I comitati contestano metodo, impatto ambientale e gestione dei lavori sul litorale
Cinquantotto commercianti hanno abbassato le serrande — più della metà delle attività presenti — mentre centinaia di residenti, nonostante fosse un giorno lavorativo e fossero appena passate le 13.30, hanno riempito le strade. Intorno alla sede del consiglio municipale, un imponente schieramento di forze dell’ordine: polizia, carabinieri e finanzieri a presidiare un’assemblea definita “blindata” dagli abitanti.
Fuori, la maggior parte dei cittadini. Dentro, secondo quanto denunciato dagli attivisti, accesso limitato a consiglieri e a una quarantina di persone titolari di associazioni di comodo considerate vicine ai partiti di maggioranza e opposizione. Un maxischermo allestito in piazza è rimasto quasi senza pubblico, simbolo — per i manifestanti — di una frattura ormai aperta tra istituzioni e territorio.
Tensione e feriti
Il pomeriggio è stato segnato anche da momenti di tensione. Tre residenti sono rimasti feriti, tra cui un uomo del quartiere colpito — come mostrerebbero alcuni video circolati — e portato via dalla Digos. Un ex operaio quasi ottantenne sarebbe stato scaraventato a terra durante le concitate fasi di protesta. Feriti anche un insegnante e un giovane lavoratore.
La conferenza stampa
Questa mattina, 4 marzo, una delegazione di abitanti ha convocato una conferenza stampa presso la Decima Municipalità, in via Acate 65. A prendere la parola, tra gli altri, l’attivista dell’Assemblea Popolare di Bagnoli, Eddy Sorge: “Ieri ci siamo trovati davanti a un consiglio municipale militarizzato, senza possibilità reale di partecipare. Erano presenti tecnici, geologi, medici e cittadini che volevano intervenire. La partecipazione non può essere selettiva né simbolica. Se si vuole dialogare, si sospendano i lavori e si apra un confronto vero con chi vive qui”.
All’iniziativa erano presenti Paolo Fierro responsabile di Medicina Democratica, Paola Minieri portavoce del comitato di lotta degli abitanti di Coroglio, Paolo Nicchia e Aldo Amoretti attivisti e componenti dell’assemblea popolare, Adriana Manzoni ricercatrice, Paola Nugnes ex parlamentare, Lamberto Lamberti, geologo, portavoce della Rete No America’s Cup, Diego Civitillo consigliere di municipalità
Eddy Sorge ha ribadito che il movimento chiede da tempo un tavolo con l’amministrazione guidata dal sindaco di Gaetano Manfredi, contestando le decisioni assunte dal primo cittadino in qualità di commissario per Bagnoli insieme al governo presieduto da Giorgia Meloni.
Nel mirino, in particolare, le opere legate alla preparazione della America’s Cup: la realizzazione di infrastrutture portuali, le modifiche al fronte mare, le colate di calcestruzzo e la gestione dei materiali dragati. “Chi pagherà la rimozione delle opere una volta concluso l’evento? Con quali fondi verranno eliminati migliaia di metri cubi di cemento? E quali garanzie ambientali esistono?”, ha chiesto l’attivista.
Sorge si è soffermato sulla riunione di ieri pomeriggio del consiglio comunale. “Il consiglio comunale di ieri non era un consiglio in cui gli abitanti potevano partecipare. È stato convocato quando le decisioni erano già state prese, gli accordi firmati e i lavori iniziati”. Secondo l’attivista sociale “l’accesso limitato alle associazioni e la possibilità di entrare con due soli rappresentanti avrebbe trasformato l’appuntamento istituzionale in un episodio di “partecipazione di facciata e propaganda”.
Sorge ha ricordato che le iniziative di lotta contro i lavori a Bagnoli hanno mobilitato da tempo migliaia di persone. “Delle 5 mila persone che hanno partecipato alla manifestazione del 7 febbraio e delle centinaia scese in strada ieri, nessuno ha potuto partecipare realmente al consiglio. Entrare in due persone avrebbe significato legittimare una farsa”
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Le contestazioni sugli atti urbanistici
È intervenuta anche l’ex parlamentare Paola Nugnes, che ha elencato gli strumenti urbanistici e gli atti precedenti — dalla variante occidentale al PRG 2004, fino al PRARU 2022/23 — sostenendo che siano stati di fatto superati: “Non siamo rimasti in silenzio per trent’anni. In questi anni abbiamo elaborato progetti, approvati anche dalle istituzioni, diventati strumenti urbanistici e leggi dello Stato. Oggi ci viene imposta una soluzione diversa, senza un percorso condiviso. È legittimo chiedere perché decisioni costruite nel tempo vengano accantonate con un atto d’imperio”. Tra i temi richiamati: la rimozione della colmata, il ripristino della linea di costa, il principio “chi inquina paga” e la richiesta di una spiaggia pubblica libera.
