I comitati No America’s Cup boicottano il tavolo istituzionale: lavori sulla colmata senza stop, bonifica esclusa, territorio sacrificato alla speculazione
Gli abitanti di Bagnoli e i comitati aderenti alla Rete No America’s Cup non hanno partecipato all’incontro convocato per oggi, 9 febbraio 2026, alle ore 17, presso la Prefettura di Napoli.
Si tratta della seconda riunione promossa dal prefetto Michele Di Bari per discutere degli interventi in corso nell’area di Bagnoli-Coroglio in vista dell’America’s Cup 2027. Al tavolo erano presenti rappresentanti del Commissariato straordinario di Bagnoli-Coroglio, del Comune di Napoli, delle forze dell’ordine, della diocesi di Pozzuoli e di alcune associazioni territoriali.
La decisione di disertare l’incontro arriva dopo la manifestazione di sabato 7 febbraio, quando una parte consistente della popolazione del quartiere ha chiesto l’immediata sospensione delle operazioni di “messa in sicurezza” della colmata a mare, ritenute pericolose per la salute e l’ambiente. Secondo i comitati, la riunione in Prefettura rappresenta un tentativo di legittimare scelte già assunte, senza alcuna reale volontà di confronto.
A motivare il boicottaggio è una nota diffusa dalla Rete No America’s Cup, che parla apertamente di “falsa partecipazione” e pone come condizione imprescindibile per qualsiasi dialogo lo stop immediato dei lavori.
Ecco la nota integrale diffusa dalla Rete
Sabato 7 febbraio la popolazione del quartiere di Bagnoli ha chiesto a gran voce l’immediato stop alle pericolosissime operazioni di “messa in sicurezza” della colmata a mare.
Oggi, invece: in considerazione del mancato accoglimento della richiesta di sospensione dei lavori, condizione necessaria per qualsiasi possibile interlocuzione; in considerazione del goffo tentativo da parte del comune di Napoli e della struttura commissariale di sfruttare l’annoso ricatto tra salute e lavoro, provando a collegare faziosamente il processo delle cosiddette “clausole sociali” per il complessivo processo di bonifica con lo scempio in atto in queste settimane, mentre abbiamo specificato in ogni modo che quello che vogliamo a Bagnoli è la bonifica integrale e un lavoro stabile e sicuro; in considerazione dell’indifferenza che ha caratterizzato la giunta per ben due anni, quando abbiamo chiesto la convocazione di un consiglio comunale sul territorio, convocato invece adesso che tutte le decisioni sono state già prese; comunichiamo alla stampa e alle parti interessate che NON PARTECIPEREMO all’incontro convocato per oggi 9 febbraio 2026 pomeriggio in Prefettura.
I tentativi di recupero come la convocazione del consiglio sono infatti insufficienti e inutili a placare le preoccupazioni e la rabbia delle/degli abitanti. Qualsiasi riapertura del dialogo sarà possibile soltanto a lavori interrotti.
C’è bisogno di garanzie concrete per un futuro fuori da speculazione e affarismi privati. Vogliamo bonifica, lavoro, salute, spiaggia, bosco!
La riunione in Prefettura si è svolta ugualmente, con la partecipazione di associazioni considerate vicine al Partito Democratico e all’amministrazione Manfredi, come “Mai più amianto”, Rinascita Flegrea e il Circolo Italsider, associazioni che stando ai bene informati sono scarsamente rappresentative, legittimate solo perchè condividono l’impianto politico e strategico del governo cittadino di Palazzo San Giacomo. Associazioni che sarebbero diventate interlocutrici del dirigente del commissariato alla bonifica Attilio Auricchio ex capo di gabinetto e direttore generale durante le giunte comunali guidate dall’ex primo cittadino Luigi de Magistria
Nonostante le strategie divisorie di marca piddina e cinquestellata, l’assenza dei comitati più rappresentativi si è notata rendendo evidente la frattura esistente nel territorio.
Sul tema del lavoro continuano a circolare numeri e promesse giudicate dai comitati pura propaganda: un centinaio di posti precari nel settore edile legati alle cosiddette “clausole sociali”. Clausole che, sottolineano gli attivisti, non vengono rispettate e sono apertamente osteggiate dall’associazione dei costruttori e dall’Unione Industriali, che le considerano imposizioni inaccettabili. Ancora una volta, secondo i movimenti, si tenta di contrapporre occupazione e salute.
La strategia della divisione emerge con forza anche a Borgo Coroglio, dove si tenta di mettere proprietari contro inquilini, promettendo espropri e case pubbliche, mentre una parte storica del borgo, guidata dal comitato e da figure come Paola Minieri, si oppone alla distruzione dell’insediamento storico.
Al termine della riunione il Prefetto Michele Di Bari ha dichiarato: “C’erano molti comitati oggi – ha spiegato il prefetto – che hanno accolto la proposta di incontro, spero che altri comitati che non c’erano oggi potremo incontrarli presto. Tra un mese ci sarà comunque un nuovo incontro e spero che anche chi non è venuto oggi ci sarà. Oggi abbiamo posto tre passi su cui lavorare in piena trasparenza: si parte dalla salute pubblica, poi il trasporto dei materiali e il terzo su ciò che accadrà nel futuro a Bagnoli. Passo dopo passo accompagneremo questo percorso di intesa e partecipazione civica e i partecipanti di oggi erano d’accordo”.

Sulla sospensione del lavoro chiesta dai bagnolesi nella manifestazione di sabato, il prefetto ha spiegato che “è una richiesta molto complessa perché lì ci sono dei contratti di lavori sottoscritti, che prevedono anche eventuali danni da pagare, non è semplice. Comunque con tutti, anche chi non ha partecipato oggi, penso che possiamo incontrarci quanto prima per approfondire i temi su cui questi comitati possano vedere quanto migliora tutto il progetto anche sul tema dell’informazione”.
Intanto il quadro politico che emerge è netto, evidente: la giunta Manfredi, il Partito Democratico, il Movimento 5 Stelle e Sinistra Italiana, con la complicità di un centrodestra consociativo, puntano a frammentare il movimento ambientalista e popolare di Bagnoli, isolando le voci più radicali e favorendo il passaggio di un progetto che non prevede una vera bonifica.

Il progetto Invitalia, infatti, non contempla il disinquinamento della colmata ma una messa in sicurezza attraverso la “tombatura”, più costosa nel tempo e funzionale alla conservazione di circa 20 ettari destinati a futura speculazione immobiliare e finanziaria. Un’area che, secondo i documenti ufficiali, dovrebbe diventare un Hub nautico d’élite.
Nel frattempo, denunciano i comitati, le operazioni in corso avvelenano aria, mare e abitazioni dei Campi Flegrei con polveri sottili, diossine e sostanze cancerogene. L’America’s Cup diventa così il paravento perfetto dietro cui sacrificare salute e diritto al territorio in cambio di pochi benefici temporanei o di qualche briciola(consulenze, affidamenti a qualche cooperativa, qualche posticino nell’organizzazione dell’evento).
Ciro Crescentini

