di reclusione». Da Castel Volturno, il messaggio rivolto alle istituzioni è quello di puntare sull’accoglienza, sul lavoro e sull’uguaglianza dei diritti.
Libera ha infine portato in corteo le sagome delle vittime della strage di San Gennaro del 18 settembre 2008, quando furono uccisi sette cittadini ghanesi, accostandole a quelle delle persone morte nei Cpr. Un richiamo alla memoria che ha accompagnato la richiesta conclusiva della piazza: fermare il progetto e investire sul futuro di Castel Volturno, garantendo diritti, inclusione e pari dignità.
Alessandro Manna