Ambiente e rischi
Il geologo Lamberto Lamberti, della Rete No America’s Cup, ha sollevato interrogativi tecnici: “Non conosciamo ancora con chiarezza i rischi ambientali complessivi. Il trasporto via mare dei materiali dragati non risolve ogni problema: resteranno depositati sulla colmata per giorni. Come verranno trattati? Con quali garanzie?” Preoccupazioni condivise anche da alcuni esercenti della zona, che temono ricadute economiche e ambientali.
L’8 marzo e le iniziative future
Per l’8 marzo, giornata internazionale di lotta e liberazione delle donne, è stata annunciata una nuova mobilitazione. La ricercatrice e attivista Adriana Manzoni ha sottolineato la necessità di investimenti sociali: “Il vero risarcimento per le donne di Bagnoli sarebbe l’apertura di consultori territoriali e servizi pubblici. Non si può parlare solo il linguaggio del profitto, ignorando i bisogni sociali e sanitari di un territorio segnato da gravi problemi ambientali”.
Gli organizzatori parlano di un percorso che punta a un “Consiglio Comunale Popolare” e a una mobilitazione cittadina più ampia.
L’Edicola Parlante: “Una colmata di menzogne”
Intanto, sulle serrande abbassate di una rivendita chiusa è comparsa una grande pagina di giornale con il titolo: “Una colmata di menzogne”. L’iniziativa fa parte del progetto artistico-editoriale delle “edicole parlanti”, promosso da Liberi edizioni, che da anni utilizza le serrande di edicole dismesse per campagne sociali e civili.
Il testo ricostruisce dati e volumi degli interventi sulla colmata, confrontando dichiarazioni istituzionali e documenti tecnici. L’obiettivo dichiarato è stimolare un confronto pubblico sulle trasformazioni urbanistiche in corso e sulle scelte progettuali connesse alla preparazione dell’America’s Cup.
Nel quartiere, intanto, la mobilitazione non si ferma. Tra serrande abbassate, assemblee e nuove iniziative annunciate, Bagnoli resta un laboratorio di conflitto e partecipazione, dove la partita non riguarda soltanto un evento sportivo, ma l’idea stessa di futuro per il territorio.
Guardando i rappresentanti delle cosiddette associazioni presenti ieri in Consiglio a Bagnoli, molti abitanti hanno avuto la sensazione di assistere all’ennesima replica di un copione già visto.
Non assemblee popolari, non cittadini comuni, non lavoratori o madri del quartiere estratti dal vivo della comunità ma figure che da decenni orbitano stabilmente attorno al potere politico cittadino: burocrati sindacali, intermediari politici, professionisti della rappresentanza permanente.
Per i comitati, non si tratta di un problema anagrafico ma politico. È la continuità di un ceto che attraversa quarant’anni di gestione del consenso a essere messa sotto accusa. Un sistema che — secondo la denuncia — ha alimentato reti di fedeltà, incarichi, ruoli e posizionamenti dentro quel sottobosco politico-istituzionale che a Napoli ha garantito stabilità ai gruppi dirigenti della sedicente sinistra di governo.
Sono volti noti, ricorrenti, che riemergono puntualmente nei passaggi decisivi. Non outsider, ma presenze strutturali di un equilibrio di potere consolidato. Figure che, per i contestatori, rappresentano più un sistema che un territorio.
Ed è proprio qui che la frattura diventa insanabile: mentre fuori decine di commercianti abbassano le serrande e centinaia di persone restano escluse, dentro si consuma una rappresentazione che molti definiscono “partecipazione controllata”. Il conflitto su America’s Cup non è soltanto ambientale o urbanistico. È una questione di democrazia sostanziale.
Chi parla per Bagnoli? Chi decide cosa è “interesse pubblico”? E soprattutto: può un quartiere accettare che a rappresentarlo siano sempre gli stessi circuiti di potere che lo hanno governato per decenni?
La mobilitazione, dicono i comitati, nasce anche da questa stanchezza. Non solo contro un progetto, ma contro un metodo. Non solo contro un’opera, ma contro un sistema di potere.
Ciro Crescentini

