Il corteo dei cittadini e dei comitati nella Capitale. L’USB: «Nessuno deve essere costretto a scegliere tra il diritto alla casa e il diritto al lavoro».
Dai Campi Flegrei a Roma per chiedere che l’emergenza non venga dimenticata. Circa 700 persone sono arrivate nella Capitale da Pozzuoli e dagli altri comuni dell’area flegrea per portare davanti alle istituzioni la voce di un territorio che continua a fare i conti con il bradisismo, gli sfollamenti e le difficoltà economiche.
Ad aprire il corteo uno striscione con un messaggio diretto: «Campi Flegrei uniti nella lotta». I manifestanti, arrivati a bordo di 13 pullman, hanno attraversato le strade del centro di Roma con striscioni e cartelli per chiedere al Governo interventi concreti. Una delegazione punta inoltre a consegnare un documento con le richieste del territorio ai rappresentanti dell’Esecutivo.
Al fianco dei comitati c’è l’Unione Sindacale di Base, che considera la mobilitazione il risultato di un percorso iniziato da tempo. «Quella dell’8 ottobre non è una protesta improvvisa, né una rivendicazione di parte: è la voce di una comunità che chiede di poter continuare a vivere nella propria terra, in sicurezza, con una casa, un lavoro e un futuro», sottolinea l’USB.
Il primo problema resta quello delle abitazioni. Migliaia di persone hanno dovuto lasciare le proprie case e per molte famiglie l’incertezza continua. L’emergenza abitativa, secondo il sindacato, non può essere affrontata con soluzioni temporanee che lascino sulle spalle dei cittadini il costo della crisi. «A chi ha perso la propria casa o non può più rientrarvi deve essere garantito il diritto a un alloggio sicuro, senza che l’emergenza diventi occasione di speculazione e senza scaricare sulle famiglie il peso economico e sociale di una crisi che non hanno provocato», afferma l’USB.
Insieme alla casa c’è il lavoro. La situazione dei Campi Flegrei sta infatti incidendo anche sulle attività produttive, sul commercio e sull’occupazione. Aziende in difficoltà e posti di lavoro a rischio alimentano il timore che l’emergenza possa trasformarsi in una crisi economica di lungo periodo. Per questo il sindacato chiede un intervento complessivo. «È necessario un piano straordinario che tenga insieme messa in sicurezza, diritto alla casa, difesa dell’occupazione, sostegno alle attività produttive e rilancio del territorio, con risorse adeguate e tempi certi».
Dentro questa richiesta c’è anche una questione che riguarda direttamente i lavoratori impegnati nella gestione dell’emergenza: il personale assunto attraverso il Fondo Bradisismo. Sono lavoratrici e lavoratori che da quasi due anni garantiscono attività amministrative e servizi necessari al funzionamento delle strutture pubbliche coinvolte nell’emergenza, ma che continuano a essere legati a contratti a termine.
Una situazione che l’USB considera una contraddizione. «Lo Stato chiede sicurezza ai territori e contemporaneamente mantiene nella precarietà proprio le lavoratrici e i lavoratori chiamati a garantire quella sicurezza». Da qui arriva una richiesta precisa al Governo: inserire nel nuovo provvedimento la stabilizzazione del personale. «Deve essere prevista la stabilizzazione di tutto il personale assunto con il Fondo Bradisismo, senza discriminazioni legate alla data di assunzione e senza scaricare i relativi costi sulle ordinarie capacità assunzionali dei Comuni».
Il sindacato mette in guardia anche sul rischio di considerare questi lavoratori fondamentali soltanto durante l’emergenza. «Non accetteremo che lavoratrici e lavoratori vengano considerati indispensabili quando c’è da affrontare l’emergenza e sacrificabili quando si tratta di garantire loro continuità occupazionale».
C’è poi chi il lavoro lo ha già perso. Tra le situazioni richiamate dall’USB c’è quella dei lavoratori della Celli Group, indicata come esempio delle difficoltà incontrate da chi viene espulso dal ciclo produttivo e attende risposte concrete sul proprio futuro.
Il principio, per il sindacato, deve essere chiaro: casa e lavoro non possono diventare diritti alternativi. «Nessuno deve essere costretto a scegliere tra il diritto alla casa e il diritto al lavoro. Nessuno deve perdere entrambi a causa di un’emergenza che le istituzioni hanno il dovere di governare».
La mobilitazione guarda anche al futuro dell’intera area flegrea. E in questo quadro entra Bagnoli, con la grande trasformazione prevista per il territorio. Per l’USB lo sviluppo non può essere costruito soltanto attorno a grandi eventi e grandi opere, lasciando in secondo piano le necessità quotidiane della popolazione.
Bonifica, ambiente, salute e lavoro devono restare al centro. «I Campi Flegrei non sono una vetrina da esibire né un territorio da abbandonare quando diventa meno conveniente. Sono una comunità, fatta di persone, lavoratrici e lavoratori, attività produttive, famiglie e servizi pubblici».
La giornata romana diventa così un messaggio rivolto direttamente al Governo: l’emergenza non riguarda soltanto la sicurezza degli edifici. Riguarda la possibilità stessa di continuare a vivere nei Campi Flegrei senza perdere casa, lavoro e prospettive.
Per l’USB, ora serve un cambio di passo. «La mobilitazione dell’8 ottobre deve essere l’inizio di una nuova fase: non più risposte frammentarie e tardive, ma un intervento organico che affronti contemporaneamente la sicurezza del territorio, l’emergenza abitativa, la difesa del lavoro, il sostegno alle attività produttive e la prospettiva di sviluppo dell’intera area flegrea».
Una richiesta che riassume il senso della protesta. Non soltanto superare l’emergenza, ma costruire le condizioni per restare. «C’è da difendere il presente e il futuro dei Campi Flegrei», ribadisce l’USB. E la sicurezza, nel territorio flegreo, non può essere soltanto quella degli edifici: «passa anche dalla sicurezza sociale e lavorativa di chi lo abita e di chi ogni giorno lavora per garantirne il funzionamento».
Ciro Crescentini
