Nessuno ha chiarito quante siano oggi le pratiche sospette, né se i controlli siano proseguiti. Le verifiche incrociate con Comuni, ASL, Università a quanto pare sarebbero state sospese. Nessuna comunicazione pubblica, nessun resoconto aggiornato da parte dei vertici della Cassa
Dopo il clamore iniziale sulla truffa da oltre 300mila euro ai danni della Cassa Edile partenopea, sul caso è calato un silenzio inquietante. Nessun aggiornamento ufficiale, nessun dato certo su quante pratiche irregolari siano state individuate e – soprattutto – nessuna chiarezza sullo stato delle denunce presentate alla Procura della Repubblica. È lecito chiedersi: si sta tentando di insabbiare tutto?
L’inchiesta parte, poi si ferma: cosa non torna
A maggio, le prime verifiche interne avevano scoperchiato una gestione quantomeno opaca di contributi assistenziali destinati a lavoratori e famiglie: premi natalità, invalidità, malattia, borse di studio erogati senza requisiti. Vennero segnalate anomalie già nelle prime pratiche analizzate. Ma da allora, silenzio.
Nessuno ha chiarito quante siano oggi le pratiche sospette, né se i controlli siano proseguiti. Le verifiche incrociate con Comuni, ASL, Università a quanto pare sarebbero state sospese. Nessuna comunicazione pubblica, nessun resoconto aggiornato da parte dei vertici della Cassa.
Controlli fermi? Nessuna risposta ufficiale
Le domande senza risposta si moltiplicano:
- Quante pratiche sono state effettivamente esaminate?
- Quante risultano irregolari o truffaldine?
- I controlli incrociati sono ancora in corso o si sono già fermati?
- Sono state presentate denunce formali alla Procura? Quante?
- Chi vigila sul corretto andamento delle verifiche?
Anche i sindacati, salvo rare eccezioni, tacciono. Un silenzio assordante da parte di chi, in teoria, dovrebbe vigilare sulla legalità nella gestione dei fondi destinati ai lavoratori del settore edilizio.
Un clima opaco: il rischio di un insabbiamento
Il sospetto che si voglia “coprire” o rallentare l’inchiesta è sempre più concreto. Alcune sigle sindacali sembrano più impegnate a colpire chi ha denunciato le anomalie continuano a non commentare pubblicamente, alimentando dubbi e tensioni. Forte la sensazione che si stia cercando di mettere tutto a tacere.
Chi deve rispondere ai cittadini e ai lavoratori
La mancanza di trasparenza rischia di trasformare un’inchiesta sacrosanta in una nuova pagina di sfiducia istituzionale. Le parti coinvolte devono rispondere con chiarezza e dati concreti:
- Lo stato dei controlli interni e delle verifiche incrociate
- Il numero preciso di pratiche sospette e delle denunce
- Le responsabilità di alcuni operatori sindacali eventualmente già emerse
- L’impegno a comunicare pubblicamente l’avanzamento delle attività
Chi lavora e contribuisce ha il diritto di sapere come vengono gestiti i fondi, chi controlla e se la giustizia fa davvero il suo corso.
Formedil Napoli, altre questioni da chiarire
A rendere ancora più preoccupante il quadro generale è quanto sta accadendo in altri enti bilaterali del settore, come il Formedil Napoli.
Mentre non è stata ancora chiarita la vicenda – definita gravissima da diversi presenti – di buste paga di lavoratori onesti agitate pubblicamente durante una riunione da parte di un noto sindacalista, violando la legge sulla privacy, si registrano ora nuove scelte discutibili.
Sarebbe infatti in atto un tentativo di esternalizzare le attività formative e didattiche ad una società di servizi, in particolare le docenze. Una decisione che appare incomprensibile e costosa: i docenti esterni percepirebbero compensi elevati per ogni ora di lezione, nonostante esista personale interno qualificato che potrebbe svolgere lo stesso lavoro a costi decisamente inferiori.
Una scelta che, secondo più fonti interne, è il frutto dell’improvvisazione, della superficialità o delle proposte scellerate di qualche rappresentante sindacale, più attento ai rapporti esterni che alla buona gestione delle risorse. Una mossa che sa di spreco, in un settore dove ogni euro dovrebbe essere tutelato.
E intanto si cerca un direttore ma a fari spenti
Ad aggiungere ulteriori interrogativi è la scelta dei nuovi direttori per entrambi gli enti – Cassa Edile e Formedil. La selezione, affidata a Randstad Italia S.p.A., filiale della multinazionale olandese, si sta svolgendo in totale assenza di trasparenza.
- Quante persone hanno risposto all’avviso di selezione?
- Quali criteri e parametri saranno adottati nella valutazione?
- Chi fa parte della commissione esaminatrice?
- Quali garanzie di imparzialità sono state adottate?
Ad oggi, nessuna risposta ufficiale. Il reclutamento di due figure centrali nella governance degli enti bilaterali avviene senza alcun confronto pubblico o verifica democratica. Una gestione opaca per ruoli che dovrebbero incarnare legalità, competenza e responsabilità verso migliaia di lavoratori.
Il silenzio rischia di diventare complicità
A Napoli, il sistema della bilateralità – nato per garantire diritti, formazione e sicurezza ai lavoratori edili – sembra oggi minacciato da opacità, sprechi e silenzi compiacenti. La credibilità degli enti è in pericolo. Chi dovrebbe difendere trasparenza e correttezza deve parlare. Ora. Perché chi tace, in questi casi, non è neutrale, sta coprendo.
Red

