Indagini su eventuali omissioni nel trasferimento dell’organo da Bolzano a Napoli
All’ospedale “Monaldi” di Napoli sono ore decisive. Nella giornata odierna è prevista una nuova riunione dell’équipe multidisciplinare chiamata a valutare se il piccolo paziente, già sottoposto a un trapianto rivelatosi compromesso, possa affrontare un secondo intervento con un nuovo organo. Nei giorni scorsi dal presidio napoletano era filtrata una cauta fiducia: il bambino risulta ancora inserito nella lista d’attesa per il trapianto, in attesa di un cuore compatibile.
A incrinare questo spiraglio è arrivata però la consulenza dei medici dell’Ospedale Pediatrico Bambino Gesù, che avrebbero evidenziato condizioni cliniche tali da rendere estremamente complessa – se non impraticabile – la prospettiva di un nuovo impianto. La madre del piccolo, Patrizia Mercolino, non nasconde il dolore ma continua ad aggrapparsi alla speranza: «Spero sempre che quei medici si sbaglino e che si possa trovare presto un cuore nuovo per mio figlio. Chiedo aiuto a tutti, anche al Papa».
Resta sullo sfondo la vicenda del 23 dicembre, data in cui si sarebbe verificato l’errore durante le fasi di trasporto dell’organo. Secondo quanto emerso, l’équipe partita da Napoli per l’espianto a Bolzano non avrebbe avuto con sé tutta la strumentazione necessaria. L’ospedale altoatesino avrebbe quindi fornito un sacchetto per la conservazione e un contenitore rigido – un box in plastica per reperti istologici – risultati poi inadeguati. Entrambi sono stati sequestrati dai carabinieri del Nas di Napoli su disposizione della Procura partenopea, che ha aperto un’inchiesta per accertare eventuali responsabilità.
A incidere in modo determinante sarebbe stato l’impiego di ghiaccio secco per la conservazione dell’organo, materiale che – secondo quanto trapela – sarebbe stato fornito da operatori sanitari di Bolzano, al momento non iscritti nel registro degli indagati. Il cuore sarebbe stato collocato nel contenitore senza indicazioni precise sulla temperatura, circostanza che avrebbe provocato danni irreversibili.
Sulla vicenda è intervenuto anche il ministro della Salute, Orazio Schillaci, che in un’intervista ha dichiarato: «Quanto è accaduto è inaccettabile e attendiamo di verificare le responsabilità. La sicurezza delle cure è un impegno costante a tutti i livelli – ministero, Regioni, aziende sanitarie e ospedaliere – per garantire che ogni paziente riceva la migliore assistenza con il minimo rischio di danno alla salute».
Intanto, dal mondo associativo arriva una presa di posizione a sostegno dell’ospedale napoletano. Gaetano Sannino e Gennaro Centanni, dell’associazione Spazio a Sinistra, hanno diffuso una nota che riportiamo integralmente:
«Esprimiamo vicinanza alla famiglia del bambino, che in queste ore di angoscia vive un dramma forte. Piena fiducia nella Magistratura, che svolge in questi giorni un arduo lavoro di indagini per risalire alle probabili inadempienze, errori e colpe. A nostro avviso è opportuno che questo gigantesco effetto mediatico trovi finalmente un attimo di tregua, come le tantissime voci, pareri anche discordanti e le tantissime illazioni fatte da soggetti che utilizzano i mass media tanto per dire qualcosa. Rinnoviamo fortemente la piena fiducia nella Magistratura, affinché svolga il suo lavoro con solerzia e capacità. Inoltre rinnoviamo la nostra fiducia nelle capacità, abnegazione, professionalità e studio del presidio Monaldi, che in tantissimi decenni è stato ed è un centro di grande riferimento nazionale e internazionale per le molteplici eccellenze. Crediamo che il presidio ospedaliero Monaldi vada difeso e ulteriormente potenziato, non vorremmo che qualcuno remi contro e abbia intenzione di depotenziare questo centro di grande eccellenza».
Una riflessione
La vicenda impone rigore, trasparenza e accertamenti rapidi. È doveroso chiarire ogni passaggio della catena organizzativa e sanitaria, individuando eventuali responsabilità senza sconti. Allo stesso tempo, però, è fondamentale evitare processi sommari mediatici che rischiano di travolgere professionisti e strutture prima ancora che la magistratura abbia concluso il proprio lavoro.
Il Monaldi rappresenta da decenni un punto di riferimento nella cardiochirurgia e nei trapianti: eventuali errori, se confermati, vanno accertati con fermezza, ma senza trasformare un’indagine in una condanna preventiva. La tutela della verità e quella della reputazione di un centro di eccellenza devono procedere insieme, nell’interesse primario dei pazienti e della sanità pubblica.
Ciro Crescentini

